Ipes, la riforma dell'assessora Mair che vuole cancellare il Cda. Perplessità da parte dei partner italiani in giunta. Trema l'istituto per l'edilizia sociale
L'assessora propone di eliminare la presidenza per puntare tutto sull'efficienza e su un filo diretto con la direzione generale

BOLZANO. Terremoto in vista per i vertici dell'Ipes: l'assessora Ulli Mair ha presentato infatti in Giunta provinciale una proposta di riforma che punta a rivoluzionare la governance dell'Istituto per l'edilizia sociale.
Il cuore del piano prevede la cancellazione definitiva del Consiglio di amministrazione e della figura del presidente, attualmente ricoperta da Francesca Tosolini, per centralizzare il potere decisionale nelle mani della direzione generale.
Una mossa che andrebbe dunque ad accorciare la catena di comando, garantendo all'assessora un rapporto diretto con l’ente.
La strategia della Mair si basa sulla ricerca di una maggiore efficienza operativa. Secondo l'esponente dei Freiheitlichen, l'Ipes deve agire come un ente tecnico snello e non come un terreno di scontro partitico o un bacino per l'assegnazione di poltrone.
L'assessora sostiene che l'assenza di un Cda non solo velocizzerebbe le decisioni, ma garantirebbe anche un risparmio economico e una maggiore professionalità, eliminando quelle dinamiche di spartizione politica spesso malviste dai cittadini.
Tuttavia, tra i partner di coalizione di lingua italiana il clima è tesissimo.
La proposta è stata accolta con estrema freddezza dal consigliere pronviciale Angelo Gennaccaro, il quale ha subito puntualizzato come questo stravolgimento non sia presente nel programma di governo e non sia mai stato discusso preventivamente tra gli alleati.
La questione è delicata anche sul piano degli equilibri politici: la presidenza dell'Ipes rientrava infatti nelle nomine di competenza della componente italiana, con Gennaccaro che aveva già ipotizzato un avvicendamento al termine del mandato di Tosolini a maggio, ma senza prevedere la cancellazione totale del ruolo.
Anche Forza Italia e Fratelli d'Italia alzano il muro. Christian Bianchi ha già espresso la sua netta contrarietà a una decisione mai condivisa, mentre dal vicepresidente Marco Galateo trapela forte perplessità.
Quella che doveva essere una seduta di routine a Palazzo Widmann si è trasformata così in un vero banco di prova per la tenuta della maggioranza.













