A Bolzano la Nazionale Under 21 fa il tutto esaurito, a Trento lo stadio ha 100 anni (e da 10 si parla di uno nuovo) e il palazzetto è in deroga per le gare internazionali
Al "PalaTrento", in passato, qualche gara amichevole della Nazionale di pallavolo, ma l'impianto non rispetta i parametri Cev per le gare internazionali e, dunque, nessuna gara degli Europei maschili e femminili hanno potuto disputarsi, Al "Briamasco", invece, la Nazionale Under 21 giocò nel 2004 e nel 2007: preistoria calcistica

TRENTO. Il giorno dopo una la riflessione sorge spontanea. Martedì la Nazionale Under 21 è scesa in campo allo stadio "Druso" di Bolzano per affrontare la Norvegia in un match di fondamentale importanza valevole per le qualificazioni al prossimo Campionato Europeo di categoria. Non ci sono "se" e "ma" di nessun tipo: l'evento è' stato un successone, a livello di pubblico (l'ìmpianto bolzanino era sold out già da giorni), d'organizzazione e d'impatto mediatico - promozionale. Gli "azzurrini" hanno vinto 2 a 0 grazie alla rete del "gioiellino" dell'Empoli Tommaso Baldanzi e al primo gol con la maglia della nazionale di Francesco Pio Esposito, il più piccolo (o meglio, il più giovane) della talentuosa famiglia bresciana. Il tutto, ovviamente in diretta sulla Rai.
Tutto perfetto, insomma, a parte il piccolo inconveniente di domenica, quando la delegazione azzurra ha raggiunto Merano, sede del ritiro, solamente in serata e non nel pomeriggio a causa di un guasto al pullman che avrebbe dovuto portare gli "azzurrini" da Coverciano alla stazione fiorentina di Santa Maria Novella. Poco male, l'allenamento pomeridiano aperto al pubblico è saltato, ma staff e giocatori si sono resi disponibili lunedì, prima dell'allenamento di rifinitura svolto al "Druso" di Bolzano come da protocollo Uefa, per un momento d'incontro con i tanti giovani a caccia di selfie e autografi.
A conti fatti l'operazione è riuscita perfettamente e sugli spalti del rinnovatissimo impianto bolzanino è stata una vera e propria festa. L'Alto Adige è uscito a testa altissima dalla tre giorni azzurra: tutto esaurito allo stadio, location del ritiro definita "perfetta" dalla delegazione azzurra, con il coinvolgimento delle due principali centri abitati della provincia. E, se fosse servito, a disposizione della Nazionale ci sarebbe stato anche il meraviglioso Fcs Center di Maso Ronco, struttura che in passato ha ospitato la Mannschaft, la nazionale tedesca e l'under 19 azzurra ed è, senza dubbio, uno dei centri sportivi più moderni, all'avanguardia e meglio realizzati dell'intera Penisola. Roba da serie A? No, addirittura da Champions League.
Il confronto, a questo punto, sorge spontaneo. A Trento la Nazionale Under 21 non potrebbe mai venire e, a questo punto ce lo domandiamo, potrà mai tornare? Sì, perché, nella prima decade degli anni 2000, per ben due volte gli "azzurrini" calcarono il campo del "Briamasco" per altrettanti match di qualificazioni agli Europei. La prima volta fu nel 2004, segnatamente il 27 aprile, con la selezione guidata allora da Claudio Gentile, che superò per 4 a 0 la Svezia grazie alla doppietta in apertura di Gilardino e alle reti di Caracciolo e Sculli. Quella nazionale, pochi mesi dopo, in Germania si laureò campione continentale, battendo in finale per 3 a 0 la Serbia Montenegro. Tre anni dopo, il 7 settembre 2007, l'Under 21 tornò in città per affrontare le Far Oer: 2 a 1 il risultato finale con gol di Russotto e Cigarini per la formazione guidata da Pierluigi Casiraghi, con nel mezzo la rete avversaria di Hansen.
Preistoria calcistica (nel 2019 a Trento venne la Nazionale Under 15, ma si parla di due amichevoli disputate al mattino contro l'Austria: con tutto il rispetto, poca cosa), viene da dire e un'amara constatazione: oggi il "Briamasco", impianto certamente fascinoso e oggetto di tantissimi interventi di ammodernamento nel corso degli anni, non potrebbe più ospitare una partita della nazionale Under 21. Eppure diciannove e sedici anni fa la risposta del pubblico fu entusiasta (tutto esaurito con quasi 5mila spettatori presenti e anche la "vecchia" Dalmine stipata in ogni ordine di posto) e anche l'organizzazione venne più volte elogiata pubblicamente da tutto lo staff azzurro. Oggi un evento di questo tipo scalderebbe ancora i cuori degli appassionati trentini? La risposta è "certamente sì", ma l'impianto non sarebbe ritenuto all'altezza di un simile evento.
Il discorso è simile, per non dire uguale, anche pensando alla più importante struttura al coperto della città, il "PalaTrento". E' vero, qualche mese fa l'impianto di via Fersina ha ospitato la Nazionale italiana di basket in occasione della Trentino Basket Cup, con spalti gremiti ed entusiasmo alle stelle, ma non bisogna dimenticare che si tratta comunque di una competizione amichevole. Qualcuno potrà obiettare che lì l'Itas Trentino gioca le gare della Champions League di pallavolo, ma è altrettanto vero che la Cev, il massimo organismo continentale quando si parla di pallavolo, concede ogni anno una deroga al club di via Trener.
Perché, infatti, secondo i parametri, l'impianto non soddisfa tutti i requisiti richiesti (lo spazio alle spalle del secondo arbitro e quello a disposizione di commissari e addetti al videocheck dovrebbe essere molto più ampio: questo vorrebbe dire rimuovere la parte centrale della tribuna vip e altri aspetti), nemmeno dopo le migliorie operate nel corso degli anni, con l'aggiunta di una seconda curva che ha portato la capienza a circa 4mila posti. Ebbene nel 2011 la Final Four della massima competizione continentale di volley venne organizzata dal club trentino, che però dovette "emigrare" a Bolzano. Fu, infatti, il "PalaOnda", impianto solitamente dedicato a hockey e concerti, ad ospitare le ultime quattro gare della Champions con l'Itas "delle meraviglie", una delle squadre più forti di tutti i tempi nell'epoca del rally point system (i due giocatori più forti del mondo - Kazijski e Juantorena - vestivano entrambi il gialloblù), che trionfò davanti alla "muraglia" di tifosi trentini accorsi da ogni parte della regione.
Ebbene, recentemente l'Italia ha ospitato, in forma condivisa con altre nazioni, sia l'Europeo maschile che quello femminile di pallavolo. E Trento, proprio per i motivi sopracitati, non ha potuto ospitare alcuna gara, nonostante sia la città della squadra campione d'Italia in carica e, nonostante, il club gialloblù negli ultimi 16 anni abbia vinto 5 scudetti, 3 Champions League, 5 Mondiali per Club (record assoluto), 3 Supercoppe, 3 Coppe Italia e 1 Coppa Cev. Una sorta di "Volley City", a cui però sono stati preferiti impianti di città che non hanno nemmeno una squadra di pallavolo ad alto livello. Se Roma, Bologna e Bari sono state scelte per motivi di capienza e opportunità (la capitale deve essere coinvolta, l'Unipol Arena di Casalecchio di Reno è da tempo uno dei punti di riferimento per Lega Pallavolo e Federvolley, mentre la scelta dell'impianto pugliese è stata effettuata in ottica di coinvolgere, giustamente, anche una città del Meridione), il PalaEvangelisti di Perugia e il PalaRossini di Ancona sono state scelte
Stesso discorso è valso per il torneo femminile: il match d'apertura è andato in scena nella magnifica cornice dell'Arena di Verona, un unicum da strabuzzare gli occhi, poi l'Italia ha contribuito con gli impianti di Monza e il PalaRuffini di Torino. Anche in questo caso Trento non è stata presa in considerazione, pur essendo una città cresciuta negli ultimi venti anni a "pane e volley". Il che, tradotto, significa, grande pubblico per qualsiasi partita, anche magari qualche match della prima fase tra squadre di medio livello.
Da anni, ormai, di costruire un nuovo stadio (moderno e alla capienza maggiore) nell'area San Vincenzo, dove oggi sorge la contestatissima e poco utilizzata "Music Arena" (e. contestualmente, sarebbe il caso di costruire il centro sportivo che tanto servirebbe al Trento Calcio, costretto - da anni - ad allenarsi in condizioni inaccettabili per un club professionistico e, qualche mese fa, si è ipotizzato di far nascere un nuovo palazzetto dello sport proprio al posto dello stadio, in via Sanseverino. Probabilmente lo "switch" gioverebbe a tutti per diversi motivi, ma per ora si tratta solamente di chiacchiere e pour parler. Perché di progetti nemmeno l'ombra. In Alto Adige si corre, in Trentino si cammina. E se si corre lo si fa all'indietro.














