Mancano educatori ed è sempre più critica la situazione dei detenuti con patologie psichiatriche, è allarme al Carcere di Trento. La garante: ''Serve una riforma del sistema''
Se a fine dicembre 2021 le persone affette da grave patologia psichiatrica primaria presenti in carcere erano 30 per 299 presenti; ad oggi ammontano a 45 per 348 persone detenute, mettendo in evidenza un trend in crescita, rispetto a numeri già preoccupanti

TRENTO. Dalla carenza di personale al disagio psichico. Sono queste le principali criticità contenute nella relazione annuale fatta in queste ore dalla garante dei diritti dei detenuti, Antonia Menghini che ha definito allarmante il dato sull'organico effettivo di educatori: “si è persa – ha spiegato - una figura su tre e questo sembra minare gravemente ogni progettualità legata agli obiettivi costituzionali di rieducazione e reinserimento del detenuto”.
Una relazione, quella della garante, che mette in luce, però, anche numerose altre criticità come il monte delle ore lavorative consentite e offerte a chi sta in carcere, per ritrovarsi come persona e come cittadino: a Spini il dato è in calo, perché s'è ridotto il budget statale per il pagamento delle mercedi. E' urgente - ha detto allora Menghini - sostenere le cooperative impegnate su questo fronte, per non disperdere un patrimonio di professionalità ed efficienza.
Tra i problemi che anche la struttura di Spini di Gardolo ha affrontato in questi ultimi anni anche quelli riguardanti la pandemia, le restrizioni e i contagi. Nel 2021 è stato registrato un unico focolaio tra febbraio e marzo con 7 casi registrati e poi un recentissimo focolaio, nell’ottobre 2022, con ben 34 persone positive contemporaneamente, per un numero complessivo di 76 positivi. Di queste solo una è stata ricoverata precauzionalmente, mentre le restanti isolate in un’apposita sezione sono risultate asintomatiche o paucisintomatiche.
Le criticità della Casa circondariale di Spini
Personale
In particolare permane, anzi si è ulteriormente aggravata, la criticità del personale gravemente sotto organico dell’area educativa con pesanti conseguenze sulla programmazione e il regolare svolgimento delle attività trattamentali. Allo stesso modo permane in sofferenza l’organico della Polizia penitenziaria in forze all’istituto di Spini, nonostante esso sia stato recentemente implementato: ad oggi infatti sono presenti solo 165 agenti in luogo dei 227 previsti dalla pianta organica.
L’assistenza sanitaria
Per tutto il 2021 e buona parte del 2022, la situazione relativa all’organico dei medici è apparsa, a più riprese, deficitaria rispetto alla pianta organica prevista e ciò non tanto per la mancanza di risorse a ciò destinate, ma perché le procedure concorsuali sono andate più volte deserte.
La situazione si è appunto aggravata considerevolmente durante l’estate 2021, tanto da aver portato alla sofferta decisione di tornare prima ad un regime transitorio misto di copertura fino alle ore 20 per alcuni giorni (il sabato e la domenica) e di copertura sulle 24 ore per altri e poi, dal 25 di ottobre 2021, all’interruzione della copertura delle notti. Già con la fine del 2021 la copertura è stata ripristinata, anche se, a più riprese il problema si è ripresentato anche nell’arco del 2022. Solo recentemente l’organico dei medici è tornato in linea con le previsioni, è subentrato un nuovo dirigente e un nuovo specialista per le dipendenze.
Ancora più critica la situazione di quanti soffrono di una patologia psichiatrica vera e propria. Ferma la considerazione più generale che coloro che presentano una grave infermità psichica sopravvenuta non dovrebbero eseguire la propria pena in carcere, l’unica opzione possibile allo stato, per quanto concerne la realtà della casa circondariale di Spini, è ancora una loro allocazione nella sezione infermeria, anche se questa dovrebbe essere una soluzione solo temporanea. “Il detenuto – spiega la garante - in questo modo non ha alcun accesso alle attività trattamentali e finisce col vivere in una situazione che evidentemente, alla lunga, rischia talvolta di compromettere ulteriormente il suo quadro di stabilità psichica ed emotiva”.
Purtroppo, non è infatti stato ancora realizzato il centro diurno, immaginato come un luogo in cui le persone affette da disagio psichico potrebbero essere adeguatamente seguite durante la giornata non solo dal punto di vista del supporto medico ma anche dal punto di vista del trattamento inteso in senso ampio.
I dati relativi alle persone affette da una patologia psichiatrica primaria evidenziano come nell’anno 2021 siano state 90 le persone a necessitare di assistenza medica psichiatrica in carcere. Durante il 2022, fino a inizio novembre 2022, sono già 88. Inoltre, se a fine dicembre 2021, le persone affette da grave patologia psichiatrica primaria presenti in carcere erano 30 per 299 presenti; ad oggi ammontano a 45 per 348 persone detenute, mettendo in evidenza un trend in crescita, rispetto a numeri già preoccupanti.
A questo profilo se ne assomma un altro che riguarda però specificamente chi, condannato, sia stato già dichiarato pericoloso socialmente e si sia visto applicare (e poi confermare) una misura di sicurezza in Rems, allorché il fenomeno delle liste d’attesa che caratterizza a livello nazionale queste strutture, precluda l’accesso nei tempi prospettati. Il problema ha più recentemente riguardato anche la Rems di Pergine.
L’offerta lavorativa e i problemi del caro energia
Non è mancato, infine, un riferimento al tema del lavoro, strumento imprescindibile nell’ottica del reinserimento sociale, e alla necessità di investire, anche da parte del nostro territorio, su questo fronte. Una delle principali criticità permane tuttora quella legata alla scarsità di risorse complessivamente intese dedicate al lavoro all’interno del carcere, il che costringe la Direzione ad assegnare i lavori a part-time ed a rotazione con tempi di attesa anche superiori a 4 mesi.
Infatti, seppure la percentuale di lavoranti alle dipendenze del Dap nel 2021 mostri un miglioramento rispetto ai tre anni precedenti, legato sia all’incremento del budget che alla riduzione contingente delle presenze, già ad ottobre 2022 le presenze hanno raggiunto nuovamente le 339 unità e conseguentemente i turni di lavoro hanno subito un ulteriore riduzione nonché una diminuzione delle ore lavorative per turno negli ultimi mesi dell’anno.
Da ultimo, preme sottolineare come il caro energia abbia causato rilevanti problemi anche per quanto concerne le storiche collaborazioni tra carcere e realtà del terzo settore, quali la cooperativa Venature che ha paventato il rischio di dover concludere la propria esperienza in carcere.













