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| 16 mar 2023 | 11:27

L'Europa vuole ''ammazzare le nostre stalle'', l'allarme degli allevatori trentini: ''Una follia equiparare gli allevamenti alle fabbriche''

La Commissione Europea ha presentato una proposta di revisione della Direttiva sulle emissioni per inserire anche gli allevamenti di bovini nel campo di applicazione.  E' stato lanciato un appello in una lettera aperta promossa dalla Coldiretti e firmata dalle principali organizzazioni agricole europee ai Ministri in vista della discussione al Consiglio Ambiente dell’Ue

L'Europa vuole ammazzare le nostre stalle'', l'allarme degli allevatori trentini

TRENTO. “E' una follia, ci sarebbero ancora ulteriori danni. In Europa dovrebbero venire qui da noi per capire le esigenze che ci sono sul territorio”. Non usa mezzi termini il presidente degli Allevatori in Trentino, Giacomo Broch in merito direttiva europea ribattezzata “Ammazza stalle”.

 

La Commissione Europea ha presentato una proposta di revisione della Direttiva sulle emissioni per inserire anche gli allevamenti di bovini nel campo di applicazione. Una decisione che vede oggi agricoltori europei sul piede di guerra perché, viene spiegato, si arriverebbe ad equiparare “gli allevamenti alle fabbriche spingendoli alla chiusura”.

 

Nelle scorse ore è stato lanciato un appello in una lettera aperta promossa dalla Coldiretti e firmata dalle principali organizzazioni agricole europee ai Ministri in vista della discussione al Consiglio Ambiente dell’UE di oggi, giovedì 16 marzo.

 

Le organizzazioni agricole firmatarie oltre all’ Italia (Coldiretti), sono di Belgio (FWA), Repubblica Ceca (AKCR e ZSCR), Germania (DBV), Francia (FNSEA), Polonia (FBZPR), Portogallo (CAP), Slovacchia (SPPK) e Spagna (Asaja), ritengono la formulazione della proposta del tutto inadeguata e inaccettabile rispetto alla realtà produttiva europea.

 

“Se non adeguatamente contrastata, questa proposta – scrivono le Organizzazioni - potrebbe portare a una dirompente riduzione dei redditi dei nostri allevatori o, potenzialmente, alla chiusura di molti allevamenti di dimensioni medio-piccole, minando la sovranità alimentare, con il conseguente aumento della dipendenza dalle importazioni di prodotti animali da Paesi terzi, che hanno standard ambientali, di sicurezza alimentare e di benessere animale molto più bassi di quelli imposti agli allevatori dell’UE. Ciò andrebbe contro i recenti sviluppi politici dell’UE in materia di reciprocità nel commercio internazionale, aumentando il divario tra la stessa UE e i partner commerciali”.

 

 

L'equiparazione degli allevamenti alle industria, spiega anche il presidente degli Allevatori trenini, “è fuori da ogni logica”. “Nessuno pensa alle tante positività che un allevamento ha sul territorio – spiega Broch – non è possibile generalizzare e fare di tutta l'erba un fascio”.

 

 

Infatti, equiparare gli allevamenti, anche di piccole/medie dimensioni, alle attività industriali, appare ingiusto e fuorviante rispetto al ruolo che essi svolgono nell’equilibrio ambientale e nella sicurezza alimentare. “Soprattutto – sviene spiegato dalle associazioni - è il risultato di una valutazione d’impatto basata su dati imprecisi e vecchi, e di un approccio ideologico che va stigmatizzato, anche perché potrebbe avere impatti negativi sull’ambiente, riducendo le aree a pascolo (perdita di biodiversità e paesaggi, minaccia alla vitalità delle aree rurali, ecc.)”.

 

Il rischio è un ulteriore pesante attaccato agli allevamenti che da mesi stanno portando avanti con molte difficoltà le proprie attività. “ Siamo sotto pressione – spiega Giacomo Broch a il Dolomiti – e tante aziende agricole si sono esposte con le banche per fare importanti investimenti. Tanti agricoltori stanno davvero facendo mille fatiche ed è ingiusto che ora l'Europa ci ponga in queste situazioni”.

 

L’unica opzione possibile, per le associazioni che hanno sottoscritto il documento, è quella di “mantenere l’attuale quadro normativo con l’eliminazione del settore bovino dallo scopo della direttiva e il ripristino delle attuali soglie stabilite per il settore avicolo (a partire da 40.000 capi) e suinicolo (suini da produzione di peso superiore a 30 kg: a partire da 2.000 capi; scrofe: a partire da 750 capi). Questa soluzione andrebbe a riconoscere gli sforzi che gli allevatori stanno compiendo per aumentare la sostenibilità delle loro aziende che, su scala globale, sono già quelle che registrano le migliori performance in termini di impatto ambientale e mitigazione dei cambiamenti climatici. I progressi raggiunti non devono essere vanificati e fermati”.

 

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