Chirurgia ginecologica, "Un anno di attesa per un'operazione: una festa molto amara", la testimonianza: "Sono dovuta andare fuori dal Trentino per fare l'intervento"
Nonostante gli annunci e le rassicurazioni, le liste d'attesa sembrano ancora particolarmente lunghe. La storia di una paziente: "Sono dovuta andare fuori dal Trentino. Qualcuno, che sia un sanitario o un politico si rende conto della sofferenza fisica che questo problema comporta, del senso di abbandono che una persona prova?"

TRENTO. "Ero allo stremo e per un'operazione mi sono dovuta recare fuori dal Trentino". La testimonianza di Maria Negro, l'82enne ha dovuto sopportare un calvario di mesi e mesi per un intervento chirurgico. Il motivo? Tempi d'attesa lunghi, lunghissimi. "Partivo in vantaggio in termini economici, di autonomia e di aiuti familiari. Ma non tutte le donne godono di questi vantaggi. Qualcuno, che sia un sanitario o un politico si rende conto della sofferenza fisica che questo problema comporta, del senso di abbandono che una persona prova?".
Già l'anno scorso in Consiglio provinciale era emersa una certa preoccupazione per l'incertezza sull'attività chirurgica ginecologica negli ospedali di Trento e Rovereto tra un bando per la ricerca di un nuovo primario per unità operativa e le liste di attese estremamente lunghe (Qui articolo). Poi è stato nominato il direttore Fabrizio Taddei mentre il direttore generale dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari, Antonio Ferro, ha spiegato che le "priorità vanno alle patologie oncologiche" e ha annunciato "Stiamo pensando a un potenziamento" (Qui articolo).
Era dicembre del 2024 ma la situazione non sembra migliorata in questo lasso di tempo. Nel gennaio 2023 durante un controllo di routine l'82enne scopre che il prolasso della vescica era molto peggiorato e che per questo era necessario un intervento chirurgico. "Ma non ero nelle condizioni di salute per affrontarlo".
Poi un ulteriore peggioramento. "Un chirurgo ginecologo ha formulato la diagnosi di prolasso utero-vaginale totale e l'11 giugno 2024 sono stata inserita in lista d'attesa, garantendo che sarei stata chiamata per l'intervento a settembre". Il tempo è passato e, nonostante i solleciti, non sono arrivate novità. "Alla fine, disperata, ho chiamato la ginecologia dell’ospedale di Rovereto e ho ricevuto una doccia fredda: la lista di attesa era lunghissima e non avevo speranze di essere operata a breve".
A dicembre la decisione di fissare l'operazione fuori dal Trentino. "A breve festeggerò un anno di attesa sulla chiamata per l'operazione perché non ho disdetto l'appuntamento. Una festa molto amara", conclude Negro.
QUI LA LETTERA IN FORMA INTEGRALE
Chiedo ospitalità per pubblicare la mia storia, consapevole che già molte donne come me hanno sofferto le conseguenze di questo percorso.
Sono in discreta salute, a parte i malanni dell’età che tengo scrupolosamente sotto controllo. Fra questi un lieve prolasso della vescica (cistocele) che controllavo annualmente e riuscivo a mantenere stabile con costanti esercizi specifici. Purtroppo, nel gennaio 2023 una grave e dolorosa forma di Herpes Zoster interrompeva la mia routine. Il ginecologo confermava che il prolasso era molto peggiorato ed era necessario un intervento chirurgico, ma non ero nelle condizioni di salute per affrontarlo.
La situazione peggiorava, il mio utero scendeva sempre di più, si ulcerava, si infettava costantemente, mi impediva di camminare e di sedermi. Tornata in grado di affrontare l’intervento, il ginecologo mi indirizzava da un chirurgo ginecologo. Questi formulava la diagnosi di prolasso utero-vaginale totale e in data 11 giugno 2024 mi inseriva in lista di attesa garantendomi che sarei stata chiamata per l’intervento a settembre. Il tempo passava, io stavo sempre peggio ma nessuno si faceva vivo. Provavo a sollecitare attraverso il mio ginecologo ma non succedeva nulla.
Alla fine, disperata, chiamavo io stessa la Ginecologia dell’ospedale di Rovereto ricevendo però una doccia fredda: la lista di attesa era lunghissima e non avevo speranze di essere operata a breve. Ero allo stremo quando all’inizio di dicembre mi sono rivolta ad altra ginecologa che, confermandomi la diagnosi e la necessità di intervento, mi chiedeva se avessi la possibilità di “emigrare” perché in Trentino non vedeva alcuna possibilità. Ho risposto di sì, che con l’aiuto di mio marito ce la potevo fare.
Il 23 dicembre 2024 sono stata visitata dallo specialista che mi avrebbe operata. Mi veniva spiegato che per l’aggravamento della mia condizione il ricovero non sarebbe stato, come al solito di 4 – 5 giorni, ma di dieci. Sarei stata chiamata entro tre mesi. Invece, per un colpo di fortuna legato a qualche rinuncia, il 18 febbraio sono stata operata alla Clinica di Peschiera, con l’assistenza di mio marito che per starmi vicino è rimasto tutto il tempo in un albergo nelle vicinanze. Alla dimissione sono stata istruita sull’autocateterismo che ho dovuto eseguire per 10 giorni e rifornita di tutto il materiale necessario. Colgo l’occasione per ringraziare il chirurgo, i medici e tutti gli operatori di Peschiera per la professionalità e l’umanità dimostrate nonostante l’impegno, di cui sono stata testimone, nell’assistenza di numerosissime pazienti.
Ora finalmente sto bene e ho potuto riprendere la mia vita. In questo periodo ho avuto molto tempo per riflettere. So che il mio problema è comune soprattutto in donne della mia età. Io partivo in vantaggio in termini economici, di autonomia e di aiuti familiari per cui ho potuto curarmi fuori dal Trentino. Ma non tutte le donne della mia età godono di questi vantaggi. Qualcuno, che sia un sanitario o un politico si rende conto della sofferenza fisica che questo problema comporta, del senso di abbandono che una persona prova?
Ho fatto una prova, non ho disdettato la mia prenotazione qui in Trentino, cosciente di non fare male a nessuno visto che non mi è stato fissato alcun appuntamento. Sto ancora aspettando. A breve, esattamente l’11 giugno 2025 festeggerò 365 giorni di attesa, una festa molto amara.














