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Tra disagi psichici, carenza di medici e agenti, allarme al Carcere di Trento. Fedrizzi: ''Così è impossibile rieducare'', Mazzarese: ''La Pat intervenga''

L'allarme lanciato dal Sinappe per la difficile situazione all'interno del Carcere di Trento: ''Chiediamo alla Provincia di fare qualcosa''. Il presidente della Camera Penale, Filippo Fedrizzi: "Il carcere dovrebbe avere una funzione di rieducazione per le persone ma nel contesto in cui ci troviamo oggi chi entra ne esce 'incattivito'. Non riusciamo ad abbattere la recidiva''. La Garante dei Detenuti: "Abbiamo circa il 10% di persone detenute con patologie psichiatriche primarie''

Di Giuseppe Fin - 20 March 2022 - 05:01

TRENTO. Mancano gli spazi adatti, i medici sono pochi e spesso si trovano in una situazione di isolamento che li porta a gravi conseguenze, è un dramma nel dramma quello che vivono diversi detenuti con problemi psichiatrici nel carcere di Trento.

 

La denuncia è stata fatta già più volte dal sindacato Sinappe della polizia penitenziaria. Gli stessi agenti da un lato devono garantire la sicurezza della struttura dall'altro si trovano in alcuni casi anche a occuparsi di situazioni sanitarie che nulla hanno a che vedere con la formazione ricevuta

 

Ma è un dramma nel dramma perché i problemi vanno avanti da tempo e fino a oggi la questione, pur essendo stata fatta conoscere alla Provincia e all'Azienda sanitaria, non ha trovato soluzione.  Continuano, intanto, a esserci episodi di aggressione e suicidi. Numeri che spesso, però, rimangono sottotraccia. 

 

Camera penale di Trento

“Il carcere dovrebbe avere una funzione di rieducazione per le persone ma nella situazione in cui ci troviamo oggi chi entra ne esce 'incattivito'. Tutto questo di certo non ci permette di abbattere la recidiva che a oggi è del 68%” spiega l'avvocato Filippo Fedrizzi, presidente della Camera Penale di Trento che segue l'evoluzione della situazione nella casa circondariale di Trento.  

 

“Dopo la rivolta a cui abbiamo assistito qualche anno fa, c'era stato un pregevole investimento della Provincia che aveva potenziato il sistema sanitario coprendo le 24 ore con professionisti e specialisti. Un aspetto importante – spiega il presidente della Camera Penale – se consideriamo che l'80% delle persone all'interno della struttura hanno qualche problema di dipendenza e accanto a questi moltissimi hanno dei disagi psichici rilevanti e forme di depressione forti”. 

 

Questo potenziamento, però, è durato ben poco e dopo qualche tempo si è tornati a una carenza di personale. “Abbiamo assistito nei successivi anni – spiega sempre Fedrizzi – a un tremendo passo indietro. Mancano medici e anche la copertura dello psicologo non è sufficiente”.

 

Il secondo dato che ha inciso enormemente sulla situazione all'interno del carcere è il sovraffollamento che unito alle restrizioni dovute al Covid-19 e quindi a una riduzione della vita sociale, lavorativa e dell'attività fisica all'interno della struttura, hanno creato un clima delicato e deleterio. “Si è venuta a creare una situazione di forte sofferenza” ha sottolineato il presidente della Camera Pena di Trento “ed è allarmante  – continua – anche l'aumento del tasso dei suicidi”.

 
Una situazione difficile che è stata fatta conoscere alle autorità, dalla Provincia e all'Azienda sanitaria, che però finora non hanno trovato una soluzione.  “Da anni – continua Fedrizzi – noi chiediamo più educatori, più investimenti. Oggi sono toppo pochi e vivono situazioni di stress fortissimo. Non c'è nulla da fare, se non si investe in risorse umane, in formazione e strutture non ne usciamo proprio”. 

 

La Garante dei Detenuti
Che la situazione all'interno del Carcere di Trento non fosse rosea lo si era già capito qualche mese fa quando la Garante dei Detenuti Antonia Menghini, nel presentare la sua relazione annuale, aveva manifestato grande preoccupazione parlando della massiccia e contestabile presenza di persone affette da conclamate e gravi patologie psichiatriche all'interno dell'istituto di pena.

 

Problemi psichiatrici

E' il tema che riguarda quelle persone che sono state condannate, ritenute quindi capaci di intendere di volere al momento del fatto, e che si trovano all'interno della struttura carceraria ma alle quali è stata poi riscontrata una infermità sopravvenuta.

 

“Questa è una situazione che da un punto di vista normativo – spiega Menghini – dovrebbe assolutamente implicare una riflessione e una modifica normativa importante. Queste persone non dovrebbero per le condizioni in cui si trovano eseguire la propria pena in carcere”.

 

L'unica misura prevista sarebbe la creazione di un'articolazione in carcere ad hoc ma non tutte le strutture ne possiedono una e nemmeno in quella di Trento è presente. “Spesso non si dispone del personale per eseguire le cure adeguate – spiega la garante – ma io penso comunque che la soluzione non possa essere ricercata in queste articolazioni. Questo perché non è il carcere il luogo dove queste persone dovrebbero eseguire la propria pena”. 

 

Oggi nel carcere di Spini di Gardolo a Trento, continua la garante Menghini “effettivamente abbiamo un circa 10% di persone con patologie psichiatriche primarie. Se i numeri sono questi è chiaro che diventa estremamente difficile seguire un numero così rilevante”. 

 

Sinappe
Nel corso degli ultimi mesi sono diversi gli episodi di agenti di polizia penitenziaria aggrediti da un detenuto. L'ultimo è avvenuto mercoledì e ha visto un agente colpito in maniera violenta alla testa (QUI L'ARTICOLO).

“La situazione che stiamo vivendo è insostenibile. Abbiamo informato nei mesi scorsi anche il Consiglio provinciale con un'audizione in Commissione e della situazione sono stato informati la Provincia e l'Apss ma non è cambiato nulla” spiega Andrea Mazzarese, segretario regionale del Sinappe. 

“Ci sono periodi – spiega - in cui si concentrano detenuti che hanno particolari problemi psichiatrici e dovrebbero essere seguiti in modo diverso ma così non avviene. Noi a Trento abbiamo all'interno dell'istituto dalle 20 alle 30 persone con problemi e noi non abbiamo le conoscenze professionali per seguirle. Chi può intervenire è il personale sanitario che ha una specifica formazione. I detenuti non possono interloquire con il poliziotto penitenziario che ha conoscenze limitate alla sicurezza e all'ordine”. Un problema, sottolinea la Sinappe, che si registra non solo nel carcere di Spini di Gardolo ma anche in altri sul territorio italiano. 

 

“A Trento – continua Mazzarese – si aggiungono poi le carenze del personale che sono rilevanti. Per questo vogliamo di nuovo fare un appello alla Provincia di Trento per dire che abbiamo una carenza di organico notevole. Non va tutto bene. Noi facciamo turni che prevedono il lavoro straordinario sempre”. 

 

Nel mese di novembre il segretario del Sinappe Mazzarese ha partecipato a un'audizione in Quarta Commissione dove era stata invitato per rappresentare i vari problemi che si registravano all'interno della Casa circondariale di Spini. “E' stato preso atto della situazione ma da quel momento noi non abbiamo visto alcun cambiamento”. 

 

Sul tema della carenza di personale, sempre secondo i dati forniti dal sindacato, negli ultimi anni si è visto un calo del 15-20% . “Alla fine del 2017 con l'ex governatore Rossi e l'ex ministro Orlando – spiega Mazzarrese – si era riusciti a portare a Trento una trentina di agenti in più. Da quel momento, però, questi numeri sono andati persi”.  

 

La Provincia
Il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, nelle scorse ore ha annunciato che  incontrerà la prossima settimana una rappresentanza sindacale delle guardie carcerarie in servizio nella struttura penitenziaria di Spini.

“Nelle ultime settimane – ha spiegato Fugatti – abbiamo ricevuto sollecitazioni da parte del mondo sindacale e la prossima settimana riceverò i sindacati in accordo con il commissario Bernabei”. 

 

In merito al tema della carenza di personale rispetto al numero di detenuti presente il governatore ha spiegato che la Provincia aveva “informato le autorità ministeriali competenti. Si tratta di un tema di assoluta importanza, su cui ci confronteremo anche con la direzione del carcere, sempre in accordo con il prefetto ”.

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