"Il femminicidio di Giulia ha scosso profondamente l'opinione pubblica", la spiegazione di Anna Agosta. Raddoppiate le chiamate al '1522' e ai Centri antiviolenza
Raddoppiate le chiamate al numero unico antiviolenza e stalking (1522). Anna Agosta (Donne in rete contro la violenza): "Tantissime chiamate nei centri antiviolenza. Per prevenire e combattere la violenza è fondamentale l'informazione corretta: basta parlare di 'mostro che uccide la fidanzata'. Filippo è un giovane uomo 'normale' che aveva una concezione della relazione basata sul controllo e che ha esercitato una forte violenza sulla sua ragazza, fino ad ucciderla"

TRENTO. Il femminicidio di Giulia Cecchettin e l'eco mediatica che ha avuto hanno portato ad un aumento delle richieste di aiuto da parte di donne al 1522, il numero unico antiviolenza e stalking promosso dal Dipartimento per le pari opportunità della presidenza del Consiglio dei ministri.
Negli ultimi giorni i contatti telefonici sono raddoppiati. Si è passati da circa 200 telefonate al giorno a 400. A dirlo all'ANSA è Arianna Gentili, responsabile del 1522, secondo la quale il picco degli sos lanciati dalle donne viene solitamente raggiunto tra il 24, 25 e 26 novembre, in occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. Ma quest'anno “l'eco mediatica del femminicidio di Giulia ha fatto anticipare il picco. Tante donne si sono identificate nella sua situazione. Giulia era una ragazza normale e come lei tante ragazze hanno lasciato il fidanzato e si ritrovano nella sua situazione” spiega Gentili.
“Il femminicidio di Giulia ha scosso l'opinione pubblica per diversi motivi: per la giovane età di questa coppia, per la dinamica dei fatti, per l'efferatezza dell'omicidio – spiega a Il Dolomiti Anna Agosta, consigliera nazionale di D.i.Re - Donne in Rete contro la violenza, l'associazione che riunisce 87 organizzazioni sul territorio italiano che gestiscono 107 Centri antiviolenza e più di 60 Case rifugio. - Non abbiamo dati specifici sull'aumento delle chiamate nei nostri Centri sparsi sul territorio nazionale, ma possiamo confermare che c'è stato un picco di contatti in questi giorni. Il telefono continua a squillare. Non tutte le donne che chiamano lo fanno perché si sentono in pericolo, non tutte dichiarano la motivazione. Stiamo riscontrando anche tanti contatti da terzi, ossia da persone che si sentono di scrivere qualcosa di condividere una riflessione o un pensiero, oppure che desiderano mettersi a disposizione per dare una mano”.
E questo non sempre accade. “Nessun femminicidio passa inosservato – precisa Agosta – ma, talvolta, dopo pochi giorni non se ne parla più. Invece in questo caso se ne continua a parlare. Questo femminicidio ha davvero scosso l'opinione pubblica, la politica, le istituzioni, gli operatori che ogni giorno incontrano donne che subiscono violenza. Il dibattito è aperto, anche sulla questione della tempestività dei soccorsi e dell'attivazione della rete nei casi di violenza contro le donne”.
“Che questo porti ad una svolta è difficile dirlo – aggiunge Agosta. - Sicuramente contribuisce a mantenere alta l'attenzione sul fenomeno. L'audio di Giulia trasmesso dalle testate giornalistiche ha dato voce alla paura che vivono tutte le donne che subiscono violenza: ha messo in luce le dinamiche della violenza maschile contro le donne. Giulia è stata una ragazza fortemente limitata nella sua libertà. Quando lei ha provato a lasciarlo, lui non ha rispettato la sua scelta di libertà e l'ha uccisa”. (qui l'audio inviato da Giulia a un'amica che mostra chiaramente come lui stesse esercitando una forma di violenza psicologica molto forte su di lei con ricatti e sensi di colpa).
La violenza sulle donne si può prevenire e combattere anche attraverso la corretta informazione. “Purtroppo ci sono ancora molte storture nel descrivere il fenomeno e in particolare questo femminicidio – specifica Agosta. - C'è una narrazione incentrata su Filippo Turetta che lo descrive come un ragazzo come tanti, gentile, tranquillo, magari con qualche fragilità, insomma non un mostro. In realtà è un giovane uomo 'normale' che aveva una concezione della relazione basata sul controllo e che ha esercitato una forte violenza sulla sua ragazza, fino ad ucciderla. Quando usciremo dalla questo stereotipo del 'mostro che uccide la fidanzata' riusciremo a comprendere il fenomeno della violenza contro le donne, a combatterlo e a prevenirlo".












