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| 02 dic 2024 | 05:01

"Abbattimento M91? Ennesimo fallimento del sistema", De Guelmi: "Figuraccia a livello globale. Prima li rendiamo confidenti e poi li uccidiamo. Si lavori sulla prevenzione''

Dopo l'abbattimento dell'orso M91 in seguito al decreto firmato dal presidente Maurizio Fugatti, a parlare è il veterinario Alessandro De Guelmi, figura chiave del progetto Life Ursus e per anni responsabile del benessere e dell'anestesia degli orsi durante le fasi di cattura in Trentino per la Provincia: "Prima di arrivare all'abbattimento bisognerebbe far di tutto affinché gli animali non diventino confidenti e lavorare quindi sul tema della prevenzione. Avviene invece il contrario, cercando di risolvere un problema non agendo sulle sue cause"

TRENTO. "L'abbattimento dell'orso M91 rappresenta l'ennesimo fallimento del sistema di gestione dei plantigradi sul territorio trentino". Non usa mezze misure il veterinario Alessandro De Guelmi – figura chiave del progetto Life Ursus e per anni responsabile del benessere e dell'anestesia degli orsi durante le fasi di cattura in Trentino per la Provincia – che nel commentare l'uccisione dell'esemplare (QUI ARTICOLO), avvenuta sul territorio di Sporminore nella notte tra sabato e domenica, e ad opera degli agenti del Corpo Forestale, smonta di fatto la strategia della Provincia nella gestione dei plantigradi.

 

Nello specifico, M91 era un giovane esemplare maschio radiocollarato, nato probabilmente nel 2022, che in seguito al decreto firmato dal presidente Fugatti venerdì 29/11 (QUI ARTICOLO) è stato abbattuto in poco più di 24 ore. La rimozione, ha spiegato la Provincia, "Si è resa necessaria in base alle previsioni del Pacobace: M91 infatti in primavera aveva seguito a lungo una persona e, nel corso dell'autunno, era entrato ripetutamente in centri abitati o nelle immediate vicinanze di abitazioni. L’esemplare era stato classificato pericoloso ai sensi del Piano citato (fino al grado 16 su 18)".

 

E proprio sul modus operandi, il veterinario De Guelmi osserva: "Il problema è che in Trentino, quando si parla di gestione degli orsi, si finisce sempre con il rivolgersi all'abbattimento. Preciso che, se un orso è classificato come pericoloso, questo per ragioni di sicurezza deve essere abbattuto, ma a mancare sono tutte le operazioni volte a non renderlo tale".

 

Il riferimento è alla "debolezza" delle opere di dissuasione messe in atto: "L'orso non si avvicina mai ai centri abitati senza motivo, ma perché trova cibo disponibile: un tema è quello del ritardo, ormai ventennale, della sostituzione dei bidoni dei rifiuti organici che attirano i plantigradi. C'è poi da mettere in evidenza la pratica del foraggiamento degli ungulati a scopo venatorio, con mais e mele, che viene permessa: questo contribuisce ulteriormente a rendere gli orsi confidenti, anche a fronte di eventuali investimenti in bidoni pubblici anti-orso. In sintesi: stiamo facendo una figura barbina a livello globale, perché se possiamo accettare l'abbattimento degli esemplari confidenti e pericolosi, non possiamo accettare il fatto che siamo noi stessi a renderli tali".

 

De Guelmi si sofferma poi su un altro aspetto fondamentale, che è la necessità di una corretta informazione sul tema della convivenza con l'orso: "Questa dovrebbe partire già nelle scuole, ma questo non avviene e in molti contatti uomo-orso si registrano comportamenti sbagliati: se la persona che è stata seguita da M91 avesse messo in pratica i comportamenti consigliati, l'animale si sarebbe probabilmente fermato prima. E indicativo è come questo atteggiamento errato non sia stato messo in evidenza".

 

Fondamentale, sottolinea l'esperto, è l'investimento nella ricerca e nel monitoraggio necessari per la conoscenza della popolazione dei plantigradi sul territorio, "altrimenti il rischio è quello di arrivare sempre alla soluzione dell'abbattimento": "Il fatto che non si evidenzi mai che quando un orso diventa confidente alla base c'è quasi sempre un errore umano è indicativo, e qualcuno sembra godere addirittura all'idea dell'abbattimento: il rischio di questo atteggiamento, associato alla mancanza di informazione, è quello di sdoganare il fatto di poter abbattere gli orsi, e che ognuno si senta in dovere e legittimato a farlo. Indicativo, a tal proposito, è il numero di esemplari trovati avvelenati o uccisi".

 

Un ultimo pensiero Alessandro De Guelmi lo riserva al Pacobace, il Piano Interregionale per la Conservazione dell'Orso Bruno sulle Alpi Centro Orientali, "attualmente l'unico strumento per la gestione dell'orso bruno ma realizzato, seppur dai migliori tecnici, ormai venticinque anni fa", e che andrebbe quindi aggiornato. "Il fatto che questo non avvenga  osserva il veterinario rappresenta un'altra grande manchevolezza della politica".

 

"Prima di arrivare all'abbattimento, come detto, bisognerebbe far di tutto affinché gli animali non diventino confidenti – conclude De Guelmi – e lavorare quindi sul tema della prevenzione. Avviene invece il contrario, cercando di risolvere un problema non agendo sulle sue cause, non considerando che l'abbattimento di un animale protetto come l'orso rappresenta una grande sconfitta per la politica ma anche per la società".

 

 

 

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