Fugatti dichiara guerra agli orsi, Canestrini: ''In natura la rappresaglia non ha senso. A noi la responsabilità di non agire con schemi mentali da Paleolitico''
L'antropologo e divulgatore roveretano (che oggi insegna all'Università di Pisa) interviene sulla vicenda che riguarda l'uccisione del giovane runner e le conseguenti decisioni politiche prese in Trentino: ''L’orso fa l’orso, l’etologia e la giurisprudenza sono dimensioni diverse, perlomeno da quando si è smesso di processare e “giustiziare” cinghiali, bruchi e gatti nel Medioevo. Noi umani abbiamo la responsabilità di gestire la compresenza in maniera evoluta''

ROVERETO. ''In natura la rappresaglia contro gli animali non ha senso, ed è sempre e comunque odiosa. Leggo che si vuole “fare giustizia” sul caso dell’orso omicida in Trentino. Ma è un’idea tutta umana di giustizia, e neppure di tutti gli umani per fortuna. Una sciocchezza''. Così Duccio Canestrini, noto antropologo roveretano che da anni si divide tra le università e il mondo della divulgazione, tra i primi in Italia a occuparsi di turismo responsabile. Per capire chi è Canestrini si può leggere l'Enciclopedia Treccani che gli ha dedicato una voce: ''Ha enucleato il concetto di homo turisticus come chiave di lettura per interpretare i comportamenti umani nei territori dell’alterità, fondando un’etica dell’incontro che sottopone al vaglio critico dei paradigmi antropologici i nuovi riti della modernità. Inviato della rivista Airone, documentarista per il programma Geo di Raitre, mediatore culturale in missioni umanitarie dell'Onu in Kurdistan e in Afghanistan, Canestrini ha alternato divulgazione e ricerca scientifica, individuando come settori privilegiati di studio l’uso culturale del corpo, le relazioni tra uomo e ambiente''.
Nato a Rovereto ha insegnato per anni antropologia del turismo all'Università di Trento e ora al Campus universitario di Lucca (Università di Pisa) ma con la sua terra di origine conserva un legame particolare e in qualche modo inscindibile. In queste ore è intervenuto sulla sua pagina Facebook scrivendo della questione orso e, soprattutto, commentando indirettamente la presa di posizione della politica provinciale che ha promesso ''vendetta'' ai plantigradi decidendo senza troppo rifletterci che ce ne sarebbero 50 di troppo che andranno eliminati e l'abbattimento di 3 che erano già ''ricercati'' (una, Jj4, si è rivelata essere l'orsa che ha aggredito e ucciso il 26enne di Caldes Andrea Papi).
''La cultura della montagna è cultura del limite - scrive Canestrini in un post -. La cultura della montagna (la cui assenza viene spesso rinfacciata ai cittadini che si pronunciano su scelte dissennate) è cultura della presenza e/o dell’andare con cautela. Cultura della sopravvivenza nella convivenza, senza arroganza. Non si uccidono (più) le vipere. Non si ammazzano un cavallo che scalcia o una mucca che incorna, eventi certo più frequenti di un orso che aggredisce (e ancora non sappiamo perché l’abbia fatto). Non si fa slalom con gli sci tra gli abeti di un pendio innevato, anche perché il rischio è di schiantarsi. Non si corre nei boschi così come - è stato osservato, non so se da un montanaro o da un cittadino - non si corre su un ghiacciaio o su un ghiaione. La cultura della montagna è conoscenza, rispetto, consapevolezza di dove ci si trova. Questa è antropologia, altro che le fucilazioni''.
E poi, in un altro post, questa riflessione: ''Logica tribale. In natura la rappresaglia contro gli animali non ha senso, ed è sempre e comunque odiosa. Leggo che si vuole “fare giustizia” sul caso dell’orso omicida in Trentino. Ma è un’idea tutta umana di giustizia, e neppure di tutti gli umani per fortuna. Una sciocchezza: l’orso fa l’orso, l’etologia e la giurisprudenza sono dimensioni diverse, perlomeno da quando si è smesso di processare e “giustiziare” cinghiali, bruchi e gatti nel Medioevo. Noi umani, ormai plenipotenziari sulla Terra - manager del genoma, degli ecosistemi e della tecnica - abbiamo la responsabilità di gestire la compresenza in maniera evoluta, non secondo schemi mentali da Paleolitico. Torno a dire, questa è antropologia, non la carabina punitiva''.













