Contenuto sponsorizzato
Trento
08 novembre | 16:07

Bruciata una bandiera rainbow, Arcigay del Trentino "Vile atto, un attacco alla dignità e alla sicurezza di ciascuno di noi". Zanella e Ferrari: "Gravissimo"

Domani, sabato 9 novembre alle 15:30 ci sarà un sit-in a fianco del Bar Carasau (via Galilei, 5) in risposta a questo ignobile atto: "Uniti per fare la differenza, uniti contro l’intolleranza"

Bruciata una bandiera rainbow, Arcigay del Trentino "Vile atto, un attacco alla dignità e alla sicurezza di ciascuno di noi"

TRENTO. “Un vile atto di vandalismo”. Viene definito giustamente in questo modo quello che è successo nelle scorse ore all'esterno del Bar Carasau in via Galilei a Trento dove una bandiera arcobaleno è stata bruciata, danneggiando l'ombrellone a cui era appesa, in un gesto che rappresenta un attacco diretto all’uguaglianza, al rispetto, alle lotte per i diritti.

 

“La bandiera rainbow, la nostra bandiera – spiega in una nota Arcigay del Trentino - è da sempre simbolo di orgoglio. Bruciarla significa attentare a tutto ciò che essa rappresenta, a tutti i valori che sono fondamento di una società giusta e democratica. Ogni aggressione a questi simboli è un attacco alla dignità e alla sicurezza di ciascuno di noi. Condanniamo fermamente questo gesto d'odio omo-lesbo-bi-a-transfobico ed esprimiamo la nostra solidarietà alla proprietaria del bar che, con coraggio e impegno, ha creato uno spazio sicuro per tutti”.

 

“Un assalto”, l'ennesimo, spiega l'associazione, non solo alla comunità Lgbtqia+, ma anche a tutte le persone che credono in una società libera dall'intolleranza. "Da parte nostra, come Arcigay del Trentino non ci faremo intimidire: continueremo a far sentire orgogliosamente la nostra voce, e a portare avanti con ancora maggior determinazione la lotta per i diritti di tutti”.

 

Proprio per questo è stato organizzato domani, sabato 9 novembre alle 15:30  un sit-in a fianco del Bar Carasau (via Galilei, 5) in risposta a questo ignobile atto: uniti per fare la differenza, uniti contro l’intolleranza.

“Questo è un atto che non vogliamo prendere alla leggera e che testimonia un crescente clima d’odio verso tutte le soggettività che differiscono dalla norma. Un gesto violento che, volendo attaccare un simbolo, si propaga come un attacco diretto a tutte le persone della nostra comunità. Un atto del genere nella nostra città ci scuote profondamente. A tutte le persone che si possono sentire intimidite davanti a questo gesto vogliamo lanciare un messaggio: non siete sole, non siamo sole. Come associazione non mancheremo di manifestare a testa alta, di reagire” ha spiegato  Shamar Droghetti, Presidente Arcigay del Trentino

 

Ad intervenire anche Gabriele Piazzoni, Segretario Generale di Arcigay: “Episodi come questi preoccupano, perché sono il sintomo di un odio che non ha più vergogna di mostrarsi, e che troppo spesso trova indifferenza da parte delle istituzioni se non addirittura terreno fertile da parte di esponenti politici che seminano la paura verso tutto ciò che ritengono diverso, alimentando la spirale della violenza verso le minoranze. Lo diciamo con chiarezza, le istituzioni di un Paese democratico non possono permettersi di ignorare episodi simili, è necessario che a Trento come nel resto del Paese si attuino politiche serie di contrasto e prevenzione verso ogni forma di violenza o discriminazione legata all’orientamento sessuale e all’identità di genere delle persone”.

A parlare di “Fatto gravissimo” sono anche il consigliere provinciale del Pd, Paolo Zanella, e la parlamentare Sara Ferrari. “Dare fuoco a una bandiera Rainbow, simbolo della lotta per i diritti della comunità Lgbtqi+, è un fatto senza precedenti nel nostro territorio, un gesto d’odio omotransfobico rivolto a un’intera comunità e a chiunque si batta per la libertà e l’uguaglianza”.

 

È evidente, spiegano il due rappresentanti del Pd  che “il Paese si stia 'orbanizzando' con una progressiva erosione della democrazia: controllo dei media, accentramento dei poteri con l’attacco continuo alla magistratura e il ddl sul premierato, attacco alle libertà attraverso il populismo penale e la contrazione dei diritti civili. E in America come da noi ha vinto chi ha messo i penultimi contro gli ultimi, contro le minoranze, a partire dagli immigrati e dalle persone Lgbtqi+”.

 

La richiesta è quello di un cambio di rotta anche a livello locale considerando che  la Provincia si è fatta espellere dalla Rete Ready (rete nazionale delle pubbliche amministrazioni contro le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere) per inerzia, e che si ostina a non voler riattivare in modo sistematico i corsi di educazione alla relazione di genere. “Portiamo la nostra solidarietà a tutta la comunità Lgbtqi+ - concludono Zanella  e Ferrari  - e a chi gestisce e lavora al bar Carasau di Trento per questo attacco codardo, eseguito col favore della notte e sul quale confidiamo che chi di dovere faccia luce. Purtroppo è il tempo della resistenza, di difendere strenuamente le libertà, i diritti civili e sociali da chi vuole ostinatamente comprimerli. Noi ci siamo”.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Economia
| 05 agosto | 20:41
Il presidente di Confindustria Trentino dopo la presentazione del Piano industriale Trentino 2040: “Obiettivi ambiziosi? Sì, ma programmare il [...]
Cronaca
| 05 agosto | 19:41
La denuncia è della consigliera provinciale altoatesina Brigitte Foppa che sottolinea: "E la sostenibilità dov'è? Abbiamo veramente [...]
Montagna
| 05 agosto | 13:51
La denuncia della pagina social Laggio Lajo di Cadore: "Magari a casa vostra lo potete anche fare al lato della strada ma non qui in Cadore. Noi [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato