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| 07 apr 2023 | 06:01

Morire a 26 anni mentre si va a fare una corsa: tragedia di Caldes, è l'ora del cordoglio. ''Diteci voi cosa dobbiamo fare, chiuderci in casa? Andare via?''

Mentre si attende l'esito delle analisi e sui social si rincorrono insulti, teorie del complotto e aberrazioni varie a Caldes una folla di cittadini si è riunita davanti alla casa della famiglia Papi in segno di vicinanza ai genitori e alla sorella. Sconvolte le persone del posto che conoscevano Andrea: ''L'orso fa l'orso e non ce l'abbiamo con gli animali. Ma se lui fa quello che fa noi adesso cosa dobbiamo fare? Chiuderci in casa? Andarcene? Cosa diavolo dobbiamo fare?''

TRENTO. E' l'ora del cordoglio. E' il momento di stringerci tutti alla famiglia Papi che mercoledì pomeriggio ha salutato, come sempre, il figlio e fratello Andrea che usciva per la tradizionale corsa di allenamento tra i boschi di casa e non l'ha più visto rientrare. Che ha dovuto assistere a un'angosciosa ricerca notturna fatta di droni, cani, personale a terra, soccorso alpino e vigili del fuoco e poi alla devastante notizia, nel cuore della notte, intorno alle 2.30, che Andrea era stato ritrovato, morto, dilaniato da diverse ferite.

 

E, ci auguriamo di no, ha forse anche involontariamente assistito alle centinaia di migliaia di commenti fatti da chissà quale parte d'Italia che hanno inondato i social del solito liquame fatto di frasi del tipo: ''Poteva non andarci in quel bosco'', ''ma stare a casa no?'' o ancora: ''Avrà provocato se è stato attaccato, guarda caso sono sempre i runner ad andarci di mezzo con o senza cani''. Per non parlare delle teorie del complotto più assurde e nemmeno riferibili. 

 

Entrando a Caldes, ieri mattina, il senso di quanto stava succedendo, invece, l'ha dato vedere una folla di cittadini radunati sotto la casa della famiglia di Andrea. Tutti compatti, vicini ai loro amici, parenti, concittadini in questo momento di dolore atroce per aver perso un figlio in un modo assurdo, incomprensibile. Andrea Papi è uscito di casa mercoledì pomeriggio, calzoncini, scarpa da trail running ai piedi e bacchette strette nelle mani. E' corso percorrendo una discesina che da casa sua attraversa le case del paese, giù fino al torrente Noce. Ha superato il ponte e poi è salito lungo una stradina che si inerpica e che è molto frequentata sia dagli abitanti di Caldes che da quelli di Terzolas.

 

Il tutto nel raggio di pochi chilometri in linea d'aria dalle case, dal paese dove viveva, dove riusciva a coltivare la sua passione (lo sport, si era anche laureato in scienze motorie all'Università di Ferrara) e dove aveva amici e affetti. "Era un ragazzo davvero in gamba. Tutti gli riconoscevano di essere bravo e simpatico, ma soprattutto preciso e puntuale. Era un grande lavoratore e io ero orgoglioso di essere il suo datore di lavoro". Ha spiegato commosso Franco Anselmi, titolare della macelleria Carni e Salumi di Croviana, dove il 26enne lavorava, incontrato proprio lungo quella prima discesina percorsa da Papi poche ore prima.

 

Con lui una collega di Andrea che aveva lavorato al Poli, in passato, con il ragazzo e che ha confermato come fosse capace di farsi ben volere da tutti, ''un ragazzo serio, lavoratore, ce ne fossero come lui''. Poi ha cambiato argomento rapidamente: ''Ma avete visto sui social che cose terribili che scrivono? Ma come si fa a non pensare che è morto un ragazzo di 26 anni prima di sparare sentenze senza sapere nulla''. ''Sì perché diteci voi a questo punto cosa dobbiamo fare - ha aggiunto un altro signore che Andrea ha salutato ieri pomeriggio prima di lasciare il paese -. Non possiamo più uscire di casa? Dobbiamo andarcene dalle nostre case? Va bene, ma allora ditelo chiaro e tondo. Non è possibile che uno esce di casa nel pomeriggio per farsi una corsa e finisce che non torna più, ridotto in quella maniera. L'orso fa l'orso e non ce l'abbiamo con lui o con gli animali. Ma è proprio questo il problema: lui fa il suo e noi cosa dobbiamo fare? Diteci cosa diavolo dobbiamo fare noi che viviamo in queste zone''.

 

La risposta non esiste. Serve più informazione, serve più attenzione, serve più controllo, politiche più serie per favorire la convivenza, va bene, va tutto bene. Ma il rischio zero non esiste e l'incidente è sempre possibile. Andrea doveva incontrarsi con degli amici verso le 19 per andare a cena ma non è rincasato. E' stato dato l'allarme e prima i vigili del fuoco della zona, poi il soccorso alpino, si sono attivati per le prime ricerche. Poi sono arrivati i cani e sono decollati i droni. Intorno alle 2.30 le unità cinofile hanno individuato il corpo del ragazzo. Prima il cellulare e la borraccia rimasti sul sentiero vicino a tracce di sangue. Poi, a un centinaio di metri di distanza il corpo di Andrea con molte ferite sparse in più parti del corpo. Un dramma terribile e una comunità sotto shock. Ma non solo quella di Caldes o della Val di Sole. La comunità di tutti quelli che hanno a cuore la vita a prescindere, di tutti. La vita di un ragazzo di 26 anni come ce ne sono in tutta Italia, in tutta Europa, che calzoncini indosso, scarpe allacciate voleva farsi una corsa vicino a casa e alle 7 doveva vedere i suoi amici per andare a cena. E' l'ora del cordoglio.

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