“Giocavo a tennis, andavo in bici: poi la forza mi è mancata all'improvviso, anche per le attività più semplici. La mia odissea con l'osteoartrite è terminata con un'operazione”
La storia di Monika Spitaler è stata condivisa dall'Azienda sanitaria dell'Alto Adige all'interno di “Crocevia”, il progetto con cui le autorità sanitarie presenteranno, a cadenza regolare, i toccanti vissuti dei pazienti nella sfera della salute. Spitaler, 72enne di Appiano, ha ritrovato le sue forze dopo la diagnosi di un'osteoartrite tipo Rizoartrosi grazie ad un'operazione all'ospedale di Silandro

BOLZANO. “Non aveva più forza nelle mani, non riuscivo ad abbottonarmi i vestiti o ad aprire un cartone del latte. Se fossi stata sola, sarei morta di fame”. Sono queste le parole di Monika Spitaler, 72enne di Appiano che ha deciso di raccontare la vera e propria odissea vissuta negli ultimi anni a causa di una osteoartrite. Una storia la sua, condivisa dall'Azienda sanitaria dell'Alto Adige all'interno di “Crocevia” (il progetto con cui le autorità sanitarie altoatesine presenteranno, a cadenza regolare, i toccanti vissuti dei pazienti nella sfera della salute), che dopo momenti di grande difficoltà ha fortunatamente trovato un lieto fine solo grazie ad un particolare intervento chirurgico all'ospedale di Silandro, dove alla 72enne sono state sostituite entrambe le articolazioni del pollice. Ma procediamo con ordine.
Tutto è iniziato, come anticipato, con un'improvvisa perdita della forza nelle mani: “Le persone alla mia età – racconta – non si rivolgono subito al medico. All'inizio ho provato a massaggiarle ma, ovviamente, non è servito a molto”. Il passo successivo è stato una visita dal medico di medicina generale, che le ha prescritto una visita ortopedica. A quel punto, lo specialista sottopose la 72enne ad una radiografia, arrivando alla diagnosi di una osteoartrite tipo Rizoartrosi con limitate prospettive di guarigione. Per alleviare il dolore, le è stato somministrato del cortisone, dice l'Azienda sanitaria altoatesina, che ha funzionato però solo per un breve lasso di tempo. Successivamente, Spitaler si è sottoposta anche ad una terapia a impulsi elettrici (“piuttosto dolorosa” ricorda la donna), che alla fine non portò ad alcun miglioramento.
Spitaler, comprensibilmente, si è quindi trovata a vivere una situazione molto frustrante: “Giocavo a tennis, andavo in bicicletta, ero sempre molto attiva. Poi, all'improvviso, mi mancava la forza per svolgere anche le attività più semplici”. A quel punto però una nipote, con la quale la donna si era lamentata delle sue problematiche, le ha consigliato una visita di chirurgia della mano all'Ospedale di Silandro. Lì, Spitaler è stata visitata dallo specialista Markus Mariacher, dell'equipe medica guidata dal primario Wilhelm Berger: “Poiché sono molto attiva – spiega – il dottor Mariacher mi ha suggerito di sostituire entrambe le articolazioni del pollice con una protesi articolare del pollice. Il funzionamento è simile a quello di una protesi articolare dell'anca o del ginocchio”.
“Quando si impianta una protesi del pollice tra il primo metacarpo e il trapezio – spiega infatti lo stesso Mariacher – l'articolazione usurata viene sostituita da un giunto sferico mobile. Ciò consente una mobilità completa e priva di dolore. La lunghezza del pollice rimane inalterata o può essere ripristinata. I partner articolari artificiali sono realizzati in metallo di alta qualità e in una plastica speciale. La riabilitazione dopo l'impianto della protesi può iniziare pochi giorni dopo l'intervento”.
A quel punto il dolore per Spitaler era costante, e la 72enne, dopo un'attesa di qualche mese, si è sottoposta all'operazione nel dicembre del 2022: “Arrivai all'Ospedale di Silandro la mattina presto e fui accolta molto calorosamente. Devo dire che tutti furono gentili e cortesi con me. Anche in sala operatoria, dove faceva freddo, mi hanno subito dato una coperta calda, un gesto che ho trovato molto carino”. La sera dello stesso giorno, la signora è tornata a casa: sono seguite terapie e visite di controllo, ma la pensionata ha avuto fin da subito la sensazione che l'operazione fosse riuscita.
“Dopo 3-4 mesi – racconta – ero di nuovo completamente in forma”. L'operazione all'altra mano ha avuto luogo nel novembre 2023 e oggi, a circa sei mesi dall'ultimo intervento, Spitaler è molto soddisfatta: “Posso dire solo cose positive – conclude –. Faccio ancora attenzione quando si tratta di lavori o attività più impegnative. Ad esempio, non ho ancora ripreso ad andare in bici a causa delle vibrazioni, ma posso fare di nuovo praticamente tutto. Finalmente, sono anche in grado di occuparmi delle faccende di casa senza aiuto e riesco persino ad abbottonare gli indumenti”.













