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| 07 giu 2023 | 11:13

Soccorsi in montagna, in tanti non pagano: "Un buco da 400 mila euro". In Veneto pronto l'incarico per una società di riscossione, Zanoni: "Serve urgentemente una soluzione"

I dati contenuti nella risposta della Giunta all'interrogazione del consigliere regionale che spiega: "Per quanto riguarda gli italiani viene annunciato che verrà indetta una gara per incaricare una società di riscossione. Relativamente alle insolvenze degli stranieri la sensazione è che si alzi bandiera bianca"

VERONA. Oltre 400 mila euro di fatture non pagate per interventi di soccorso portati a termine nelle montagne venete. Chi viene soccorso poi non paga. Il dato è stato messo nero su bianco nella risposta di Giunta ad una interrogazione fatta dal consigliere regionale del Veneto, Andrea Zanoni.  

 

“Sono i mancati introiti registrati nel triennio 2020-2022, derivanti dal pagamento degli interventi di soccorso nelle montagne venete da parte di chi viene salvato. Un buco – spiega Zanoni -  pari al 30% del fatturato totale e che vede insolventi tanto i cittadini italiani (per oltre 141 mila euro) quanto quelli esteri (per quasi 263 mila euro). Un problema che va urgentemente risolto".

 

Si tratta di interventi del Soccorso Alpino e Speleologico che, quando il trasportato risulta illeso, sono a carico totale dell'utente. Le cause che determinano l'esigenza di soccorso sono dovute a cadute (36,2%), perdita di orientamento (28%) o malori (11,5%). Mentre, per quanto riguarda le attività in cui erano impegnate le persone soccorse, balza in testa l'escursionismo (50%), seguito da alpinismo, sci in lista ferrate e mountain bike, voci comprese tutte tra l'8 e il 6%.

 

Non è la prima volta che parliamo dei mancati pagamenti per quanto riguarda i servizi considerati (non urgenti) del soccorso alpino. Lo scorso anno  era stato fatto sapere che dal 2020 erano state emesse dell’Ulss 1 Dolomiti ben 769 fatture per un totale di oltre 1 milione di euro (1.241.118,04 euro). Una cifra che non era ancora stata saldata completamente, visto che solo nel 2022 risultava che non avessero pagato il 55% degli escursionisti italiani e il 37% dei turisti stranieri (QUI L'ARTICOLO). 

 

L'esponente del Pd sottolinea quindi che "dalla risposta della Giunta emerge una sostanziale impossibilità di procedere al recupero dei crediti. Per quanto riguarda gli italiani viene annunciato che verrà indetta una gara per incaricare una società di riscossione. Cosa che lascia perplessi perché era lecito attendersi fosse già stata fatta. Relativamente alle insolvenze degli stranieri (per il 30% provenienti dalla Germania. Altri Stati di provenienza sono, compresi in un range tra il 5 e il 10%, Polonia, Francia, Regno Unito, USA, Belgio, Austria, Repubblica Ceca, Paesi Bassi) la sensazione è che si alzi bandiera bianca. Infatti viene spiegato che per il recupero mancato anche dopo sollecito verrà valutato il costo delle procedure da attivare. Come a dire che non conviene".
 
In conclusione Zanoni ritiene "necessario rivedere i meccanismi di pagamento. Questo prevedendo in primis di imporre un versamento immediato, almeno parziale rispetto al totale ma comunque sostanzioso. In questo modo si riuscirebbe a limitare i danni e a sconfiggere questa forma di evasione".

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