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| 07 marzo | 16:29

Dopo la rivolta Gen Z il Nepal volta pagina: "C'è speranza di cambiamento. I partiti della 'vecchia politica' sono crollati e i giovani sono andati a votare"

Le proiezioni posizionano l'ex sindaco di Kathmandu e ex rapper, rappresentante della Gen-Z, in testa alle elezioni dopo le enormi proteste alla fine dell'anno scorso: "Un record e molti giovani sono rientrati in Nepal dall'estero per esprimere un voto di cambiamento"

TRENTO. I risultati preliminari delle elezioni in Nepal posizionano il Rastriya Swatantra Party (Partito dell’indipendenza nazionale, una forza di centro) in grande vantaggio con l'ex sindaco di Kathmandu e ex rapper Balendra Shah che si avvia a diventare primo ministro. Staccato l'ex primo ministro Khadga Prasad Sharma Oli, il 74enne costretto a dimettersi in seguito alle enormi proteste del settembre scorso. 

 

Le elezioni di giovedì 5 marzo per il Nepal rappresentano, infatti, una lotta tra la vecchia classe dirigente e la nuova classe politica. L'anno scorso le proteste erano iniziate per la decisione del primo ministro Oli di vietare l'uso di vari social network. Manifestazioni fin da subito molto partecipate, soprattutto dai giovani, per contestare il governo, accusato di corruzione e nepotismo. La polizia rispose con la forza e oltre 70 persone sono morte negli scontri (Qui articolo).

 

Le proteste della Gen-Z avevano portato alla caduta del governo Oli e il presidente del Nepal nominò prima ministra: Sushila Karki, l'ex presidente della Corte Suprema dopo una fase transitoria ha poi indetto nuove elezioni. 

 

"Le elezioni si sono svolte in modo pacifico e Karki si è dimostrata estremamente determinata per portare il Paese a un voto rivoluzionario perché inizialmente considerato impossibile da confermare nelle scadenze", dice Federica Riccadonna, nata nel 1986 Rovereto ma nepalese d’adozione”. Una donna che nel Paese asiatico di quasi 30 milioni di abitanti ha vissuto a lungo, che in Nepal ha trovato l’amore (suo marito Rabindra Aryal) e che in questi giorni dal Trentino sta seguendo con trepidazione lo sviluppo di una situazione ancora in divenire. "L'ex premier è uscito sconfitto anche nel collegio di  Jhapa-5, il suo bacino elettorale. Ma in generale l'Uml è andato molto male in tutto il Paese mentre l'Rsp ha strappato consensi ovunque. Una forza politica sostenuta dai tanti giovanissimi che per la prima volta sui social network hanno pubblicato foto del dito sporco di inchiostro, simbolo del voto e dell'aver partecipato alle elezioni".

 

In forte calo, quindi, la proposta della vecchia classe dirigente che si è affidata a Oli, per decenni tra le figure centrali della politica nepalese, ma grande perdita di consenso per il Nepali Congress, i maositi e i monarchici. L'affluenza, sulla base dei dati della commissione elettorale, si attesa al 60% dei 19 milioni di aventi diritto. "Un record e molti giovani sono rientrati in Nepal dall'estero per esprimere un voto di cambiamento. I rientri infatti hanno registrato un +28% rispetto ai mesi precedenti".

 

In attesa delle ufficialità e dei risultati dalle aree più remote, in questo momento Shah avrebbe la forza di formare un governo senza alleanze. "C'è la fiducia che c'è ancora la possibilità di cambiamento attraverso la politica", evidenzia Riccadonna. "Questa elezione è un segnale di una società che cambia: molti giovani scesi in strada per protestare sono diventati elettori, candidati o attivisti politici. Tanto anche l'impegno e il protagonismo delle donne, un altro sintomo di cambiamento". 

 

Le elezioni sono quindi diventate un banco di prova: "La rabbia e le richieste di trasparenza sono riuscite davvero a entrare nelle istituzioni e non sono restare solo un momento di mobilitazione. Non ha infatti vinto un partito, ma un segnale: basta col vecchio sistema partitico, ora ci aspettiamo trasparenza e lotta chiara contro la corruzione, supporto alla classe media emergente. La speranza è che ci sia un cambiamento ma questo è l'inizio di una nuova fase", conclude Riccadonna.

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