Processo per l’uccisione di M90, associazioni ammesse come parti civili contro Maurizio Fugatti: “Abbattuto senza narcotizzazione, l'orso morì dopo una lunga agonia”
Si è aperto oggi il procedimento giudiziario che vede imputato il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, per la vicenda legata all’uccisione dell’orso M90. Da parte della difesa è stato chiesto il rito abbreviato. L'udienza è stata rinviata al 18 marzo

TRENTO. “La difesa del presidente Fugatti ha avanzato richiesta di definizione del procedimento nelle forme del giudizio abbreviato e noi siamo stati ammessi come parte civile”. La Leal ha annunciato che è stata ammessa, assieme ad altre associazioni, come parte civile nel processo a carico del presidente della Provincia Maurizio Fugatti per l'uccisione dell'orso M90.
Nelle scorse ore, infatti, si è tenuta l'udienza predibattimentale e la difesa di Fugatti ha depositato una memoria con diversi documenti, consegnati però solo in formato digitale su chiavetta. Proprio per permettere alle parti civili di analizzare il materiale, il giudice ha deciso di rinviare la discussione al 18 marzo.
L'imputazione riguarda i reati di uccisione di animali e di maltrattamento di animali, aggravati dalla crudeltà, ai sensi degli articoli 544-bis e 544-ter del codice penale. Secondo l'accusa “Fugatti avrebbe disposto l'abbattimento dell'esemplare omettendo la previa narcotizzazione e il necessario impiego di personale veterinario” spiega la Leal.
Dalla ricostruzione dei fatti, ha spiegato in una nota l'Enpa, è emerso chiaramente che “M90 non fu narcotizzato prima dell’uccisione, nonostante fosse radiocollarato e quindi facilmente rintracciabile. Furono esplosi tre colpi, ma solo due colpirono l’animale, senza peraltro causarne la morte immediata. L’autopsia ha evidenziato che l’orso morì dissanguato per un’emorragia interna dopo una lunga agonia. Inoltre, nessun veterinario era presente, contrariamente a quanto previsto dal Pacobace”.
Determinanti sembrano essersi rivelate le consulenze dei professori Cristina Cattaneo, medico legale e antropologa forense, e Orlando Paciello, veterinario forense. Nella relazione tecnica depositata agli atti per Enpa, gli esperti hanno evidenziato come “l’uccisione con proiettili esplodenti di calibro 30.06, senza previa anestesia, abbia causato un’emorragia interna che ha portato alla morte dell’animale dopo prolungate e atroci sofferenze”.
Dal canto suo Leal sottolinea come la morte di M90 non costituirebbe un episodio accidentale riconducibile alla gestione faunistica, bensì sarebbe l'esito di una condotta ritenuta “gravemente inadeguata sotto il profilo della tutela della fauna selvatica”. L'esemplare, spiega sempre l'associazione, “sarebbe divenuto 'confidente' anche a causa di ricorrenti episodi di foraggiamento e della mancata messa in sicurezza dei rifiuti, fattori che ne avrebbero favorito l'avvicinamento alle aree antropizzate”.
M90, ha spiegato anche l'avvocata Claudia Taccani, responsabile Ufficio Legale Oipa Italia "è stato vittima di un’uccisione basata su un ordine non sorretto da motivi che ne potessero giustificare un provvedimento così estremo. Chiediamo giustizia per quest’orso, vittima di gravi falle nella gestione della convivenza tra uomo e i grandi carnivori, la cui tutela è addirittura di rango comunitario”.
L'ammissione come parti civili è stato accolta positivamente dalle associazioni. “L’auspicio è che si possa fare piena chiarezza sulla morte dell’orso M90 e che sia fatta giustizia in modo che episodi come questo non accadano mai più”.












