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Belluno
11 marzo | 13:42

Olimpiadi 2026, la proposta: “Recuperare l'area ex Eni per farla diventare villaggio olimpico”. Il sindaco: “Finora nessuno ci ha ascoltato”

La proposta in vista dei Giochi di Milano-Cortina 2026 è stata lanciata dal Comune di Borca di Cadore e sostenuta dalla Provincia di Belluno e dall'Unione montana della valle del Boite: “Se formalizziamo e avanziamo questa proposta è per sollecitare gli interessati a farsi vivi e darci una riposta concreta”

di Valentina Ciprian

BELLUNO. Recuperare l'ex villaggio Eni di Borca di Cadore per farlo diventare sede del villaggio olimpico in vista dei giochi Milano-Cortina 2026. È questa la proposta avanzata dal Comune di Borca di Cadore, sostenuta dalla Provincia di Belluno e dall’Unione Montana della Valle del Boite, che chiedono a gran voce un tavolo di confronto con il commissario straordinario per le Olimpiadi Luigi Valerio Sant’Andrea.

 

L’idea, in sintesi, è questa: riprendere attraverso un progetto di rigenerazione la struttura esistente, integrarla laddove necessario per poi, dopo il grande evento, lasciarla di nuovo al territorio.

 

Il sindaco di Borca, Bortolo Sala, ha elencato i principali punti di forza del progetto: “Prima di tutto, gli edifici esistono già e la struttura ha un altissimo livello di progettazione e di costruzione. A me, come sindaco, sembrava interessante che le risorse destinate alle Olimpiadi fossero utilizzate per qualcosa che potesse rimanere a vantaggio della collettività. Investiamo dei soldi pubblici se successivamente la destinazione è pubblica, questo è il concetto di base”. Il sindaco spiega: “Abbiamo formulato delle ipotesi per l’utilizzo della colonia nel periodo post olimpiadi. Potrebbe diventare un centro di ricerca e incubatore di start-up con un centro congressi, e poi si potrebbe pensare a un polo scolastico tipo ski college. Una parte sarebbe destinata alla residenzialità e al social housing, eventualmente con edifici costruiti ex novo da destinare all’edilizia convenzionata. Se ci sono risorse investiamole qui”.

 

Il Villaggio Eni di Borca di Cadore fu completato nei primi anni '60 per volontà di Enrico Mattei, che acquistò i terreni dal Comune di Borca per realizzare un villaggio sociale in cui ospitare i dipendenti durante le vacanze in montagna. Un complesso di oltre 100.000 metri quadri, articolato in diverse strutture, dal grande valore architettonico. Ad occuparsi della sua progettazione fu l’architetto Edoardo Gellner (autore di molte opere delle Olimpiadi di Cortina del 1956), avvalendosi per alcuni aspetti della collaborazione di Carlo Scarpa. L’improvvisa morte di Mattei portò a ridimensionare la sua visionaria idea iniziale e non tutte le strutture previste dal progetto vennero poi realizzate. Nel 2000 il villaggio è stato acquistato da una società privata, Minoter.

 

Ora, in previsione delle Olimpiadi, si tratterebbe di recuperare il complesso portando a termine l’idea originale. Gli spazi sarebbero già in grado di ospitare 700 persone tra colonia, albergo e residence. Per raggiungere la capienza necessaria verrebbero ricavati altri 500 posti costruendo un ampliamento già previsto nei disegni dell’epoca.

 

“Da un punto di vista urbanistico l’operazione è fattibile, il pat lo permette - continua Sala -. Non siamo in difficoltà da un punto di vista progettuale. Da più di trent’anni si parla di completare il villaggio, anche se la cosa non è più andata avanti. Il mio intento è riuscire ad aprire un tavolo di lavoro perché finora nessuno ci ha ascoltati. Ho chiamato la Regione, invitando l’ingegnera Elisabetta Pellegrini (dirigente area infrastrutture, trasporti, lavori pubblici e demanio della Regione Veneto con incarico di diretta collaborazione con il Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, ndr) a visitare il sito ma non è mai venuta. Se formalizziamo e avanziamo questa proposta è per sollecitare gli interessati a farsi vivi e darci una risposta concreta”.

 

“La sostenibilità dell’intervento mi pare evidente: è già costruito - evidenzia il primo cittadino di Borca di Cadore -. Quello che ci interessa, ammesso che possa andare in porto in un contesto olimpico, è l’eredità che lascerebbe questa struttura sul territorio nel post Olimpiadi, non tanto per il comune di Borca ma per tutta la valle, perché si creerebbero all’interno del sito attività di interesse collettivo, con un impatto sociale che andrebbe a vantaggio dell’intera valle del Boite”.

 

Anche soggetti internazionali avrebbero manifestato interesse, tra cui università italiane ed estere, già informalmente coinvolte. Il sindaco ha inoltre argomentato che un progetto di edilizia convenzionata o di foresteria potrebbe sopperire anche alla richiesta di alloggi per chi lavora sul territorio e attualmente fatica a trovare una sistemazione. “Il commissario alle opere olimpiche una risposta dovrà darla - conclude Sala -. Facciamo una cosa che rimane, non che viene tolta.” Ad oggi, infatti, l’ipotesi che pare più probabile per il villaggio olimpico prevede di realizzare una (discussa) struttura provvisoria con container da collocare nella zona di Campo (e non più a Fiames come previsto in un primo momento). 

 

Il presidente dell’Unione Montana della Valle del Boite e consigliere provinciale Mattia Gosetti ha espresso massimo sostegno al progetto di recupero dell’ex villaggio Eni come sede del villaggio olimpico: “Entrambi gli enti che rappresento si erano già manifestati seppur timidamente a favore di questa proposta. Oggi finalmente lo facciamo con forza a sostegno di un progetto veramente valido per il recupero di una struttura esistente, un’opera architettonica raffinata, che indipendentemente dalle Olimpiadi va rivitalizzata ma che troverebbe la sua giusta collocazione proprio all’interno di questo evento. Ci sono molte possibilità per farlo e lascerebbe un'importante eredità sul territorio. Non sarebbe una struttura che viene costruita e poi cancellata ma sarebbe una struttura che viene rimessa in funzione centrando quindi il concetto forse più corretto di sostenibilità che è poi il motto sotto il quale ci sono state assegnate le Olimpiadi.”

 

Ad aver seguito la vicenda da lungo tempo è Franco De Bon, appena decaduto dal suo ruolo di consigliere della Provincia di Belluno con delega alle infrastrutture in seguito al commissariamento del Comune di San Vito di Cadore. “Il recupero del villaggio di Borca non è più un intervento che interessa solo quel comune, ma diventa strategico per il territorio, per tutti gli obiettivi che si pone la provincia di Belluno”, spiega De Bon.

 

L’idea di riutilizzare l’ex villaggio Eni come sede del villaggio olimpico non è nuova. Se ne parla da tempo e già anni fa la società proprietaria si era detta disponibile in tal senso, rimettendo a disposizione della collettività gli spazi. Il progetto, inoltre, è uno dei punti chiave della proposta programmatica della Provincia, presentata dal presidente Roberto Padrin. Nel documento del 2022 infatti si legge: “ Per quanto riguarda il Master Plan e il villaggio olimpico, si ribadisce il punto fermo di evitare qualsiasi iniziativa che comporti consumo del suolo e possibili speculazioni immobiliari puntando verso interventi di rigenerazione urbana come la ristrutturazione/riconversione del complesso-colonia Ex ENI di Borca di Cadore, basandosi sui progetti esistenti del progettista Edoardo Gellner, con una rilettura delle strutture secondo l’Agenda Onu 2030 (dopo l’evento olimpico, potrebbe essere utilizzato, almeno in parte, per scopi sociali e pubblici, adattandolo anche per rispondere all’esigenza di alloggi per quelle professionalità che il territorio ha bisogno di richiamare da fuori provincia), investendo sulla sostenibilità sotto tutti gli aspetti possibili”.

 

De Bon prosegue: “Parliamo tanto di spopolamento e questa potrebbe essere una soluzione. Pensare di portare l’università a Borca significa interessare un intero comprensorio provinciale. Recuperare una struttura come questa e associarla a un progetto di residenzialità darebbe una risposta a problemi concreti che ci sono sul territorio, come ad esempio i tanti lavoratori che cercano alloggi a prezzi accessibili in Cadore ma non li trovano”.

 

“Abbiamo già considerato ogni aspetto tecnico - precisa De Bon -. I tempi ci sono, le modifiche potrebbero essere fatte entro i termini richiesti. La struttura risponde anche ad esigenze di accessibilità: nella colonia non ci sono scale, ma solo rampe. Abbiamo avuto riscontri favorevoli anche sotto il profilo paesaggistico e idraulico. L’ateneo di Padova si è detto interessato a valutare una proposta dal 2027 in poi qualora ci siano strutture adeguate per una sede universitaria. Abbiamo fatto un grande lavoro preparatorio perché siamo convinti che, in un modo o nell’altro, sarebbe opportuno che il villaggio di Borca venisse recuperato”, conclude De Bon.

 

Dello stesso avviso Gianluca D’Incà Levis, ideatore e curatore di Dolomiti Contemporanee, che dal 2014 in accordo con Minoter ha avviato “progettoborca” finalizzato alla rigenerazione e allo sviluppo culturale dell’ex villaggio Eni. “Attraverso le biennali di architettura di Venezia e i convegni mondiali sul paesaggio siamo riusciti a dare un’ampissima visibilità alle potenzialità di questo sito, coinvolgendo anche le università. Da anni portiamo a visitare il sito rappresentanti delle istituzioni (dall’ex ministro D’Incà al presidente del consiglio regionale veneto Roberto Ciambetti, ndr). Cosa ci è stato detto? Che era troppo difficile. Questa struttura deve essere ripresa in un modo o nell’altro, in un momento o nell’altro, se si vuole provare a fare delle imprese grandi come fu quella della costruzione del villaggio. Era difficilissimo farlo anche all’epoca, ma per fortuna ci sono riusciti. Speriamo che le Olimpiadi possano considerare programmi di rigenerazione del territorio”.

 

D’Incà Levis rimarca un concetto: è opportuno focalizzarsi non solo sul 2026 ma sul 2027, ovvero sul post-olimpiadi e sulle ricadute lasciate sul territorio. “Se abbiamo ottenuto le olimpiadi puntando sulla sostenibilità, dov’è?”, si chiede D’Incà Levis. “Una cosa è certa: costruire una cosa nuova e poi smontarla non è occuparci di rigenerazione. Inoltre, è sempre meglio costruire in un luogo già urbanizzato”.

 

“Forse l’olimpiade è lo strumento e non il fine per fare qualcosa di esemplare che rimanga sul territorio, per il territorio. L’olimpiade riguarda tutti, non un comune. L’ex villaggio Eni è nel comune di Borca, non del Comune. È un patrimonio dell’umanità se saremo capaci di riprenderlo, con o senza olimpiadi. Come diceva il sindaco prima, non ci fermeremo”, conclude D’Incà Levis. 

 

Non vogliamo litigare con nessuno, non abbiamo mai detto “Borca o Cortina”, non è una guerra tra sindaci. Anzi, è una sciocchezza presentare la questione in questi termini, alimentando tensioni in un momento in cui sindaci devono andare d’accordo e poter parlare” - affermano all’unisono tutti i promotori della candidatura dell’ex villaggio Eni come sede del villaggio olimpico.

 

“Non intendo criticare l’operato di nessuno, non mi interessa l’attrito con gli altri  - conclude il sindaco di Borca di Cadore -. A me interessa la nostra proposta e capire se possa andare avanti. Chiedo che il commissario straordinario faccia una riflessione e ci dia delle risposte, perché non ne abbiamo mai avute”.

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