West Nile, massima attenzione in Trentino dopo i casi a Brescia, Verona e Belluno. Zeni: ''Cruciali monitoraggio, collaborazione con gli enti locali e l'attività informativa''
L'Azienda sanitaria di Trento, ad oggi, non ha comunicato casi di infezioni da West Nile virus ma l'attenzione rimane alta anche dal punto delle azioni da poter mettere in campo come prevenzione. E' proprio su queste che si è concentrato l'ordine del giorno presentato dal consigliere provinciale Luca Zeni approvato nelle scorse settimane in Consiglio provinciale

TRENTO. Nelle scorse ore nel bellunese è stato registrato il primo caso di West Nile virus autoctono che ha riguardato un giovane poi ricoverato in ospedale (QUI L'ARTICOLO). In Veneto i focolai sono molti e la situazione sembra aggravarsi di giorno in giorno.
L'Azienda sanitaria di Trento, ad oggi, non ha comunicato casi di infezioni da West Nile virus ma l'attenzione rimane alta anche dal punto delle azioni da poter mettere in campo come prevenzione. E' proprio su queste che si è concentrato l'ordine del giorno presentato dal consigliere provinciale Luca Zeni approvato nelle scorse settimane in Consiglio provinciale.
Le alte temperature stanno favorendo la proliferazione di insetti e artropodi e, con essi, la diffusione di agenti patogeni di cui sono vettori. L’Istituto Zooprofilattico sperimentale delle Venezie continua a rilevare zanzare infette di virus West Nile, il virus che provoca la febbre del Nilo. Prima del 2008 il West Nile non era presente in Italia, quest’anno si contano già centinaia di persone colpite con sintomi più o meno gravi. “La diffusione del virus – ha spiegato Zeni - in alcune zone del Veneto è tale da rendere necessario sottoporre a test tutte le sacche di sangue donato e gli organi per i trapianti. La febbre del Nilo, per ora, pare non sia arrivata in Trentino, ma le zanzare infette, rilevate nelle regioni limitrofe, difficilmente si fermeranno”.
La zanzara che trasporta il West Nile, Dengue e Chikungunya, altri virus patogeni, non è diversa dalla solite zanzare, si teme però il diffondersi della Aedes aegypti, zanzara egiziana, molto più efficace nel trasmettere questi virus. L’aumento generale delle temperature, con inverni meno rigidi, potrebbe portare all’insediamento anche nel Nord Italia della zanzara egiziana. Un allarme, questo, che era stato proprio lanciato anche la professor Andrea Crisanti dalle pagine de il Dolomiti. (QUI L'ARTICOLO)
“È evidente – continua Zeni - la necessità di mantenere monitorata la situazione. In Trentino sono già presenti da tempo zecche portatrici di agenti patogeni diversi, ma non meno dannosi o pericolosi per gli esseri umani”. La Fondazione Edmund Mach ha iniziato già lo scorso anno monitoraggi e screening molecolari per creare mappe e modelli matematici relativi alla presenza sul territorio provinciale di zecche. In un comunicato del 2021 la Fondazione ricordava che “La presenza nei boschi delle zecche (Ixodes ricinus) è rilevabile generalmente da marzo e raggiunge il suo picco tra la fine di maggio e la prima metà di giugno. Questa specie è diffusa in tutti gli ambienti forestali dal fondovalle fino ai 1200 metri di altezza e può trasmettere pericolose malattie, tra cui l’Encefalite virale (TBE), la Malattia di Lyme e la rickettsiosi. La prevenzione della puntura di zecca è l’arma più efficiente per controllare queste gravi malattie.
Cruciale, viene spiegato nell'ordine del giorno approvato, ovviamente è il monitoraggio della diffusione della specie sul territorio, attività che la Fondazione Mach effettua stagionalmente sia in ambiente sia su altri animali che ne sono vettori, come i roditori selvatici che hanno un ruolo chiave nel mantenimento e nella trasmissione dei patogeni di questi parassiti. A completamento di tale attività si inserisce lo screening molecolare mirato a verificare nelle zecche la prevalenza di infezione di specifici patogeni (Borrelia sp, Rickettsia sp e Babesia sp). I dati raccolti sono quindi utilizzati per lo sviluppo di modelli matematici e mappe di rischio aggiornate.
“Il lavoro della Fondazione – continua Zeni - è sicuramente importante e può essere la base di interventi per ridurre la presenza dei parassiti. Una volta individuati i luoghi dove la presenza di zecche è particolarmente importante, luoghi che in parte sono già noti, è possibile immaginare interventi specifici, tipo la pulizia del sottobosco in prossimità dei sentieri e nei parchi pubblici, l’immissione, se esistenti, di predatori naturali degli artropodi possibili vettori di gravi patologie, e nei casi più gravi, in zone particolarmente frequentate come le aree sosta dove vengono lasciate le automobili prima di inoltrarsi nei boschi o le aree picnic, interventi di disinfestazione mirati”.
Sul fronte più specificatamente sanitario – continua l'ordine - è bene ricordare che l‘unica protezione realmente efficace contro la meningoencefalite da zecche (FSME) consiste nella vaccinazione, in Austria diffusa fin dagli anni ‘80 e in Trentino fornita gratuitamente dal Servizio sanitario a partire dal 2018.
Da qui le azioni che sono state proposte dal consigliere e che sono state nelle scorse settimane approvate in Consiglio provinciale.
Importante è elaborare, sulla base del lavoro di monitoraggio effettuato dalla Fondazione Mach ed in collaborazione con la stessa, con l’Istituto Zooprofilattico delle Venezie e con il Consiglio delle autonomie locali, un piano di interventi per ridurre i rischi sanitari derivanti da patogeni trasmessi da zecche (Ixodes ricinus), zanzare e altri insetti potenzialmente pericolosi per la capacità di veicolare malattie. Tra le richiesta quella di “ curare nelle zone più esposte una costante e puntuale pulizia del sottobosco in prossimità dei sentieri e nei parchi pubblici, anche avvalendosi del servizio ripristino della Provincia e di associazioni locali”. Occorre continuare a portare avanti la sperimentazione con la Fondazione Mach “sull’individuazione di predatori naturali di zecche e zanzare”.
Diventa fondamentale anche la collaborazione con gli enti locali nelle zone particolarmente frequentate o nelle zone di maggiore riproduzione delle zanzare con “maggiori interventi di disinfestazione mirati, qualora riscontrata la presenza di zecche e zanzare”.
Infine, ma non perché meno importante, c'è la necessità di “implementare le azioni informative per promuovere comportamenti corretti al fine di evitare le punture di zecche e zanzare e per promuovere la vaccinazione contro la meningoencefalite da zecche soprattutto per chi lavora o vive in zone con alta presenza di zecche, cercando di garantire le tempistiche previste per i richiami”.













