Il vino come le sigarette: via libera dall'Ue all'Irlanda per gli alert sanitari sulle bottiglie. Barbacovi: “Allontanerebbero il 23% dei consumatori”
Molto critico il mondo del vino dopo la decisione dell'Unione Europea, che ha dato il via libera all'Irlanda per l'introduzione dell'obbligo di avvertenze sanitarie sulle etichette dei prodotti alcolici, incluso quindi il vino. Il trentino Lorenzo Cesconi, presidente della Federazione italiana vignaioli indipendenti: “Il tema della salute e dei consumi alimentari non si affronta con il terrorismo ed il proibizionismo”
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TRENTO. “Il consumo di alcol provoca malattie del fegato” o ancora “alcol e tumori mortali sono direttamente collegati”: sono questi i messaggi che, dopo il via libera delle autorità europee, il governo irlandese potrà introdurre sulle etichette dei prodotti alcolici, compreso quindi il vino, sul modello di quanto già avviene per esempio con le sigarette. Il 22 dicembre scorso è infatti terminato il periodo di moratoria per il “Public health alcohol labelling reglulations”, con il quale Dublino ha introdotto la norma ma, nonostante i pareri contrari di diversi Stati membri (tra i quali Italia, Francia e Spagna, che considerano la misura una barriera al mercato interno), dalla Commissione europea non è arrivata nessuna obiezione.
Una mossa, quella irlandese, che preoccupa non poco il mondo del vino anche in Trentino, visto che a questo punto altri Paesi potrebbero decidere di adottare provvedimenti analoghi. Il presidente della Coldiretti Regionale, Gianluca Barbacovi, parla addirittura di “avvertenze terroristiche”. “Il modello a questo punto è quello adottato per i pacchetti di sigarette – dice a il Dolomiti –. Da anni lavoriamo per spingere ad un consumo consapevole e responsabile dell'alcol, ma l'uso di etichette fuorvianti peserebbe negativamente sul mercato vitivinicolo ed in generale dei prodotti alcolici”. Il rischio secondo Barbacovi è di “alimentare paure nei consumatori”. Secondo un'analisi effettuata proprio dalla Coldiretti infatti, continua il presidente della sezione regionale dell'associazione: “Con l'introduzione di queste etichette il 23% dei consumatori smetterebbe di bere vino o ne diminuirebbe sensibilmente il consumo”.
Per il presidente della Federazione italiana vignaioli indipendenti, il trentino Lorenzo Cesconi: “Il tema della salute e dei consumi alimentari non si affronta con il terrorismo e il proibizionismo. Bisogna distinguere il vino dalle altre bevande alcoliche e dagli spirits. I vignaioli sono alleati delle istituzioni nelle campagne per l'educazione e il consumo responsabile. Lo siamo per definizione - continua Cesconi – proprio perché il nostro vino non è una semplice bevanda alcolica, ma un prodotto culturale lontano anni luce dalle sostanze di cui si abusa nella ricerca dell'ubriachezza. Ma le regole di etichettatura proposte dall'Irlanda ed il sostanziale via libero europeo rappresentano un madornale errore”.
Per Cesconi infatti: “Non solo sono un evidente ostacolo alla libera circolazione delle merci che comportano ulteriori costi, che si sommano agli altri già onerosi costi amministrativi che si devono affrontare per le vendite all'estero. Ma il dato più preoccupante è che le avvertenze proposte dal governo irlandese non tengono minimamente in considerazione la differenza tra abuso e consumo, elemento presente anche nel Piano di lotta europea contro il cancro. Non ci sottraiamo certo al confronto sulla tutela della salute e sul consumo moderato – conclude il presidente Fivi – ma è necessario che i legislatori europei e nazionali capiscano che la strada del proibizionismo è un vicolo cieco, e che è necessario distinguere il vino dalle bevande alcoliche in generale e dagli spirits. Il tema dei consumi alimentari andrebbe affrontato in modo complesso, partendo dai tanti determinanti della salute e abbandonando le crociate, che uccideranno il vino ma non porteranno certamente un aumento dei livelli di benessere della popolazione”.












