Sovraffollato e senza speranza di miglioramento, in carcere a Trento ci sono 120 detenuti oltre il limite: in aumento il disagio psichico e l'autolesionismo
Troppi detenuti a fronte di una carenza di personale diventata ormai drammatica. Ma non solo, al carcere di Spini di Gardolo ci sono carenze in tutti i comparti da quello sanitario a quello degli educatori. Preoccupa anche la mancanza degli agenti di polizia penitenziaria che sono meno di 170 invece di essere 227. I dati sono stati inseriti nell'ultima relazione della garante dei detenuti Antonia Menghini

TRENTO. In carcere a Trento la situazione rischia di diventare davvero insostenibile. Il sovraffollamento che si sta registrando proprio in queste settimane con ben 362 detenuti a fronte dei 240 stabili nel 2002 con l’accordo tra Provincia e ministero, è preoccupante se si considera che è addirittura superiore al dato che si aveva nel dicembre del 2018 quando i detenuti erano circa 290 è scoppiò una violenta rivolta all'interno alla struttura e alcune celle vennero danneggiate dalle fiamme. Ma non è l'unico grave problema interno alla struttura di Spini di Gardolo e a farlo capire è stata la garante dei detenuti, Antonia Menghini, nella sua relazione annuale (QUI il documento completo) dove si fa luce su diverse criticità che rischiano a mandare a gambe all'aria la principale funzione di un istituto penitenziario che è quella della rieducazione dei detenuti. Questo lo si può fare se ci sono educatori e personale professionale capace di seguire i detenuti. Ma a Trento, tutto questo, manca.

All'interno del carcere di Trento sono 144 i detenuti italiani e 201 quelli stranieri presenti (dato al 31 dicembre 2022). Il 2022 si è concluso senza suicidi. Peraltro si sono registrati 75 atti di autolesionismo, dato che rimane elevato rispetto al valore medio del periodo 2015-2021 pari a 41. Per quanto riguarda il 2023, invece, fino a settembre si registrano 57 atti di autolesionismo e 4 tentativi di suicidio. Un aumento di detenuti e di situazioni difficili che viene denunciato da ormai diversi anni senza che però la situazione arrivi ad un vero cambiamento.

L'affollamento che si è registrano in alcune sezioni del carcere ha portato, fra l'altro, ad essere accolti per la prima volta nel 2023 due reclami (ex art. 35 ter o.p.) per il pregiudizio sofferto connesso all'insufficienza di spazio disponibile in una cella. Lo spazio minimo vitale di 3 metri quadri non è stato assicurato.
“Sono diverse le criticità che erano già state chiarite negli anni scorsi e che risultano persistenti. A fronte di un aumento del numero dei detenuti, infatti, abbiamo un continuo ammanco per gli organici di tutti i comparti del penitenziario” spiega la professoressa Antonia Menghini, garante dei detenuti, sottolineando come fra le criticità vi sia anche quella che riguarda l'importante area educativa. “Di recente è stata rideterminata la pianta organica dell'istituto e sulla base delle presenze sarebbero necessari 8 educatori – spiega – ma ne permangono da novembre dello scorso anno solo due”.
Il ruolo degli educatori è di primaria importanza all'interno di un carcere. La loro funzione è quella di accompagnare, attraverso numerosi colloqui, il detenuto in un percorso di rieducazione. “A Trento è stata registrata l'assenza dei colloqui anche per i nuovi giunti – spiega sempre la garante – e cioè di tutte quelle persone che entrano per la prima volta in carcere che magari hanno bisogno di un sostegno. Ma si registrano anche ritardi nella predisposizione delle cosiddette 'sintesi' che sono quei documenti dove viene descritto il detenuto e la sua personalità e che vanno a confluire in quel fascicolo consultato poi per la valutazione nella concessione dei benefici”.
A preoccupare è anche l'area sanitaria. Il disagio psichico in carcere è in aumento. Lo confermano i dati e non stiamo parlando di poche unità. A dicembre 2021 si contavano a fronte di 300 detenuti circa 30 persone affette da grave patologia psichiatrica primaria, a dicembre 2022 45 sui 248 detenuti presenti. Ad oggi, l'ultimo dato fornito è quello di 75 persone affette da cosiddetta diagnosi maggiore a fronte di 362 presenze. Da precisare è però che, con il cambio del medico psichiatra, è variato anche il metodo di computo, che prevede che ora, a differenza degli anni precedenti, si contino anche i gravi casi di disturbo della personalità.
Un dramma che avevamo già denunciato negli scorsi mesi (QUI L'ARTICOLO). Il carcere per le persone con problemi psichiatrici autori di reati non è il luogo adatto per scontare la pena. Le risposte alternative che lo Stato attraverso il Sistema Sanitario Nazionale, ha cercato di offrire sono state insufficienti. Le cosiddette Rems (residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza) ad oggi restano gravemente deficitarie. Anche in Trentino l'unica Rems presente ha troppi pochi posti. “La struttura di Pergine – viene spiegato nella relazione della garante dei detenuti - ha evidenziato nell’ultimo periodo importanti difficoltà legate alla formazione di una lista d’attesa della durata di più mesi e un’incidenza statistica del tutto predominante delle misure di sicurezza provvisorie”.
La professoressa Antonia Menghini anche in quest'ultima relazione, come già fatto in precedenza, ha sottolineato come non si sia ancora arrivati alla realizzazione di un adeguato centro diurno, immaginato come un luogo in cui le persone affette da disagio psichico potrebbero essere seguite durante la giornata.
Sempre sul versante sanitario, nel 2022 e nel 2023, alcuni detenuti hanno segnalato lunghe attese nelle visite mediche specialistiche. All’attesa per il “fisiologico” inserimento in lista per la visita specialistica, si assomma infatti in molti casi, qualora queste implichino il trasferimento in ospedale, anche l’impossibilità o il ritardo proprio nel trasferimento, con evidente necessità di riprogrammazione della visita, per la carenza di organico della Polizia penitenziaria.
Un carenza, quest'ultima non di poco conto e che sta andando avanti da tempo nonostante le richieste delle organizzazioni sindacali e nonostante il governatore Fugatti abbia cercato di alzare la voce negli scorsi anni. Nell'ottobre dello scorso anno, dopo l’ennesima aggressione a danno del personale di Polizia penitenziaria in servizio alla casa circondariale di Trento, Fugatti aveva deciso di sollecitare nuovamente il ministero (QUI L'ARTICOLO). Nella missiva al Guardasigilli il governatore aveva chiesto un tempestivo adeguamento della dotazione di organico della struttura. Questo non è avvenuto. “A fronte di 227 unità di polizia penitenziaria che dovrebbero essere previste – ha spiegato la garante – ne sono presenti meno di 170. Si segnala, inoltre, anche la mancanza di ispettori: su 27 ne sono presenti meno di 10”.













