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Trento
22 febbraio | 06:00

Fondazione Edmund Mach, direttore generale cercasi. Nel bando la conoscenza dell'inglese diventa 'facoltativa': “Non sono dettagli tecnici, così si mina la credibilità”

La conoscenza delle lingue per il futuro direttore della Fondazione Edmund Mach, ente conosciuto a livello internazionale e dove ci lavorano ricercatori provenienti da varie parti del mondo, è solamente fra gli "elementi preferenziali". La consigliera di Casa Autonomia, Paola Demagri: "La credibilità delle istituzioni è un bene prezioso, anche solo il sospetto che i bandi possano essere 'modellati' su specifici profili rappresenta un danno reputazionale che la Fem non può permettersi"

TRENTO. Tra le particolari competenze richieste (preferenziali) c'è la “conoscenza ed esperienza nel mondo della ricerca e dell’innovazione con particolare riferimento al settore pubblico a livello nazionale, europeo e internazionale” ma anche la conoscenza della lingua inglese risulta  facoltativa

 

Sotto la lente d'ingrandimento di molti è finito l'avviso pubblico per l'assunzione a tempo determinato del direttore generale della Fondazione Edmund Mach. Stiamo parlando di un ente di rilievo internazionale che da anni svolge attività di istruzione e formazione, ricerca scientifica e sperimentazione.

 

E' inevitabile che siano portati avanti progetti internazionali. In Fem operano complessivamente oltre 700 risorse umane, ricercatori provenienti da tutto il mondo. E negli scorsi anni nella classifica Top Scientists, pubblicata dalla Stanford University, sono rientrati anche alcuni dei ricercatori del Centro Ricerca e Innovazione Fem che si erano distinti a livello mondiale per autorevolezza scientifica sulla base del numero di pubblicazioni e di citazioni nelle relative aree disciplinari. 


Che la Fem abbia una caratura internazionale è fuori da ogni dubbio ed è proprio per questo che fa discutere la conoscenza della lingua inglese facoltativa (tra gli elementi preferenziali). 

 

IL RUOLO DEL DIRETTORE GENERALE 
Nella sezione trasparenza della Fem si può trovare il regolamento di organizzazione e funzionamento. Al suo interno vengono riportati i compiti del direttore generale: esegue le deliberazioni e attua gli indirizzi dettati dal Consiglio di amministrazione. Assume la visione unitaria degli indirizzi e degli obiettivi adottati dal Consiglio di amministrazione e dal Presidente e risponde della loro attuazione complessiva. 

Fra i compiti del direttore generale vi è anche lo svolgimento di funzioni di guida, coordinamento ed impulso nei confronti dei Dirigenti delle strutture, in ordine al perseguimento degli obiettivi e all’attuazione dei piani e dei programmi. 

Nello svolgimento delle funzioni il direttore generale propone al Consiglio di amministrazione la nomina dei dirigenti;  su proposta del dirigente della struttura interessata, nomina i responsabili delle strutture di secondo e terzo livello. Si occupa di acquistare e vendere beni e servizi per l’intera Fem, affida consulenze e incarichi professionali e tanto altro. 

 

“SERVONO CHIARIMENTI”
A chiedere dei “chiarimenti” sui criteri dei bandi di selezione della Fondazione Edmund Mach, è la consigliera provinciale Paola Demagri. 
 
“Negli ultimi mesi la Fondazione Edmund Mach ha introdotto modifiche rilevanti ai criteri dei propri bandi di selezione, intervenendo su requisiti che per anni avevano garantito trasparenza, continuità e pari opportunità. Le variazioni riguardano aspetti qualificanti delle procedure: dalla riduzione dell’esperienza professionale richiesta per posizioni di responsabilità, all’abbassamento delle competenze linguistiche, fino alla ridefinizione dei titoli valutabili”. 

 

Non stiamo parlando di irregolarità formali. “Questa continua rimodulazione però – continua Demagri -  rischia di minare la percezione di imparzialità dell’ente, alimentando interrogativi tra i candidati e nell’opinione pubblica. In un contesto in cui la credibilità delle istituzioni è un bene prezioso, anche solo il sospetto che i bandi possano essere 'modellati' su specifici profili rappresenta un danno reputazionale che la Fem non può permettersi. La Fondazione, infatti, non è un ente qualunque: è un punto di riferimento nazionale e internazionale per la ricerca, la formazione e l’innovazione nel settore agroalimentare, e proprio per questo deve mantenere standard elevati e procedure inattaccabili”.

 

Nelle scorse ore la consigliera di Casa Autonomia ha presentato un'interrogazione con la quale si chiedono quali sono le motivazioni che hanno portato a modificare criteri consolidati nel tempo  sulle valutazioni tecniche o politiche che hanno giustificato l’abbassamento dei requisiti,  sull’eventuale ruolo dell’Assessorato o del CdA nel definire tali cambiamenti sulle misure che si intendono adottare per garantire trasparenza e prevenire ogni dubbio di favoritismi  e sull’opportunità di ripristinare criteri più stabili e coerenti con le prassi precedenti. 

 

Non stiamo parlando di tecnicismi, ma della credibilità di un’istituzione che forma, ricerca e innova. Per questo chiediamo chiarezza: non per polemica, ma per tutelare un ente che deve restare un punto di riferimento nazionale e internazionale”.

 

In altre parole, se la Fondazione Edmund Mach è davvero, come tutti sostengono, un’eccellenza internazionale, perché 'abbassare' il livello dei requisiti richiesti per chi ci lavora? Perché rendere facoltativo ciò che in qualunque centro di ricerca internazionale è considerato il minimo indispensabile?

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