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In Trentino prima apertura verso la 'giustizia riparativa', avviato l'iter per un uomo accusato di rapina e lesioni

La vicenda che vede coinvolto l'imputato risale al 2022 e riguarda una aggressione avvenuta a Trento in viale Verona. L'istituto della "giustizia riparativa", che da alcuni mesi sta già trovando ampia applicazione soprattutto nei grandi tribunali italiani, ha avuto tra le prime applicazioni in Italia il processo che ha riguardato Davide Fontana, reo confesso dell’uccisione e dell’occultamento del cadavere di Carol Maltesi​

Di G.Fin - 03 dicembre 2023 - 19:27

TRENTO. Aveva brutalmente aggredito un barista in viale Verona a Trento per rubare una stecca di sigarette e gli avrebbe addirittura morso l'orecchio staccandogli un lembo.

 

La vicenda era avvenuta il 26 maggio del 2022 e, negli scorsi giorni, il protagonista dell'episodio, un uomo di 46 anni difeso dall'avvocato Nicola Zilio, è il primo possibile caso in Trentino di 'giustizia riparativa'.

 

Dalla ricostruzione degli inquirenti e dalle testimonianze raccolte, l’uomo coinvolto nell'aggressione avvenuta a Trento sud, ha agito sotto l'effetto dell'alcol. Il barista era stato poi soccorso e trasportato d'urgenza in ospedale per ricevere le cure del caso; sporgeva poi denuncia per rapina e lesioni con l’assistenza dell’avvocato Stefano Pedrini di Trento, che portava all’arresto dell’uomo, detenuto in carcere da oltre un anno in attesa di giudizio.

 

L'istituto è della cosiddetta Giustizia Riparativa, è stato regolato per la prima volta in Italia nel 2022 con la cosiddetta riforma Cartabia, dal cognome dell'ex Guardasigilli Marta Cartabia, ed ha come obiettivo la riparazione del danno, la riconciliazione tra le parti e il rafforzamento del senso di sicurezza. E’ uno strumento innovativo che, nel mettere a confronto vittima e reo, non porta solo a ricercare il perdono dell’una ed il pentimento dell’altro, ma mira a gestire dinamiche complesse, per aiutare l’imputato o il condannato a riflettere sulle ragioni che lo hanno portato a delinquere ma anche a meglio capire le conseguenze che le sue azioni hanno comportato per la vittima. E ciò anche per limitare i rischi di recidiva una volta espiata la pena.

 

Come spiega il portale Diritto.it, la giustizia riparativa è infatti una forma di risoluzione del conflitto “basata sull’ascolto e sul riconoscimento dell’altro con l’aiuto di un terzo imparziale chiamato ‘mediatore’”. Sicuramente è un ottimo banco di prova per il Centro di Giustizia Riparativa di Trento, che ha nel recente passato già ottenuto riconoscimenti ed apprezzamenti a livello nazionale.

 

Questo istituto, che da alcuni mesi sta già trovando ampia applicazione soprattutto nei grandi tribunali italiani, ha avuto tra le prime applicazioni in Italia il processo che ha riguardato Davide Fontana, reo confesso dell’uccisione e dell’occultamento del cadavere di Carol Maltesi creando forti dibattiti nell’opinione pubblica.

 

Nei giorni scorsi il Gup di Trento Enrico Borrelli ha accolto la richiesta formulata dall'avvocato Nicola Zilio affinché il proprio cliente possa tentare un percorso di giustizia riparativa. Verrà ora stilato un programma specifico per l'imputato e si vedrà se la vittima del reato, grazie anche all’assistenza e all’aiuto del personale specializzato del Centro, accetterà il confronto, il dialogo e le scuse del suo aggressore. Se il percorso avrà un esito positivo, il Giudice potrà tenerne conto nel caso di condanna, allorquando dovrà decidere la pena da infliggere.

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