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Trento, sovraffollamento in carcere: oltre 80 detenuti in più. Manca personale (anche sanitario), l'allarme della consigliera Demagri: ''Situazione molto delicata''

Continua la situazione difficile all'interno del carcere di Trento a causa della carenza di personale, sia sanitario che di polizia penitenziaria, che rende per i detenuti presenti impraticabili anche i progetti per il reintegro nella società

Di G.Fin - 15 August 2022 - 20:13

TRENTO. Sovraffollamento, carenza di personale e l’assenza di supporto psicologico per il personale come forma preventiva da condizioni di stress e paura.

Sono questi solo alcuni dei temi sollevati dalla capogruppo provinciale del Patt, Paola Demagri, che nelle scorse ore, assieme all'avvocato Fabio Valcanover ha effettuato una visita al carcere di Spini di Gardolo per toccare con mano la situazione all'interno della casa circondariale trentina.

 

PERSONALE

Continua da un lato il sovraffollamento del carcere e dall'altro la carenza del personale. Per quanto riguarda quest'ultimo la pianta organica prevede la presenza di 259 dipendenti nel ruolo di Polizia Penitenziaria ma oggi sono 170 unità con un ricambio in questi giorni di 23 nuovi assunti e 25 trasferimenti. Un numero totale sottodimensionato considerato fra l’altro il sovraffollamento del carcere.

 

Nella casa circondariale di Trento, infatti, ci sono 322 detenuti di cui 30 donne ed una capienza programmata da accordi Stato e Regione di 240 unità.

 

“La carenza  – spiega la consigliera Demagri - mette a rischio sia la vita del personale stesso che dei detenuti rendendo impraticabili anche i progetti che prevedono il reintegro dei detenuti nella società. Ne deriva inoltre un impatto negativo sul funzionamento del carcere. Il sovraffollamento implica l’uso di celle trasformate in stanze da due a tre posti letto  con evidenti disagi di convivenza che si trasformano poi in difficoltà gestionali ed organizzative”.

 

L'ASPETTO SANITARIO

Ad oggi all'interno del carcere, secondo quanto riferito dalla consigliera Demagri, è presente un solo detenuto positivo ma l’area sanitaria ha avuto momenti difficilissimi durante la pandemia per la gestione dell’isolamento interno applicato per  limitare la diffusione del virus ma anche per la gestione dell’isolamento da parenti e per i trattamenti sanitari nei casi di positività e sintomatologie correlate.

 

“Lo strascico – ha spiegato l'esponente del Patt al termine della visita - delle difficoltà è ancora evidente in termini di stress del personale, reazioni verbali e fisiche dei detenuti, autolesionismo, problemi relazionali e gestionali. Il personale è impegnato a far fronte a moltissime problematiche per le quali non sempre è facile individuare di chi sia la competenza ma chi è in turno cerca di risolvere al meglio il problema attraverso la collaborazione tra Polizia e personale sanitario”.

 

Per la consigliera provinciale Demagri  sono evidenti dei macro problemi che riguardano il personale sottodimensionato, l’assenza di supporto psicologico per il personale come forma preventiva da condizioni di stress e  paura. Va tenuta in seria considerazione l’impennata di richieste di trasferimento così come le  recenti dimissioni in massa dei medici assunti successivamente con contratti migliorativi dal punto di vista economico.

 

“Non va inoltre tralasciato il problema legato alla tossicodipendenza dichiarata e non – conclude la consigliera - alla gestione della stessa con terapie sostitutive. Il 90% dei detenuti assume psicofarmaci”.

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