Abbattimento di due lupi, il Wwf: "Decreto con elementi non chiari e decisione sproporzionata, richiesta sospensione al Tar"
Il Wwf Italia, Lndc e Lav chiedono al Tar di sospendere il provvedimento della Provincia di Trento che dispone la rimozione di due lupi sulla Lessinia: "La decisione appare sproporzionata e non considera altre soluzioni. Aspettiamo di poter leggere maggiori dettagli sul decreto che appare non chiaro"

TRENTO. "La ricostruzione dei fatti riportata nel decreto presenta elementi non chiari". Il Wwf esprime le sue forti perplessità sulla richiesta e la concessione delle deroghe per l’abbattimento dei due lupi. "Una decisione sproporzionata che non considera altre soluzioni. La coesistenza con i grandi carnivori necessita di competenza e attenzione agli aspetti giuridici e biologici, in parte sostanzialmente assenti in questo decreto di cui è stata richiesta la sospensione da parte del Wwf Italia, insieme alle altre associazioni Lndc Animal Protection e Lav, al Tar Trento, in attesa di conoscere maggiori dettagli e il parere di Ispra".
Negli scorsi giorni il presidente Maurizio Fugatti ha firmato un decreto per la rimozione di due esemplari nella zona di Malga Boldera (Sega di Ala), nel versante trentino dei Monti Lessini. E la Provincia ha recentemente ricevuto il parere positivo dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) per l’abbattimento di due lupi, responsabili delle predazioni all'interno del recinto elettrificato. Sintetizzando, le condizioni obbligatorie per un decreto di abbattimento sono tre: in primo luogo il danno grave, che in Trentino è dato dal fatto che in un alpeggio sono stati uccisi 16 bovini e 2 asini nel giro di due mesi; poi serve uno “stato di conservazione favorevole” per la specie. La terza condizione riguarda la necessaria protezione delle mandrie e delle greggi.
L’ordinanza è stata emessa dopo che nei pascoli della zona, negli ultimi due mesi, sono stati predati dai lupi 16 bovini e 2 asini. I lupi sarebbero stati in grado di eludere la presenza di una recinzione elettrificata, presente dal 2018, che perimetra un’area di pascolo estesa per circa 64 ettari. La struttura in questione per i precedenti 5 anni (fino a maggio 2023) ha sempre funzionato efficacemente. Una scelta che ha portato un'intensificarsi della battaglia legale tra le associazioni animaliste e la Provincia di Trento. Ora anche il Wwf mette in dubbio la bontà della decisione.
"La ricostruzione dei fatti riportata nel decreto presenta elementi non chiari: negli ultimi 3 episodi di luglio 2023 sembra essere stato valutato da esperti il corretto funzionamento della recinzione, mentre nei precedenti episodi di predazioni di giugno non si ha notizia di un esame accurato riguardo l’efficace funzionamento della stessa. Nel decreto si cita un parere di Ispra del 17 luglio, a oggi non pubblicato sul sito della Pat, sulla concessione di una deroga che permetta l’abbattimento di due animali del branco gravitante nella zona (ad oggi composto di 3 individui adulti e dalla cucciolata nata nello scorso maggio)".
La prima considerazione è "sulla natura e sull’efficacia della struttura realizzata per proteggere il bestiame a Malga Boldera. La prevenzione realizzata utilizzando una rete elettrificata è un sistema sicuro, seppure non infallibile come ogni tecnica messa in atto. E la mancata verifica della concreta efficacia della recinzione nei primi episodi registrati a giugno potrebbe spiegare la dinamica di come i lupi si siano 'abituati' alla presenza di risorse di facile accesso (i bovini al pascolo) davanti una struttura forse non funzionante efficacemente".
Il Wwf Italia ritiene che i conflitti associati alla presenza del lupo e di altri grandi carnivori non possano essere affrontati solo o prevalentemente attraverso la rimozione o l’abbattimento, come sembra ormai consuetudine della gestione faunistica della Provincia di Trento. "Il ricorso a deroghe per abbattere è uno strumento che gli Stati membri possono considerare per integrare le altre misure di gestione dei conflitti, ma solo quando tutte le condizioni previste dalla direttiva Habitat sono soddisfatte".
Prima di concedere una deroga, le autorità degli Stati membri devono dunque esaminare attentamente tutti i requisiti generali e specifici necessari. "Dopo attenta lettura del decreto della Pat, esprimiamo seri dubbi sul rispetto di almeno uno dei tre requisiti fondamentali (l’assenza di un'altra soluzione valida per mitigare i danni all’azienda in questione): il passaggio del decreto in cui si legge che, in seguito dell’abbattimento, 'si dovrà produrre una sintetica valutazione dei possibili miglioramenti della prevenzione attivabili nella malga Boldera' è in netto contrasto proprio con i requisiti per la concessione della deroga, che dovrebbe essere considerata e autorizzata solo se nei casi in cui non esistano altre opzioni possibili. Tra i rimedi possibili prima di procedere all’abbattimento si potrebbe considerare, per esempio, la dissuasione tramite proiettili di gomma, soluzione sperimentata con successo nei mesi scorsi in Veneto e in questa situazione mai considerata".
Il Wwf Italia sottolinea anche come in questo caso non si è in presenza di misure urgenti da adottare per la salvaguardia dell’incolumità pubblica e non si è in presenza di animali che hanno mostrato comportamenti pericolosi per le persone. "Il conflitto economico, condizione ben diversa dalla precedente, dovrebbe condurre a valutazioni per migliorare la sicurezza del bestiame e mitigare il rischio di predazioni prima di considerare la soluzione estrema dell’abbattimento".
Non solo, il Wwf conclude che "nel decreto inoltre manca qualsiasi riferimento a quali individui saranno abbattuti (adulti o giovani) e non viene spiegata nel dettaglio la scelta del numero di individui da rimuovere. Questo aspetto non è di secondaria importanza. La letteratura scientifica sottolinea infatti come in alcuni casi la rimozione di lupi (in particolare del maschio e/o femmina riproduttori) potrebbe paradossalmente portare a un aumento delle predazioni sul bestiame e dei conflitti, probabilmente a causa della destrutturazione sociale dei nuclei familiari di lupo che ne consegue".
Il provvedimento di abbattimento è considerato sproporzionato. "Ultima, ma non secondaria considerazione, è quella riguardo il periodo biologico della specie in cui si considera l’abbattimento dei due animali. In estate i branchi di lupo sono infatti impegnati nella crescita della cucciolata. Con la rimozione di due individui adulti (su un totale di tre) si annulla la possibilità di sopravvivenza dei cuccioli (che oggi hanno circa 2 mesi d’età) e quindi dell’intero nucleo familiare. Non considerare questi aspetti sottolinea la superficialità e non proporzionalità del provvedimento. Per questo abbiamo deciso di impugnare il decreto davanti al Tar di Trento", conclude il Wwf.


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