Fondazione Mach, dopo il caso 'bando per il direttore' ora c'è attesa per il dirigente del Centro di Formazione. I docenti: “La governance di questi anni va cambiata”
Tra pochi giorni verrà scelto il nuovo dirigente del Centro Istruzione e Formazione, una figura importante per l'impronta che si vorrà dare all'ente che oggi conta circa 900 studenti. Da parte di un gruppo di docenti è arrivato un appello: "La vecchia governance non ha prodotto risultati positivi, serve una figura di elevata competenza, una voce autorevole nel mondo dell'agricoltura e che possa riallacciare i rapporti esterni". Intanto in Consiglio provinciale Paola Demagri ha presentato un'interrogazione per capire cosa sta accadendo

TRENTO. Un ente d’eccellenza conosciuto a livello internazionale che oggi si trova però a fare i conti con scelte che riguardano figure importanti dell'organigramma interno e criteri di selezione giudicati da molti “tutt’altro che trasparenti”. Stiamo parlando della Fondazione Mach, un’istituzione che punta a far parte del mondo della ricerca a livello globale, ma che negli ultimi anni, purtroppo, “sembra muoversi sempre più spesso secondo logiche che appaiono lontane dagli standard che la sua reputazione richiederebbe”.
Una distanza che non passa inosservata e che sta alimentando preoccupazioni e interrogativi all’interno dell’ente.
Il primo campanello d’allarme è suonato con il bando per la selezione del nuovo direttore (QUI L'ARTICOLO): in un ente che vive di relazioni globali, progetti europei e collaborazioni scientifiche transnazionali, la conoscenza delle lingue straniere è stata relegata a semplice “elemento preferenziale”. Non un requisito, non una condizione imprescindibile, ma poco più di un optional. Una scelta che ha lasciato preoccupati ricercatori e addetti ai lavori, perché mina alla base la credibilità internazionale della Fondazione.
Se questo poteva essere visto da alcuni come un “inciampo” a preoccupare ora è la nomina del Dirigente del Centro Istruzione e Formazione. Qui c'è un “clima che – secondo diverse testimonianze interne – sarebbe segnato da scarsa trasparenza” e da una crescente preoccupazione tra dipendenti e ricercatori che le scelte non siano guidate esclusivamente dal merito e dalle competenze.
“Abbiamo bisogno di intraprendere una strada nuova. La governance di questi anni ha logorato i rapporti che il centro si era costruito e serve cambiare passo” è l'appello che un gruppo di docenti del Centro Istruzione e Formazione ha deciso di rivolgere attraverso il Dolomiti, al Consiglio di Amministrazione che lunedì dovrà decidere il nuovo dirigente tra una rosa di nomi che è stata valutata da una commissione nominata a gennaio.
“La nostra principale preoccupazione è che sia riconfermata l'attuale governance – spiega il gruppo di docenti – che in questi anni non ha purtroppo portato a risultati positivi. La poca trasparenza nelle procedure nelle varie fasi del processo di scelta del nuovo dirigente del Centro Istruzione e Formazione non sono segnali positivi”.
L'attenzione è molto alta. L'auspicio, spiegano i docenti del Centro, è che il nuovo dirigente sia “una figura di elevata competenza, trasparente, una voce autorevole nel mondo dell'agricoltura e che possa riallacciare i rapporti esterni con il mondo nazionale e internazionale”. Aspetti che, evidentemente, fino ad oggi sono purtroppo mancati.
I CAMPANELLI DI ALLARME IN CONSIGLIO PROVINCIALE
Sulla scelta del nuovo dirigente i campanelli d'allarme sono arrivati fino alla politica con un'interrogazione che nei giorni scorsi è stata presentata dalla consigliera provinciale di Casa Autonomia, Paola Demagri. “Nel caso della selezione avviata dalla Fondazione Edmund Mach per il Dirigente del Centro Istruzione e Formazione, la comunicazione è avvenuta solo verso i candidati, senza pubblicare sul sito istituzionale l’elenco degli ammessi, le date delle prove, i criteri di valutazione o gli esiti. Non è una violazione formale, ma è una scelta in controtendenza rispetto alle prassi diffuse negli enti pubblici, che normalmente rendono pubblici questi passaggi proprio per rafforzare la percezione di imparzialità”.
La trasparenza e la pubblicità, non per obbligo, ma per responsabilità verso la comunità e verso chi lavora all’interno degli enti è un investimento nel clima organizzativo, nella serenità dei lavoratori e nella credibilità delle decisioni.
“Chi lavora dentro il Centro chiede certezze, trasparenza, coerenza, equità, riconoscimento, stabilità, chiarezza dei processi, ascolto. Chiede un clima che permetta di lavorare bene, senza zone d’ombra” spiega ancora Demagri. “E chi guarda da fuori chi ha studiato lì, chi ci ha lavorato, chi lo considera un fiore all’occhiello del Trentino chiede che la Fem continui a essere un punto di riferimento, un luogo di eccellenza, un modello di formazione e innovazione. È per questo che la trasparenza non è un dettaglio: è un modo per proteggere la reputazione del Centro, il lavoro delle persone e la fiducia della comunità”.
Nei giorni scorsi è stata presentata un’interrogazione alla Giunta provinciale attraverso la quale si chiede, fra le altre cose, di chiarire perché non siano stati pubblicati gli elementi essenziali della selezione; quali siano stati i passaggi dell’iter valutativo, dai criteri adottati alla composizione della commissione e se il Consiglio di amministrazione abbia esercitato le facoltà previste dall’articolo 17 dell’Allegato C che permette di fare approfondimenti e richiama espressamente i principi di imparzialità, pubblicità e trasparenza quali criteri guida di ogni procedura.
“Nessuno mette in dubbio la correttezza della procedura. Ma proprio per tutelare l’interesse pubblico, il benessere organizzativo e la serenità della comunità Fem, è importante che ogni passaggio sia chiaro, accessibile e tracciabile. La trasparenza non è un dettaglio: è un servizio alla collettività” conclude Demagri.













