Comitato per Andrea Papi, c'è da dargli retta? Dalla postura 'etica' di chi si offende con facilità all'investitura popolare: è così che si fa crescere il dibattito su orsi e lupi?
Continuano a proporre incontri, hanno realizzato dei referendum (andati oggettivamente male), intervengono pubblicamente per dichiarare che si sentono offesi (dall'Orso del Pradel di Marco Martalar alla trasmissione di Tozzi 'Sapiens'), qualche politico locale li vorrebbe addirittura nel Tavolo sui Grandi Carnivori della Provincia. Ma oggi sono tra quelli che aiutano a far crescere il dibattito sui grandi carnivori o che lo tengono bloccato su posizioni dettate da emotività e preconcetti?

TRENTO. Il Comitato Insieme per Andrea Papi pochi giorni fa ha voluto ricordare la morte del giovane solandro ucciso dall’orsa JJ4 nei boschi di Caldes, il 5 aprile del 2023. E ha fatto bene, perché ricordare è doveroso. Quello che va un po’ meno bene, invece, è che appare sempre molto difficile entrare nel merito della qualità delle proposte del Comitato che, al riparo del nome di Andrea, gode di una sorta di immunità preventiva e incondizionata. Come si può infatti dissentire, contestare, entrare in polemica, con chi porta quel nome tanto caro a tutti e che evoca immediatamente una tragedia drammatica? Questo non aiuta molto a far crescere il dibattito sui grandi carnivori, va detto.
Così, sarebbe bello per un giorno, solo per un giorno, - chiedendo la comprensione della famiglia Papi - accantonare quel nome e poter analizzare più da vicino alcune delle proposte emerse nei numerosi incontri pubblici organizzati dal presidente Pierantonio Cristoforetti, nonché qualche riflessione sulla postura del Comitato stesso.
Partiamo da quest’ultima, la postura. Abbiamo un comitato che, come prassi, si offende. Questo il dato di fatto. Si offende per l’”Orso del Pradel” dell’artista Marco Martalar, si offende quando Piero Genovesi corre il rischio di diventare il nuovo direttore del Muse, si offende quando l’immarcescibile Mario Tozzi dedica una puntata di “Sapiens” alle vicende ursine con una narrazione che il Comitato non gradisce. Quasi sempre poi, si offende per conto terzi e quasi sempre a nome e per conto della “gente trentina”, come quei partiti che fanno solenni proclami “a nome degli italiani”. Va da sé che l’offesa è un danno morale, un vulnus, un atto lesivo della dignità di qualcuno. Ci muoviamo quindi sul piano dell’etica, lontanissimi dal piano scientifico a cui il Comitato dichiara, con forza, di volersi attenere. Sembra piuttosto la reazione di chi si sente investito di un messianismo sopra le righe e che confonde il dibattito, anche acceso, su un tema divisivo, con un’azione di “polizia morale” a difesa dell’etica pubblica. Domanda: a che titolo?
Se la risposta è: “Abbiamo l’investitura delle consultazioni popolari”, spiace dirlo ma va respinta al mittente. Le consultazioni sono state un importante momento di coinvolgimento democratico ma da qui a farne un dogma ce ne corre. Anche perché, se la democrazia è sempre salutare, la retorica dell’esercizio democratico non mette al riparo dalle analisi del giorno dopo. E quelle analisi dicono che il referendum, andato relativamente bene in Val di Sole, è stato un flop in Val di Non, in Valle dei Laghi e in Paganella, con percentuali di affluenza basse, se non proprio trascurabili. Soprattutto a fronte di ambizioni plebiscitarie, più o meno malcelate, come quelle della vigilia. Il problema è che offendersi è facile e costa poco sforzo, soprattutto se gli argomenti di altro tipo scarseggiano.
E questa è la vera nota dolente del Comitato (che qualche politico locale vorrebbe anche far sedere al tavolo Grandi Carnivori della Provincia, proposta che si commenta da sola). Gli argomenti scientifici. Certo vivere in scioltezza la spettacolare contraddizione di una negazionista climatica come Franca Penasa nel ruolo di coordinatrice scientifica, non aiuta. Va detto però che la diretta interessata rifiuterebbe con sdegno l’etichetta di “negazionista” perché lei al cambiamento climatico ci crede eccome, “ma quello che c’è sempre stato”. Ipse dixit. Grazie al suo lavoro, il Comitato ha alzato l’asticella e coinvolto l’Università di Padova. Ottimo. Ci si muove, dunque, ai piani alti. Lo ha ribadito anche Cristoforetti il 22 giugno scorso, in occasione dell’appuntamento pubblico in memoria di Andrea Papi. Il Comitato ha infatti incaricato Cristian Bolzonella del Centro interuniversitario Contagraf Uni Padova di effettuare un’analisi su come si attivano gli altri Stati in presenza di grandi carnivori. Dunque, basta coi soli noti, tecnici nuovi per voltare pagina. Il tema, occorre dirlo, di per sé non pare particolarmente innovativo, per essere gentili. Forse però le competenze in campo possono accendere la lampadina giusta, toccare tasti mai toccati prima, illuminare la notte trentina in tema di orsi e lupi.
Vediamo dunque chi sono il Contagraf e Cristian Bolzonella. Contagraf è l’acronimo di “Centro Inter-Universitario per la Contabilità e la Gestione Agraria, Forestale e Ambientale”. E’ stato creato nel 1967 “con compiti di ricerca e studio delle metodologie per la rilevazione, la classificazione e l’elaborazione dei dati necessari alla tenuta della contabilità, alla gestione ed alla ricerca operativa in agricoltura”. Attività di ricerca: “Il Centro svolge attività di raccolta, elaborazione e divulgazione dei dati contabili di aziende agricole e forestali, al fine di fornire bilanci, e relativi indici, da impiegarsi per fini gestionali. […] Gli indirizzi produttivi rilevati riguardano le principali culture erbacee e quelle arboree, gli allevamenti zootecnici […], analisi nel settore forestale e delle esternalità economico-ambientali”. Grandi carnivori, orsi, lupi poco o niente.
E passiamo a Cristian Bolzonella. Non risulta inquadrato né nel personale docente né nel personale di ricerca del Tesaf, il Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali dell’Università di Padova. Lo troviamo invece tra il personale tecnico e amministrativo e nel Contagraf, sul sito, non è tra i ''referenti ricerca'' ma nel team. Poco importa. Attività di ricerca: 56 lavori all’attivo. Niente male. Tra quelli in primo piano: “Sviluppo di un modello di simulazione della dinamica dei sistemi a supporto dei processi decisionali dei consorzi vinicoli: un caso di studio del Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG”, oppure “Paesaggio sonoro. La musica della natura di Albarella”, o ancora “Progetto PV Sensing: sensoristica innovativa per la gestione dei modelli previsionali in vigneto”. Sicuramente un promettente ricercatore, per di più impegnato in politica con Fratelli d’Italia, certo è che ancora una volta orsi, lupi e grandi carnivori paiono azzeccarci poco.
Naturalmente tra le sue pubblicazioni c’è anche “La gestione degli orsi in Europa: problemi e prospettive”. Si tratta della relazione presentata al convegno di Malè del gennaio 2024, quello organizzato dal Comitato di Cristoforetti. Un esordio assoluto, da perfetto neofita della materia ma comunque utile per lisciare il pelo al pubblico in sala col blasone dell’Università di Padova. Relazione compilativa senza infamia e senza lode, un compitino ma, diciamocela tutta, dal bassissimo appeal essendo centrato sulla gestione dell’orso in Slovenia e in Scandinavia, due situazioni assolutamente incomparabili con quella trentina, visto che lì si tratta di popolazioni ursine a quattro cifre (quella slovena leggermente meno, ma poco ci manca). Neanche una parola, invece, sulle situazioni più prossime a quella trentina, in Spagna sui Cantabrici, in Francia sui Pirenei, in Abruzzo. Quindi le popolazioni piccole e isolate dell’Europa occidentale. Aperta parentesi. Per quanto riguarda queste ultime, casualmente, si tratta proprio delle realtà dove procedere a prelievi è impensabile, contrariamente a quante accade invece per le robuste popolazioni di Slovenia e Scandinavia. Chissà se Bolzonella, catapultato – metaforicamente – sulla groppa dell’orso, lo sapeva. Chiusa parentesi.
Certo il Comitato può contare anche su altre personalità: Annibale Salsa, Geremia Gios, Gualtiero Tamburini. Quest’ultimo, economista con le spalle larghe, senior advisor di Nomisma, nel gennaio 2024 si era guadagnato i titoloni dei media trentini. In effetti, l’aveva sparata grossa: secondo i suoi calcoli, nel 2023 l’orso aveva fatto perdere alle Valli di Sole, Peio e Rabbi 12 se non 13 milioni in una sola stagione attribuendogli interamente il calo dell’8% negli arrivi. Su quale base scientifica? Non si è capito. Si è invece capito che tutto era ben ancorato a suggestioni, al massimo ad un'ipotesi di lavoro del tutto arbitraria, ovvero che le oscillazioni dei flussi turistici nel Trentino occidentale fossero legate ad una unica variabile negativa, quella legata alla presenza e alla pericolosità dell’orso.
Suggestioni, tra l'altro smentite dagli addetti ai lavori del turismo a più riprese e dalle evidenze dei dati che hanno fatto registrare record di turisti anche per la Val di Sole sia nel 2024 che nel 2025, eppure gli orsi non erano certo scomparsi e nemmeno era calata l'attenzione mediatica sull'argomento. Insomma studi che sembrano più colpi di teatro, buoni per l’”effetto Wow!” di una platea che non aspettava altro. Affermazioni che poggiano sul principio di autorità, esattamente il contrario del metodo scientifico. Eppure questo è stato il racconto del Comitato negli ultimi due anni. Che, comunque, ha altre due cartucce in canna: Annibale Salsa e il superamento della Direttiva Habitat. Salsa dopo, prima la Direttiva Habitat. Avviso ai naviganti: l’idea di un abbassamento dello status di tutela dell’orso, come accaduto per il lupo, non è neppure lontanamente all’orizzonte. Biologicamente insostenibile, politicamente impraticabile. Chi lo mette sul piatto degli obiettivi, vende fumo per almeno i prossimi dieci anni.
Quanto a Salsa, il Comitato si affida spesso alla sua capacità affabulatorie. E’ un antropologo colto, intelligente, non proprio centrato sulla questione grandi carnivori ma tant’è, nessuno è perfetto. Comunque è uno che “spacca”, come si dice in gergo. A Salsa piace molto citare Michael Pastoureau, il grande intellettuale francese autore di un libro chiave sull’orso e sulla sua decadenza nell’immaginario europeo. Da re a buffone, oggetto di dileggio. Salsa lo fa sempre. Mai una volta, però che citi anche le conclusioni di Pastoureau, non proprio in sintonia con le sue. Dice infatti il francese: “Di fatto gli uomini e gli orsi sono sempre stati inseparabili - uniti da un rapporto di parentela passato progressivamente dalla natura alla cultura- e lo sono rimasti fino a oggi”. E ancora: “Uccidendo l’orso, suo parente, suo simile, suo primo dio, l’uomo ha ormai da tempo ucciso la sua stessa memoria e ha ucciso, più o meno simbolicamente, se stesso. E’ troppo tardi per sperare di tornare indietro”. Indietro non si torna, ma avanti si può andare, anche con il contributo del Comitato, ovviamente. Anzi, sarebbe bello. Ammesso e non concesso che riesca ad uscire dalla bolla delle sterili narrazioni di comodo in cui si è infilato. Ci riuscirà? Difficile rispondere. Intanto vediamo se riuscirà a offendersi anche questa volta.












