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Trento
05 dicembre | 10:44

Orsi, Ferrari: “La Sat ha chiesto di esser parte del Tavolo Grandi Carnivori”. I professionisti della montagna: "Referendum? La risposta non può che essere di pancia"

In una pubblicazione del Parco naturale Adamello Brenta (su “La voce del territorio”) parlano i vertici di Sat, Cai e Amm del Trentino sul tema orsi

Orsi, Ferrari: “La Sat ha chiesto di esser parte del Tavolo Grandi Carnivori”

TRENTO. Dopo l'abbattimento dell'orso M91, i toni della discussione sul tema dei grandi carnivori in Trentino, mai sopita di fatto dopo la tragica morte di Andrea Papi, sono tornati ad alzarsi, arrivando nella serata di ieri fino alla denuncia al governatore Fugatti dell'ex ministro Costa (che invita, tra l'altro, alla 'class action' Qui Articolo). Al di là dello scontro politico però, il tema è ovviamente sentito anche tra quei professionisti che nei boschi (ed in generale nelle terre alte) ci lavorano, e che possono quindi offrire un punto di vista importante: sono proprio loro i protagonisti di una lunga discussione sul tema, realizzata da Mauro Fattor e Filippo Zibordi sul sito del Parco naturale Adamello Brenta (su 'La voce del territorio'). A parlare Tina Stolcis, presidente dell'Associazione degli accompagnatori di media montagna del Trentino, Cristian Ferrari, presidente della Sat, e Davide Berton, coordinatore nazionale del Gruppo grandi carnivori del Cai.

 

Al di là delle “chiacchiere da bar”, i tre hanno toccati molti argomenti durante l'intervista: dai presunti effetti sul turismo (“A fine stagione ci confronteremo – dice Stolcis – ma di sicuro nessuna emergenza. Nella zona dove opero non ho mai sentito parlare di disdette a causa dell'orso, se ce ne sono state parliamo comunque di casi isolati, statisticamente irrilevanti”) fino alle opportunità che i professionisti stessi potrebbero offrire alla discussione politica (“Abbiamo chiesto formalmente di essere coinvolti nel Tavolo Grandi Carnivori – precisa Ferrari – e siamo in attesa di risposta. Dentro la nostra associazione non c'è posto per i fanatismi, di qualunque tipo”) fino al recente 'referendum' in val di Sole (“Come lo vedo? Non bene – sottolinea Berton –. Non bene perché la risposta ad un quesito di questo tipo, per come è stato posto, non potrà che essere di pancia, soprattutto in questo momento. E non bene perché finirà col creare, inevitabilmente, inutili aspettative che scaveranno un ulteriore divario tra le parti intossicando il confronto”).

 

Ecco quindi l'intervista integrale

 

La montagna dei professionisti e la montagna degli appassionati. Gente che nelle terre alte ci lavora, ci vive e che alla montagna dedica, in un modo o nell’altro, gran parte del proprio tempo. Soprattutto gente che, a proposito di grandi carnivori, fa di tutto per tenersi alla larga da demagogia, opportunismo e ipocrisia, dando prova di un moderatismo nettamente in controtendenza rispetto ai toni accesi del dibattito pubblico. Cosa non facile, di questi tempi. Di tutto questo e di altro ancora abbiamo parlato con Tina Stolcis, presidente dell’Associazione degli Accompagnatori di Media Montagna del Trentino, con Cristian Ferrari, presidente della Sat, la Società degli alpinisti tridentini nonché la più grande sezione del Cai, e con Davide Berton, coordinatore nazionale del Gruppo Grandi Carnivori del Cai, il Club Alpino Italiano. Orsi e lupi, dunque, ma soprattutto orso. “Inevitabilmente orso, direi – sottolinea Tina Stolcis C’è sempre stato grande interesse attorno a questo animale ma quest’anno, dopo il dramma di Andrea Papi, le domande e le richieste di chiarimenti sono fortemente aumentate. Come è ovvio che sia, in un mondo come il nostro, totalmente mediatizzato. Devo anche dire che, personalmente, non ho mai colto preoccupazione, piuttosto direi curiosità per una vicenda che, vista da fuori, parlo infatti soprattutto di clienti che vengono da fuori regione, in molti faticano a capire fino in fondo, forse anche per i livelli di fibrillazione del dibattito pubblico trentino. Alle domande sull’orso, sulle possibilità di incontrarlo, rispondo come ho sempre fatto: spiego come comportarsi, molto tranquillamente. Niente di nuovo. Sono domande standard a cui chiunque operi nel turismo è abituato da anni, quello su cui dobbiamo lavorare sempre di più e sempre meglio è sulla qualità delle risposte”.

Dunque, nessun particolare contraccolpo negativo sulla percezione dei clienti che si affidano agli accompagnatori di media montagna.

 

Dal mio particolare osservatorio, parlo della zona di Andalo e dunque del Parco Adamello Brenta, dove pure l’orso gironzola abbastanza, direi proprio di no. Forse altrove le cose sono andate diversamente, in assoluto non posso saperlo. Noi accompagnatori siamo 240 sparsi un po’ in tutto il Trentino. A fine stagione ci confronteremo, ma di sicuro nessuna emergenza. Devo anche ammettere che nella zona dove opero non ho mai sentito parlare di disdette a causa dell’orso, eppure sono proprietaria di un albergo e certe cose mi arriverebbero all’orecchio. Se davvero disdette ci sono state, parliamo comunque di casi isolati, statisticamente irrilevanti”.

L’Associazione degli Accompagnatori di Media Montagna del Trentino in quanto tale, ha una propria posizione ufficiale rispetto alla presenza dei grandi carnivori?

 

Nessuna posizione ufficiale, anche se mi pare di poter dire che siamo tutti piuttosto allineati: la coesistenza è già una realtà, un dato di fatto che dobbiamo imparare a gestire sempre meglio. Molto semplicemente. Certo, ci sono posizioni più radicali, comprensibili, soprattutto da parte di – pochi – colleghi della Val di Sole. Da parte nostra, comunque, spingiamo molto sulla formazione e sull’aggiornamento per evitare schegge impazzite, e finora direi con risultati più che soddisfacenti. Del resto, più noi accompagnatori riusciamo a dotarci di un bagaglio di informazioni scientificamente solide, più siamo in grado di trasmetterle ai nostri clienti, coi quali passiamo molte ore e presso i quali godiamo certamente di una certa rendita di posizione. Sono loro ad aspettarsi da noi spiegazioni, con una gerarchia che non è mai in discussione. Questo ci consente anche di giocare un ruolo positivo nel superamento delle “chiacchiere da bar”, una deriva di cui oggi, purtroppo, soffre un po’ tutto il dibattito sull’orso in Trentino”.

 

Che la morte di Andrea Papi abbia segnato uno spartiacque nella percezione dell’orso in Trentino, è comunque un dato di fatto. C’è poco da girarci intorno. A riconoscerlo è anche Davide Berton, il coordinatore del Gruppo Grandi Carnivori del Cai, che pure guarda alle vicende trentine da una prospettiva diversa: su scala nazionale e con lo sguardo di chi è organico al mondo dell’associazionismo. “È vero, dopo il caso Papi il dibattito è diventato più difficile anche dentro il Cai. Bisogna sempre pensare però che cos’è il Club Alpino, parliamo di centinaia di migliaia di soci. Dentro c’è di tutto: c’è chi detesta lupi e orsi, chi ha un’idea disneyana, chi è completamente disinteressato. Oggi il dialogo è diventato più difficile soprattutto con le ali estreme, da una parte e dall’altra. Ed è proprio in questa terra di mezzo che lavora il Gruppo Grandi Carnivori. Cerchiamo di far ragionare le persone, di avvicinare le posizioni sulla base di un approccio “competente” alle ragioni della coesistenza. Posizione di equilibrio che talvolta viene fraintesa, se non proprio strumentalizzata”.

Dunque, nessun cambio di rotta?

 

No, a nessun livello. Il Club Alpino è impegnato a fornire a tutti, che siano singoli soci o sezioni poco cambia, gli strumenti scientifici, tecnici, culturali, legislativi per andare oltre quelle che Tina Stolcis ha efficacemente definito come “chiacchiere da bar”. Ecco, se proprio vogliamo cercare una sintesi, il contrasto alle chiacchiere da bar, cioè ad un approccio semplificatorio, superficiale, populista a un tema complesso come la gestione dei grandi carnivori, è sicuramente il terreno comune dell’impegno di tutti.”

Non a caso, nei documenti del Gruppo Grandi Carnivori il tema della coesione sociale è ribadito con forza.

 

Sì, certo. La speranza è che ogni socio, alla fine, riesca a fare da argine a quel flusso, quasi ininterrotto, di fake che caratterizza la comunicazione su orso e lupo, rifiutando parallelamente la logica della polarizzazione, cioè o di qua o di là, o con l’orso o contro l’orso. Sappiamo che ci vuole tempo, ma i risultati iniziano ad arrivare”.

Dunque, la montagna professionale e quella associativa, AMM e Cai, così diverse ma anche così vicine, come camere di decompressione rispetto alle tensioni del dibattito. Può funzionare?

 

Secondo me, sì. Se continuiamo a lavorare in modo coerente, ovviamente. Certo, l’effetto argine si scontra con un’onda che, viste le posizioni in campo, è quasi uno tsunami. Non facile, insomma”.
E Tina Stolcis cosa ne pensa? “Assolutamente d’accordo – afferma la presidente degli Accompagnatori di Media Montagna – tanto più che per noi, visti i numeri dell’associazione, trovare un punto di equilibrio e una posizione condivisa è sicuramente più semplice che per una grande associazione come il Club Alpino Italiano”.

 

Discorso che non può non toccare la Sat, altra grande realtà associativa ramificata in modo capillare sul territorio trentino e con un patrimonio inestimabile di storia, credibilità, capacità operativa. “Noi ci siamo, non c’è dubbio – afferma il presidente Cristian Ferrari – quello che però dobbiamo fare è migliorare, e di molto, sul piano comunicativo quando affrontiamo questi temi. Dobbiamo imparare a gestire il conflitto, altrimenti ci ritroviamo con sezioni che boicottano le attività sociali, che si trovano a fare i conti con un’improvvisa emorragia di soci e con un diffuso malcontento. Aperta parentesi: dobbiamo comunque fare i conti con una scrematura quasi fisiologica. Quando si affrontano temi divisivi e si prende una posizione chiara, anche nel nostro caso a favore della coesistenza, qualcuno infila la porta e se ne va. Inevitabile. Anche se poi mi resta sempre il dubbio che forse avremmo dovuto e potuto fare di più e meglio per spiegare la nostra posizione. Ma tant’è”.

Vale anche per la Sat il discorso fatto da Berton per il Cai, ovvero: siamo una realtà associativa estesa in cui si trova un po’ di tutto? Oppure nell’ultimo anno e mezzo le cose sono cambiate e la Sat è un po’ lo specchio della società trentina con un sentimento prevalente di contrarietà rispetto alla presenza dei grandi predatori?

 

Direi che la situazione è diversificata e nettamente scissa in senso geografico. Per le sezioni del Trentino orientale l’orso non è un tema, al contrario quando vai in certe valli del Trentino occidentale, penso ad alcuni Comuni della Val di Sole in particolare, la questione orso è centrale e la sensibilità diventa ipersensibilità. Ciò detto, vale per noi quello che vale per il Cai: con qualcuno si riesce a sviluppare un ragionamento, con altri no. In generale però, lo ammetto, ci sono situazioni in cui ci vuole davvero molta, molta pazienza”.

Pazienza a parte, quello che emerge con chiarezza è che esiste un impegno trasversale, che va dal Cai alla Sat e che tocca le associazioni di categoria come la AMM, per favorire il dialogo e la ricerca di soluzioni realistiche nella gestione dei grandi carnivori. La domanda a questo punto è: ma, secondo voi, la politica ha capito il potenziale insito in questo lavoro, molto laico, di mediazione portato avanti dalle associazioni? In fondo la Provincia potrebbe trovare degli alleati di peso per uscire da un’impasse che dura da troppo tempo. Partiamo da Ferrari e dalla Sat.

 

La Sat ha dalla sua radicamento e capillarità. Se parliamo della necessità di un nuovo paradigma, come spesso si è fatto in questi mesi, la Provincia avrebbe sicuramente nella Sat un partner importante. Soprattutto equilibrato. Per ora, purtroppo, le cose non sono andate in questa direzione, ma abbiamo fiducia che possano evolvere in senso positivo. Abbiamo chiesto formalmente di essere coinvolti nel Tavolo Grandi Carnivori [istituito dalla L. P. 7 marzo 2024, n. 2 al fine di “promuovere e favorire la condivisione delle informazioni relative alla presenza dei grandi carnivori sul territorio provinciale e alle strategie per il miglioramento della convivenza con i medesimi”, NdR], di cui finora non siamo stati chiamati a far parte, e siamo in attesa di risposta. Al presidente Fugatti e all’assessore Failoni ho avuto comunque modo di ricordare che fuori dal centro del Casteller nessuno ha mai fatto sventolare le bandiere della Sat, e che nessuno lo farà mai. Fuor di metafora: dentro la nostra associazione non c’è posto per i fanatismi, di qualunque tipo. Punto.”

Berton, questa è anche la posizione del Cai?

 

Certamente. Faccio un esempio: per noi, come per la Sat, l’abbattimento di un orso sulla base di regole chiare non è e non sarà mai un problema”.

Tina Stolcis, d’accordo?

 

Come associazione degli Accompagnatori di Media Montagna abbiamo a lungo evitato di parlare proprio per tenerci alla larga dal rischio di una sterile cacofonia. Ciò detto, la strada della ragionevolezza per noi resta l’unica percorribile, indipendentemente dal fatto che la Provincia ci chieda o meno un maggiore coinvolgimento”.

Un’ultima questione: voi siete associazioni, parliamo in questo caso soprattutto di Sat e di accompagnatori di media montagna, radicate sul territorio trentino e, dunque, espressione di questo territorio. Pensate che lo strumento referendario possa essere un mezzo efficace per aumentare il peso specifico delle comunità di valle nella gestione dei grandi carnivori? Cristian Ferrari, lei cosa dice?

 

Penso che lo strumento referendario in generale, soprattutto in Italia, eccezioni a parte, sia stato e sia utilizzato male. Ci sono quesiti malposti, o persino strumentali, che spingono verso risposte dello stesso tenore. Dunque, inutili. Personalmente, come presidente della Sat, non coinvolgerei mai i soci in un’iniziativa referendaria per sondare la loro opinione su orso e lupo. È impossibile sintetizzare un tema complesso come la gestione dei grandi predatori in poche righe di quesito. Viceversa, un quesito che tenga conto di quella stessa complessità sarebbe improponibile e, in molti casi, forse persino incomprensibile, a una parte significativa dei soci. Dunque, venendo alla domanda, non sono affatto convinto che il ricorso ai referendum sia una buona idea, soprattutto che abbia una qualche efficacia in termini di peso dei territori. Io credo che molto più dei referendum, si dovrebbe riprendere con il dialogo dal basso, con una buona informazione e con una buona formazione”.

Tina Stolcis, la formazione dal basso è sempre stata uno dei punti di forza degli accompagnatori di media montagna, giusto?

 

Sì, nel modo più assoluto. Mi spingo oltre il “piuttosto che i referendum, meglio la formazione” del presidente Ferrari. Io penso che proprio questo, la mancanza di formazione e di adeguata informazione, siano il vero buco nero di questi anni. Molto probabilmente, se questo lavoro fosse stato fatto da subito non saremmo mai arrivati ad un referendum di questo tenore. Una vera consapevolezza della presenza dell’orso con l’adozione di comportamenti adeguati e di pochi accorgimenti, avrebbe automaticamente ridotto le frizioni e le situazioni di rischio. E invece, nella testa di tanti trentini, non parlo quindi dei turisti, ancora l’orso non c’è. La realtà dei fatti è questa. Per usare una metafora: l’hardware del Life Ursus e tutto quello che ne è seguito dal punto di vista dell’evoluzione della popolazione ursina sono stati un successo, il software decisamente no. Ed è da lì che bisogna ripartire. Io, come ho detto, vivo ad Andalo, in piena zona orso, e mi chiedo come sia possibile che, a 25 anni dai primi rilasci, ci sia ancora un sistema di raccolta dei rifiuti totalmente inadeguato. Ci sono responsabilità politiche che partono da lontano e non sarebbe giusto, quindi, focalizzarsi sull’oggi. Anzi, negli ultimi tempi qualcosa è cambiato ed è cambiato decisamente in meglio. Certo, abbiamo 25 anni da recuperare. Non sono pochi”.

 

Torniamo per un momento alla questione referendum. Il Cai, grande associazione nazionale, in questo caso gioca un ruolo di osservatore esterno. Qualche volta, però, restare un passo indietro aiuta a mettere a fuoco la visione d’insieme. Lei come la vede, Berton?

 

Non bene. Non bene perché la risposta ad un quesito di questo tipo, per come è stato posto, non potrà che essere di pancia, soprattutto in questo momento. E non bene perché finirà col creare, inevitabilmente, inutili aspettative che scaveranno un ulteriore divario tra le parti intossicando il confronto. Le comunità di valle non hanno alcuna competenza sulla gestione dei grandi carnivori. La partita si gioca altrove: tra Bruxelles, Roma e Trento. E non serve certo un referendum per capire come la pensano i territori in questo momento…"

Tina Stolcis dice: “l’orso ancora nella testa di tanti trentini, non c’è”. Presidente Ferrari, è d’accordo?

 

Sì, sono d’accordo. Oggi c’è un processo di maturazione, a livello di consapevolezza, che tocca un po’ tutti, ma per molto tempo non è stato così. Parlo anche per me, ovviamente. Pochi giorni fa scendevo dal Carè Alto e mi sono ritrovato nella boscaglia all’imbrunire. Ho pensato all’orso e mi sono comportato di conseguenza: solo due o tre anni fa non l’avrei fatto. Devo anche dire che, comunque, bisogna accettare il fatto che qualsiasi attività in natura, fosse anche solo per il fatto che condividiamo lo spazio con altri esseri viventi, ha una componente di rischio ineliminabile. Il rischio zero non esiste, in nessun luogo, in nessuna situazione, neanche urbana. Bisogna saperlo, ricordarsene, e agire di conseguenza”.

Il 24 aprile del 2023 la Sat ha prodotto un importante documento in cui c’è un forte richiamo alla responsabilità collettiva in tempi di crisi della biodiversità. Come dire, non possiamo chiedere solo agli altri di fare qualcosa, magari in aree del mondo molto più povere della nostra…

 

Sì, certo. Sapendo benissimo che è il concetto stesso di biodiversità che va spiegato. Ci sono molti soci per i quali non vuole dire nulla, per cui diventa anche difficile spiegare perché va preservata e perché l’idea di una biodiversità “alla carta” non funziona. Torniamo dunque al punto di partenza, alla formazione di base”.

A proposito di assunzione di responsabilità – aggiunge il coordinatore nazionale del Gruppo Grandi Carnivori del Club alpino, Davide Berton – direi che il concetto va esteso a 360 gradi. Abbiamo soci che banalizzano la gestione dei grandi carnivori riducendola a una questione di reti e di cani. Non è così. A loro, come del resto fa da anni anche la Sat coi propri soci, dico sempre che per trovare soluzioni praticabili bisogna imparare a mettersi nei panni degli altri: dei pastori, di chi nelle valli dell’orso ci abita e ci lavora. La biodiversità sulle nostre montagne è sempre il risultato di una interazione con le attività umane, dobbiamo riuscire a farlo capire. Solo allora si apre un vero spazio di confronto. C’è una complessità da rispettare in cui la componente di sostenibilità sociale è centrale. È su questi elementi che si gioca il futuro di orso e lupo sulle Alpi

 

L'intervista è tratta dalla serie di pubblicazioni "I Fogli dell'Orso" disponibili a QUESTO LINK sul sito del Parco Naturale Adamello Brenta 

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