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| 09 lug 2023 | 18:35

Carne coltivata, “Più sostenibile e più etica”: due professori trentini tra i firmatari dell'appello per lanciare una 'Conferenza internazionale'

Nell'editoriale, uscito sulle pagine di Nature Biotechnology,  si invoca una nuova "Asilomar", vale a dire una conferenza internazionale come quella che si è tenuta nel 1975 in cui circa 140 studiosi e studiose – biologi, ma anche avvocati e medici – si ritrovò ad Asilomar, in California, per parlare di Dna ricombinante

Foto archivio
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di Redazione

TRENTO. La carne coltivata o carne a base cellulare è un tema che sta facendo discutere moltissimo. I pareri si dividono tra chi teme le derive di un’alimentazione “artificiale” e chi invece vede i vantaggi del progresso scientifico.

 

La questione, come segnalato dall'Università di Trento del suo periodico di informazione UniTrentoMag, è stata rilanciata di recente da un editoriale apparso sulle pagine di Nature Biotechnology sottoscritto da un gruppo di ricercatori e ricercatrici da tutto il mondo.

 

Nell'importante testo si invoca una nuova "Asilomar", vale a dire una conferenza internazionale come quella che si è tenuta nel 1975 in cui circa 140 studiosi e studiose – biologi, ma anche avvocati e medici – si ritrovò ad Asilomar, in California, per parlare di Dna ricombinante, dei rischi delle biotecnologie e delle regole necessarie a limitarli.

 

L'obiettivo contenuto nell'editoriale di Nature Biotechnology è, anche in questo caso, quello di mettere a confronto i soggetti – scientifici, sociali, economici e politici – coinvolti a vario titolo su questo tema.

 

“Noi e gli altri studiosi che hanno firmato l’editoriale crediamo sia necessario fare chiarezza su dove si vuole andare e cosa si vuole ottenere. Per farlo, è indispensabile coinvolgere nel dibattito tutti i soggetti interessati, a livello sociale, politico ed economico. Solo in questo modo sarà possibile costruire un consenso condiviso e generare un sentimento di sicurezza nell’opinione pubblica” hanno spiegato su UniTrentoMag Stefano Biressi e Luciano Conti, associati al Dipartimento di Biologia cellulare, computazionale e integrata dell’Università di Trento, ma anche collaboratori della startup Bruno Cell, attiva sul fronte della carne colturale e che sono tra i firmatari dell'editoriale.

 

Il tema oltre alla sicurezza è quello di trovare un punto di equilibrio tra il progresso nella ricerca e la necessità di confini etici e giuridici. L'obiettivo di una nuova "Asilomar" spiegano Biressi e Conti “è proprio quello di definire questi confini. Non vorremmo anticipare opinioni che invece dovrebbero nascere proprio in quel contesto. Ricordiamo però che i paletti non sono "per sempre", ma sono dinamici e vanno ridiscussi periodicamente. È importante definire dei limiti, ma con la consapevolezza che non devono essere qualcosa di cristallizzato”.

 

I due ricercatori spiegano anche la differenza che esiste tra una “carne coltivata” e una “carne sintetica”. La differenza principale riguarda il modo in cui vengono generate, gli elementi di partenza e cosa contengono. “La carne coltivata, chiamata anche 'carne cell-based' - spiegano - viene prodotta a partire da cellule prelevate da un animale vivo. Queste cellule vengono poi fatte crescere in un bioreattore fino a diventare pezzetti di carne. Per coltivare le cellule possono essere usate sostanze di origine animale, come il siero fetale bovino, ma la ricerca va nella direzione di farne a meno. La carne sintetica è fatta invece con ingredienti vegetali, cercando di creare un prodotto che per consistenza, sapore e aspetto sia simile alla carne. In questo caso, si parte da proteine provenienti da legumi, cereali o altre fonti vegetali”.

 

In vantaggi spiegano Stefano Biressi e Luciano Conti della carne coltivata sono molti. “E' più etica, perché per produrla non serve macellare animali; riduce il rischio di malattie zoonotiche come l'influenza aviaria o la salmonella; è più sostenibile, perché richiede meno risorse rispetto all'allevamento tradizionale; contrasta la resistenza agli antibiotici; aiuta a combattere la fame nel mondo e favorisce l'innovazione e la diversificazione dell'industria alimentare”.

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