"Aiutiamo il Trentino a liberarsi dei bocconi avvelenati", 4 mila euro (ma potenzialmente molti di più) a chi con una segnalazione permette di individuare i responsabili
A lanciare l'iniziativa il Centro Fauna Selvatica il Pettirosso e l'associazione 'Salviamo gli orsi della luna': "I primi animali ad essere colpiti dai bocconi avvelenati sono lupi, orsi, volpi e rapaci, oltre che cani in passeggiata con i padroni"

TRENTO. Quattromila euro, ma potenzialmente molti di più. È questa la cifra messa sul piatto dall'iniziativa "Aiutiamo il Trentino a liberarsi dai bocconi avvelenati" e che verrà versata una tantum a chi, con una segnalazione determinante, permetterà l'individuazione e la denuncia di chi si rende protagonista dell'avvelenamento sul territorio di animali selvatici e non.
Promossa dal Centro Fauna Selvatica "Il Pettirosso" di Modena e dall'associazione bolognese "Salviamo gli orsi della luna", l'iniziativa prevede la sottoscrizione di un fondo che potrà essere integrato, a partire dalla cifra fissata, su base volontaria attraverso donazioni.
A spiegare la genesi e i dettagli dell'idea è Piero Milani, responsabile del Centro "Il Pettirosso": "Tutto ha avuto origine quest'estate quando sul territorio si sono verificati diversi casi di cani avvelenati, ed ora abbiamo deciso di partire con la sottoscrizione: si tratta di un'iniziativa che in altre zone è già stata sperimentata e ha funzionato, e tutti possono contribuire anche solo donando un euro, e la volontà è far sì che i cittadini siano spronati a supportare le autorità competenti nelle indagini sugli avvelenamenti".
I primi animali ad essere colpiti dai bocconi avvelenati - spiegano le due realtà - sono lupi, orsi, volpi e rapaci, oltre che cani in passeggiata con i padroni, e il risultato di determinate azioni è anche un grave danno a livello ambientale, dal momento che le sostanze penetrano nel terreno e nelle acque. Ad essere poi sottolineato nel messaggio condiviso sui social è come nel corso dello scorso siano stati numerosi gli episodi sospetti: "A causa di fobie collettive e di una profonda ignoranza qualcuno si sente in diritto di agire illegalmente: troppe sono le carcasse che nel 2023 sono state trovate e tante altre giacciono nei boschi. Di quelle rinvenute gli esiti non sono ancora disponibili dopo numerosi mesi e questo fa nascere non un sospetto, ma una certezza sulla causa".
A riprendere il filo di quanto comunicato e proprio Piero Milani, che specifica come non ci sia l'intenzione di puntare il dito contro un territorio specifico, dal momento che gli avvelenamenti avvengono anche in altre zone in cui il tema della convivenza uomo-animale è "caldo", bensì di promuovere un atto simbolico di sensibilizzazione: "Il Trentino è una splendida regione amata da tutti gli italiani ed è un peccato assistere a determinati episodi, e l'intenzione è che l'iniziativa funga da deterrente, ma anche uno stimolo nei confronti delle istituzioni per una maggiore prevenzione".
Ma come avverrà, nel concreto, la "consegna" della ricompensa? "Nel momento in cui una segnalazione determinante, pervenuta alle autorità competenti, porterà all'individuazione e alla denuncia di un responsabile di determinati atti, noi procederemo alla successiva verifica e ad effettuare il versamento".
Naturalmente una tale iniziativa porta inevitabilmente ad una riflessione di più ampio respiro sulla convivenza tra uomo e animale selvatico, con il responsabile del Centro che chiosa: "A differenza di anni fa ora abbiamo gli strumenti e le tecnologie per evitare, ad esempio, le predazioni senza dover arrivare per forza a compiere determinati atti. La convivenza è quindi possibile, ma passa inevitabilmente dalla volontà di perseguirla concretamente".
Per ogni ulteriore informazione è possibile consultare la pagina Facebook del Centro Fauna Selvatica "Il Pettirosso".













