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Trento
07 novembre | 17:35

Orsi, l'Enpa: "Fugatti rinviato a giudizio per l'uccisione con crudeltà di M90: non fu narcotizzato e morì dissanguato senza che ci fosse un veterinario"

Il Gip del tribunale di Trento ha respinto la richiesta di archiviazione del pubblico ministero sull'abbattimento di M90. L'Enpa: "Questa ordinanza segna un momento storico per la tutela della fauna selvatica in Italia. Per troppo tempo, la Provincia ha pensato di poter predisporre a piacimento la vita e la morte di orsi e lupi, con leggerezza e senza rispetto per le normative europee e nazionali"

di Redazione

TRENTO. "Un rinvio a giudizio del presidente della Provincia di Trento che inizia a far chiarezza e giustizia per l'orso M90". A dirlo Ivana Sandri, etologa e presidente dell’Enpa di Rovereto. "L'esemplare è stato ucciso con atroci e lunghe sofferenze". Il plantigrado era finito nel mirino di piazza Dante perché considerato troppo confidente e responsabile di aver seguito una coppia di escursionisti nei boschi della val di Sole.

 

 Le azioni di dissuasione non sarebbero state sufficienti e quell'incontro, fortunatamente senza conseguenze gravi, aveva però segnato il destino dell'orso. "Con un'ordinanza durissima depositata oggi, il Gip del tribunale di Trento, Gianmarco Giua, ha respinto la richiesta di archiviazione avanzata dal Pubblico ministero nei confronti del presidente della Provincia di Trento in merito alla crudele uccisione dell’orso M90", spiega l'associazione che aggiunge: "Secondo quanto emerge dal provvedimento, il giudice riconosce gravi elementi indiziari per procedere nei confronti di Fugatti per il reato di uccisione di animale con crudeltà e senza necessità".

 

Il giudice - riporta Enpa - ha inoltre disposto: "L’imputazione coatta di Maurizio Fugatti, da formalizzare entro 10 giorni da parte della Procura e l’iscrizione nel registro degli indagati di due funzionari coinvolti nell’esecuzione dell’uccisione".

 

Dalla ricostruzione contenuta nell’ordinanza emerge che "l’orso M90 non fu narcotizzato prima dell’uccisione, nonostante fosse radiocollarato e rintracciabile - prosegue l'Enpa - furono esplosi tre colpi, ma solo due colpirono l’animale, senza causarne la morte immediata, l’autopsia ha evidenziato che l’orso morì dissanguato per un’emorragia interna dopo una lunga agonia e nessun veterinario era presente, contrariamente al protocollo Pacobace".

 

Per questo il Giudice per le indagini preliminari ritiene che "ci sia una sufficiente base probatoria per ritenere configurabile il reato di uccisione con crudeltà, per via della sofferenza evitabile inflitta all’animale e per la modalità con la quale l’uccisione è stata perpetrata e anche per l’accettazione del rischio della uccisione anche crudele di M90. La modalità della condotta non solo non era necessaria, ma è avvenuta in violazione delle cautele previste, causando sofferenze evitabili mediante l’adozione delle cautele del Protocollo del Pacobace e l’intervento, obbligatorio, dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari".

 

L'orso aveva seguito - senza però arrivare a contatto - un coppia di escursionisti e la Provincia di Trento si era orientata fin da subito sull'abbattimento. Il parere di Ispra (necessario ma non vincolante) era risultato positivo per la cattura oppure per la rimozione (a scelta di piazza Dante) con l'indicazione però di mettere in sicurezza il territorio (Qui articolo).

 

Da lì il decreto della presidente Maurizio Fugatti e, poche ore dopo, la comunicazione di avvenuta esecuzione, da parte del corpo forestale, delle disposizioni. Un intervento rapido, anche perché l'esemplare era dotato di radiocollare. 

 

“Questa ordinanza segna un momento storico per la tutela della fauna selvatica in Italia. Per troppo tempo, la Provincia ha pensato di poter predisporre a piacimento la vita e la morte di orsi e lupi, con leggerezza e senza rispetto per le normative nazionali ed europee: M90 è morto tra atroci sofferenze, senza una vera giustificazione. Oggi, finalmente, qualcuno è chiamato a risponderne. Ringraziamo le avvocate Valentina Stefutti e Rosa Rizzi, che ci hanno rappresentati in questa grave vicenda e ringraziamo anche i professori Cristina Cattaneo, anatomo patologo, e Orlando Paciello, veterinario forense, che nella relazione tecnica resa in atti per Enpa hanno chiaramente evidenziato come l’uccisione con proiettili esplodenti di calibro 30.06. senza previa anestesia abbia causato un’emorragia interna che ha portato a morte l’animale dopo forti e prolungate sofferenze", conclude Carla Rocchi, presidente nazionale Enpa.

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