“In Emilia Romagna un evento senza precedenti: in 5 giorni è caduta la pioggia di 6 mesi. Sugli Appennini 'bloccato' un ciclone extra-tropicale”
I dati, al di là della tragedia immane che ha colpito l'Emilia Romagna, parlano chiaro: le quantità di precipitazioni cumulate in soli 5 giorni (negli eventi dell'1-3 maggio e del 16-17) sono senza precedenti, come inedita è l'estrema vicinanza temporale tra i due episodi. Per approfondire le cause dell'alluvione che ha sconvolto la Regione, il Dolomiti ha contattato l'ingegnere ambientale Giacomo Poletti e l'idrologo e ricercatore di Eurac Giacomo Bertoldi

BOLOGNA. Nella zona di bassa collina (tra i 150 ed i 300 metri circa) in Emilia Romagna la piovosità media annuale oscilla tra i 900 ed i 1000 millimetri: le precipitazioni cumulate nei due eventi di pioggia estrema registrati tra l'1 ed il 3 e tra il 16 ed il 17 maggio si sono aggirate tra i 450 ed i 500 millimetri, localmente anche oltre. In poche parole, in soli 5 giorni è caduta sul territorio la pioggia che, mediamente, arriva in 6 mesi ed i valori, come spiega il presidente dell'Associazione meteo professionisti Pierluigi Randi (che abita tra l'altro proprio in una delle zone maggiormente colpite dall'alluvione) sono stati altissimi anche sulle zone di pianura del Ravennate (anche in questo caso tra un terzo e la metà della precipitazione media annua). Due eventi estremi dunque, che hanno colpito grossomodo la stessa area ad appena due settimane l'uno dall'altro. Al di là dell'immane tragedia che ha colpito l'Emilia Romagna (dove il bilancio ancora parziale delle vittime è salito a 13), i dati parlano chiaro: si tratta di una situazione senza precedenti che si inserisce in un contesto climatico sempre più al di fuori dell'ordinario, nel quale a mesi di siccità estrema seguono eventi alluvionali di proporzioni inedite.
#Maltempo #EmiliaRomagna, ricognizione aerea dell'elicottero dei #vigilidelfuoco sulle zone alluvionate di Sant'Agata sul Santerno, nel ravennate [#18maggio 12:00] pic.twitter.com/Sm7Dcewcld
— Vigili del Fuoco (@vigilidelfuoco) May 18, 2023
Per analizzare l'accaduto, il Dolomiti ha contattato l'ingegnere ambientale Giacomo Poletti e l'idrologo e ricercatore di Eurac Giacomo Bertoldi: “Il fattore più grave – ribadisce quest'ultimo – è che questi due eventi si sono verificati in stretta successione. Il primo, agli inizi di maggio, è stato estremamente intenso e ha in sostanza saturato il terreno: nella stessa zona poi, un nuovo evento estremo si è riversato su un suolo che non è stato in grado di assorbire le piogge”. Più che le difficoltà di assorbimento del terreno provato dal prolungato periodo di siccità insomma, dice Bertoldi, è l'aver letteralmente “piovuto sul bagnato” ad aver favorito la disastrosa alluvione che ha messo in ginocchio l'Emilia Romagna. “E' vero che dopo un lungo periodo nel quale sono mancate le precipitazioni – dice infatti l'esperto – il terreno tende inizialmente ad essere più impermeabile, ma è anche vero che per la stessa ragione falde e bacini erano sostanzialmente vuoti. Il terreno secco poi, una volta ricevuta la prima pioggia, comincia a saturarsi e la capacità d'infiltrazione aumenta. A quel punto sono due le opzioni: o le piogge sono talmente forti da superare questa capacità oppure l'acqua scende, riempie le falde e, se il flusso di precipitazioni non si arresta, 'risale' in sostanza dal di sotto”.
E le precipitazioni, come anticipato, in questo caso sono state straordinarie. “Nonostante le piogge fossero scarse da circa un anno nella zona – precisa Bertoldi – con eventi così estremi la media sull'anno si appiana, anche se il territorio riceve rovesci estremamente intensi e concentrati in pochissime giornate. In questo caso, tra l'altro, l'evento è stato previsto con accuratezza: sul fronte della prevenzione è però importante lavorare ancora, sia sulla sensibilizzazione della popolazione ai rischi sia sulla manutenzione degli argini dei fiumi”. Fiumi che, tra l'altro, hanno avuto difficoltà a fluire verso il mare proprio per la natura dell'evento. “Si è trattato – spiega Poletti – di un ciclone extra tropicale, in termini tecnici un minimo di pressione chiuso (o cut off) 'bloccato' sulla zona degli Appennini da due zone di alta pressione a est (sull'area della Romania) e a ovest (sui Pirenei). Questa situazione ha fatto sì che le piogge continuassero a concentrarsi a lungo nella stessa zona, portando ad accumuli mai visti in precedenza”. A peggiorare le cose però è stato proprio il forte vento da est, contrario quindi alla direzione di sbocco dei fiumi.
Pulizia spiagge dopo le mareggiate: la situazione a Bellaria-Igea Marina (RN) vista dal drone #alluvione #emiliaromagna #spiagge #mareggiate #localteam pic.twitter.com/8yxrvLZp0j
— Local Team (@localteamtv) May 18, 2023
“Il livello nell'Adriatico è aumentato parecchio per l'azione congiunta di vento e bassa pressione – continua l'ingegnere ambientale – ed i corsi d'acqua si sono quindi trovati davanti una sorta di barriera sul loro percorso, facilitando quindi le esondazioni. Si tratta di una situazione tipica per esempio in Florida in occasione degli uragani: in questo caso la dinamica è stata la stessa”. Il tutto senza contare che in qualche caso in Emilia Romagna i fiumi sono 'pensili', al di sopra quindi dei terreni circostanti (a loro volta spesso a ridosso del livello del mare): “In caso di esondazioni o rotture di argini – precisa Poletti – le conseguenze sono quindi catastrofiche. Parlando di numeri, come anticipato, ci troviamo di fronte ad un evento senza precedenti su scala secolare. Tra il 16 ed il 17 maggio sono caduti tra i 200 ed i 300 millimetri nella zona Appenninica, quasi al confine con la Toscana, valori molto simili a quelli dell'evento dell'1-3 maggio. A livello di cumulate, nella zona del Delta del Po dall'inizio di maggio è caduta un terzo della pioggia attesa in media a livello annuale”.












