Femminicidio di Giada Zanola: l'interrogatorio di Andrea Favero, tra vuoti di memoria, lividi e l'sms inviato per reggere la messinscena
"E' uscita di casa, sono andato con la macchina a riprenderla, abbiamo litigato e lei mi diceva che non mi avrebbe fatto più vedere mio figlio. Poi non ricordo se siamo saliti sul parapetto. Sono tornato a casa perché avevamo lasciato il bambino da solo" ha raccontato l'imputato al pm, per il quale l'sms inviato al mattino è la prova evidente della messa in scena del 38enne padovano

PADOVA. L'ammissione di essere arrivato sul cavalcavia assieme alla vittima, poi una serie di "non ricordo", i lividi sul corpo della donna e un sms che, per la Procura di Padova, è la prova evidente della messinscena. E poi il racconto di aver appreso della morte della compagna solamente da un messaggio scritto in una "chat di quartiere" su whatsapp.
Sono tanti, tantissimi gli aspetti dal racconto di Andrea Favero, l'uomo di 38 anni, accusato del femminicidio della compagna Giada Zanola, che non tornano: la donna è stata picchiata e poi gettata da un cavalcavia sull'autostrada sottostante nei pressi di Vigonza, in provincia di Padova, rovinando al suolo e poi venendo travolta dai mezzi in transito.
Una morte terribile, che ha portato Andrea Favero, l'uomo con la quale Giada conviveva e con cui aveva avuto un figlio ad essere indagato dalla procura di Padova.
Secondo quanto è stato ricostruito dagli inquirenti, grazie anche alle immagini delle telecamere di sorveglianza, Favero era sul cavalcavia quanto Giada è precipitata sull'autostrada.
L'indiziato ha raccontato che, dopo una lite, la donna sarebbe uscita a piedi in direzione del cavalcavia e lui l'avrebbe seguita in auto con il proposito di riportarla a casa. La discussione sarebbe proseguita all'interno della macchina e l'indiziato ha raccontato di aver reagito alle parole della compagna che, secondo le sue parole, avrebbe minacciato di non fargli più vedere il figlio.
Da quel momento l'esposizione dei fatti da parte di Favero si fa nebulosa, con tantissimi "non ricordo", confermando di avere "un vuoto" e non essere in grado di "mentalizzare la scena".
Sempre secondo le sue parole, il 38enne poi sarebbe sarebbe tornato a casa senza la donna, preoccupato esclusivamente di aver lasciato da solo il figlio e sarebbe andato subito a letto, addormentandosi "senza pensare cosa fosse successo a Giada".
Alle 7.30 del mattino, una volta svegliatosi, si sarebbe accorto dell'assenza della compagna e di averle mandato un messaggio chiedendole il perché del mancato saluto.
"Sei andata al lavoro?? Non ci hai nemmeno salutato!!" ha scritto Favero alla vittima alle 7.38. Per il sostituto procuratore Giorgio Falcone, che coordina l'indagine, si tratta di un'evidente messa in scena.
A "La vita in diretta" un amico di Favero ha confermato che i due avrebbero dovuto sposarsi a settembre, ma Giada aveva annullato le nozze "perché non se la sentiva più", ribadendo come il camionista di 38 anni fosse "gelosissimo e possessivo". Sempre secondo il racconto di chi conosceva bene Giada, la ragazza non aveva mai manifestato propositi suicidi "anche perché era molto attaccata al suo bambino, una vera mamma". In ogni caso la donna "aveva già detto al compagno che voleva chiudere la storia".












