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| 12 ago 2023 | 11:44

“Grave carenza di personale nei penitenziari di Trento e Bolzano: aumentano i comportamenti violenti dei detenuti (e gli eventi critici)”

La denuncia arriva dalla segreteria regionale di Osapp (l'Organizzazione sindacale autonoma Polizia penitenziaria), in occasione della visita in Regione del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove: “Gli istituti di pena oggi sono diventati maggiormente vulnerabili dal punto di vista di garanzia dell'ordine e la sicurezza”

“Grave carenza di personale nei penitenziari di Trento e Bolzano

TRENTO. “I penitenziari di Trento e Bolzano accomunati da gravissima carenza di risorse umane. Ammodernamento degli strumenti tecnologici e urgenti protocolli d'intervento sono necessari per restare al passo con i tempi ”. È questo in sintesi quanto espresso dalla segreteria regionale Trentino Alto Adige di Osapp (Organizzazione sindacale autonoma Polizia penitenziaria) all'interno di una lettera indirizzata al sottosegretario di Stato per la Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, in vista oggi in Trentino dopo i gravissimi episodi delle ultime settimane a Rovereto.

 

Dopo un incontro pubblico al parco Nikolajewka in mattinata, il sottosegretario ha infatti in programma per oggi una visita istituzionale alla struttura penitenziaria di Spini di Gardolo, specificano da Fratelli d'Italia, nella quale “saranno raccolte in presa diretta le esigenze della direzione, della Polizia penitenziaria e del personale civile”. Vista però la “presumibile ristrettezza dei tempi a disposizione”, scrive il delegato nazionale di Osapp Maurizio La Porta: “Si ritiene opportuno descrivere le tematiche che hanno maggiore coinvolgimento ed interesse nell'ambito della regione Trentino Alto Adige”. Tra queste, in particolare, la necessità di più personale e la richiesta di un direttore e di un comandante del reparto in pianto stabile nel penitenziario di Bolzano, allo stato sprovvisto di entrambe le figure apicali

 

“Nella consapevolezza della posizione geografica in misura doppia 'periferica' – scrive Osapp – rispetto al dipartimento e al provveditorato, nonché gli effetti prodotti dalla 'Legge Madia' del 2015 che, attraverso una decurtazione su base orizzontale delle dotazioni di ciascun ruolo del corpo, hanno determinato una carenza-cancellazione effettiva di almeno 5.500 unità (pari al 15% delle dotazioni), i due istituti penitenziari di Trento e Bolzano sono accomunati dalla gravissima carenza di risorse umane amministrate che, nonostante le recenti assegnazioni degli agenti provenienti dal 181esimo corso, vedono i due istituti fortemente sofferenti, percentualmente i peggiori del distretto, anche al cospetto di piante organiche non riguardose delle reali esigenze e che non prevedono nemmeno l'intera copertura di tutti i posti di servizio”.

 

È in questa situazione, continua La Porta, che: “Duole evidenziare il graduale aumento di comportamenti irrispettosi e violenti posti in essere dai reclusi, con un graduale aumento di registrazione di eventi critici; i gravissimi fatti di cronaca accorsi lo scorso 22 luglio ad un collega colpito violentemente al volto con calci e pugni ad opera di un detenuto (Qui Articolo), rappresentano solo l'ultimo episodio di un lungo elenco”. Un episodio costato alla vittima una prognosi di oltre 40 giorni, aggravata “da un danno presumibilmente permanente a causa della perforazione di un timpano e con il rischio concreto di dover ricorrere a un delicato intervento chirurgico”.

 

Le aggressioni però, denuncia il sindacato: “Sono all'ordine del giorno, tanto da pressare con richieste di tutela dell'incolumità degli operatori e misure adeguate al contenimento dei detenuti intemperanti e quelli con problemi psichiatrici che, al fine di evitare condotte auto-etero lesive, talvolta richiedono ineluttabilmente l'utilizzo di mezzi di coercizione fisica e presidi di sicurezza a tutela dell'incolumità anche degli operatori”.

 

Di fronte insomma all'aumento della popolazione detenuta, aggiunge La Porta: “E' lecito chiedere l'individuazione di procedure ed iniziative dirette a prevenire o ad impedire le continue aggressioni al personale di Polizia penitenziaria e che esulano dai cosiddetti 'rischi professionali'”. Spesso, tra l'altro: “L'attuazione dell'azione disciplinare – si legge nella lettera del sindacato indirizzata al sottosegretario alla Giustizia – o la richiesta di trasferimento dei reclusi di difficile gestione risultano misure inefficienti a ripristinare e garantire l'ordine e maggiore sicurezza negli istituti, sempre più spesso teatro di spaccio di sostanze stupefacenti e accumuli di terapia farmacologica”.

 

“E' inutile nasconderlo, gli istituti di pena di oggi sono diventati maggiormente vulnerabili dal punto di vista della garanzia dell'ordine e la sicurezza per una serie di questioni note, non ultime l'utilizzo di droni per il trasporto di oggetti non consentiti scavalcando direttamente il muro di cinta. Ciò posto, la richiesta di ammodernamento di strumenti tecnologici e la previsione di urgenti protocolli d'intervento appaiono improcrastinabili e necessari per restare al passo con i tempi, chiedendo che gli appartenenti al corpo vengano dotati di ulteriori e più moderni presidi ed attrezzature per una diretta protezione individuale, compresi spray urticanti e taser o di altro strumento idoneo a difendersi da condotte violente poste in essere da soggetti irrispettosi delle regole e delle donne e uomini che indossando la divisa rappresentano in ogni luogo o contesto lo Stato”.

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