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Trentino Emergenza, il neo direttore Ventura: ''Tecnologia fondamentale nei soccorsi''. E sul concerto di Vasco: ''Un centinaio di medici e infermieri impegnati''

Il direttore Antonio Ferro ha nominato il dottor Andrea Ventura alla guida di Trentino Emergenza. Lo staff dirigenziale su cui potrà contare Ventura vede il dottor Giorgio Folgheraiter come responsabile della Centrale Operativa 118 e la dottoressa Stefania Armani responsabile dell'Elisoccorso. La dirigenza delle professioni sanitarie è affidata invece alla dottoressa Roberta Levato

Di Giuseppe Fin - 08 aprile 2022 - 10:36

TRENTO. Uno dei più giovani direttori dell'Azienda sanitaria di Trento, a 43 anni avrà il compito di guidare un’unità operativa dell'Apss che conta circa 350 professionisti impegnati in servizi che vengono svolti 24 ore su 24 su tutto il Trentino

Nelle scorse ore il direttore Antonio Ferro ha deciso di nominare, a seguito dei risultati del concorso che si è svolto nei giorni scorsi, il dottor Andrea Ventura, come direttore di Trentino Emergenza. Un ruolo, questo, ricoperto fino a marzo dello scorso anno da Paolo Caputo e successivamente, in via transitoria, portato avanti dallo stesso Ventura in attesa del concorso. 

 

Quella di Trentino Emergenza è una struttura fra le più importanti per il territorio. Non solo per i soccorsi extraospedalieri, compresi quelli con elisoccorso, ma anche per i trasporti sanitari programmati; da giugno dello scorso anno, inoltre, a questa unità fa riferimento anche il nuovo numero unico europeo 116117 per l'accesso alle cure mediche non urgenti e ad altri servizi della sanità trentina. 

 

Lo staff dirigenziale su cui potrà contare Ventura vede il dottor Giorgio Folgheraiter come responsabile della Centrale Operativa 118 e la dottoressa Stefania Armani responsabile dell'Elisoccorso. La dirigenza delle professioni sanitarie è affidata invece alla dottoressa Roberta Levato

 

Andrea Ventura, originario di Ravenna, si è laureato all'Università degli Studi di Ferrara in Medicina per poi conseguire la specializzazione con lode in anestesia e rianimazione nel 2009.  Nel 2010 è arrivato in Trentino per lavorare nel reparto di Terapia Intensiva del Santa Chiara allora diretto dal dottor Edoardo Geat; a partire dal 2012 ha iniziato a prestare servizio anche in elisoccorso, costruendo negli anni un rapporto sempre più stretto con Trentino Emergenza. 

 

TRENTINO EMERGENZA: I NUMERI
La struttura guidata dal dottor Ventura vede impegnati 9 dirigenti medici (di cui un libero professionista e un medico convenzionato), 13 infermieri coordinatori, 109 infermieri, 182 operatori tecnici autisti soccorritori, 26 operatori di Centrale operativa integrata 116117 e 3 assistenti amministrativi. Un macchina enorme impegnata 24 ore al giorno per rispondere ai bisogni e alle richieste di aiuto dei cittadini.
 
Basta pensare la sola Centrale operativa 118, che riceve le chiamate in caso di malori e eventi traumatici sul territorio: quattro infermieri di giorno e due di notte processano le chiamate, gestiscono la flotta di soccorso e supportano l’utente fornendo le istruzioni per assistere l’infortunato in attesa dell'arrivo dell'ambulanza. A sovraintende è sempre presente un medico, responsabile dell’attività della centrale operativa e supporto da remoto per le equipe di soccorso. Nelle ore centrali del giorno è presente in centrale anche un tecnico del soccorso alpino che collabora con il personale sanitario per la localizzazione e gestione dei soccorsi in ambiente impervio. 

 

Un lavoro che viene portato avanti in collaborazione con oltre 40 associazioni di volontariato convenzionate sul territorio per garantire la presenza continuativa di una trentina di ambulanze, cui vanno unite poi le auto sanitarie, con a bordo infermiere e soccorritore, e le automediche. Fondamentale anche l'impegno del nucleo elicotteri con due mezzi dedicati al soccorso sanitario: uno operativo 24 ore su 24 e il secondo nelle ore diurne. 

 

Dal 29 giugno dello scorso anno è stata attivata anche la Centrale operativa 116117 che vede impegnati dai 2 fino a 7 operatori tecnici. L'attività, in questo caso riguarda la gestione dei trasporti sanitari non urgenti, il servizio di continuità assistenziale ed il punto di informazioni per l'accesso ai servizi sanitari provinciali; in progressivo sviluppo anche l'integrazione con il Servizio Territoriale. 

 

Un impegno non di poco conto per Trentino Emergenza che nel solo 2021 ha effettuato quasi 47 mila soccorsi, comprese oltre 2500 missioni in elisoccorso, a cui vanno ad aggiungersi altri numeri enormi come i quasi 3 milioni di chilometri percorsi per i trasporti programmati e dal 29 giugno le quasi 62 mila chiamate di continuità assistenziale. 

 

Dottor Ventura, lei assume questo impegnativo incarico dopo due anni di pandemia causata dal Covid. Anche il sistema sanitario è stato stravolto, come sono stati vissuti questi mesi da una unità come quella di Trentino Emergenza di cui  lei già faceva parte?

Sono stati mesi molto pesanti per tutti che però non hanno fatto diminuire il nostro impegno per la comunità. In alcuni momenti la situazione è stata difficile a causa di sostituzioni, colleghi in malattia ed indirettamente per i non pochi problemi che anche le associazioni di volontariato sul territorio, fondamentali per il nostro servizio, hanno incontrato con una diminuzione di personale. Lo stesso lavoro è stato appesantito dalle difficoltà che si sono incontrate nello svolgere gli interventi di soccorso indossando sempre dispositivi di protezione individuale aggiuntivi che rendevano ancora più stancante un lavoro già molto impegnativo. 

 

Oggi è alla guida di un'Unità operativa fra le più grandi dell'Azienda sanitaria quali sono le sfide e le criticità che si trova davanti? 
Prima di tutto uno dei problemi di non poco conto è la diminuzione negli anni di professionisti sanitari. Questo, purtroppo, sta andando di pari passo anche con una crisi che il mondo del volontariato sta attraversando. Da questa crisi nasce una delle sfide che noi come Trentino Emergenza dobbiamo affrontare che è quella di una più forte collaborazione con il mondo delle associazioni e allo stesso tempo la valorizzazione del volontariato che è una risorsa importantissima per la popolazione. 

Un tema importante, a livello nazionale, rimane quello del riconoscimento della figura di soccorritore nel nostro Paese. E' un impegno che deve essere portato avanti a livello statale, ma è importante per riconoscere un profilo professionale cardine del sistema di soccorso. 

 

Si parla anche di carenza di medici. E' un problema che pesa su Trentino Emergenza?
Si, è un problema che sento molto perché questa carenza colpisce soprattutto le due specialità che per definizione si occupano di soccorso: medicina di emergenza e urgenza ed anestesia e rianimazione. 
Sono due criticità che stiamo registrano anche nella nostra realtà e pesano entrambe molto. La qualità di vita in Trentino è ottima, ma non è sufficiente per attrarre professionisti. Penso che l’istituzione della Facoltà di Medicina sia uno stimolo per lo sviluppo professionale anche di quanti lavorano già in APSS. Per quanto riguarda il mio settore, invece, avendo avuto occasione di parlare con tanti colleghi, credo che la proposta di una maggiore integrazione tra ambiente ospedaliero e soccorso territoriale possa essere uno spunto di attrattività per i giovani specialisti. Ne deriverebbe anche un maggiore affiatamento tra i professionisti coinvolti nella gestione dei pazienti più gravi, dal luogo dell’evento, al Pronto Soccorso, fino al ricovero ospedaliero. 

 

Un punto che in passato aveva portato qualche criticità è anche la cosiddetta evoluzione tecnologica introdotta Trentino Emergenza. Lei cosa ne pensa?
Che è importante e credo che ogni cambiamento possa provocare una fase durante la quale bisogna in qualche modo abituarsi.  Lo sviluppo tecnologico permette alle attività di soccorso di essere più efficaci. Ad oggi i soccorritori, per esempio, nelle zone più remote del nostro territorio possono eseguire un elettrocardiogramma da inviare immediatamente al medico della centrale operativa che riesce in pochissimo tempo a fare una valutazione e capire quindi come indirizzare l'intervento. Possiamo chiamarla una sorta di telemedicina che rende più efficace il soccorso extraospedaliero. 

Ma non solo. Anche in risposta ad una legge dell'agosto dello scorso anno, stiamo implementando una piattaforma per la tracciatura dei DAE (defibrillatori semiautomatici esterni) presenti sul territorio ed un’applicazione che permetta alla centrale operativa, in caso di arresto cardiaco, di contattare i cittadini formati per il loro utilizzo che si trovano nelle vicinanze dell’ evento. L'impegno verso l'evoluzione tecnologia al servizio del cittadino, per migliorare la qualità delle cure, è continuo tenendo sempre ben presente l'importanza del personale impegnato. 

 

Preoccupato per l'impegno che arriverà dal concerto di Vasco? 
Stiamo predisponendo un piano sanitario molto importante e il lavoro è continuo. Nelle due giornate dell’evento saranno coinvolti circa un centinaio di medici e infermieri di APSS e sarà anche in questo caso fondamentale l'apporto della associazione di volontariato. In tutto questa ci sarà anche il rafforzamento delle equipe di soccorso a presidio della città per affrontare al meglio il transitorio aumento della popolazione. 

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