"Sanità trentina, una lenta emorragia", Demagri (Casa Autonomia): "L'uscita di D'Urso verso Perugia un messaggio chiaro: mancano le risorse, e manca la visione"
La consigliera provinciale Paola Demagri commenta la decisione del dirigente generale del Dipartimento salute e politiche sociali, Antonio D'Urso, di lasciare il Trentino dopo appena 9 mesi dalla nomina: "Il sistema sanitario si sbriciola. La sanità trentina non è più un terreno fertile per professionisti che cercano stabilità, modelli innovativi, rispetto e fiducia. Troppi progetti lasciati a metà, troppi obiettivi senza rotta"

TRENTO. "In un silenzio che ormai fa più rumore delle parole, il sistema sanitario provinciale incassa un altro colpo. D’Urso, il dirigente in cui molti avevano riposto fiducia, pare che saluti il Trentino e si diriga verso Perugia. Non una semplice uscita, ma un segnale. Un messaggio non detto che suona forte: qui non ci sono le condizioni per restare".
Apre così la sua riflessione sul tema della sanità trentina la consigliera provinciale di Casa Autonomia Paola Demagri: una riflessione che non può che partire da alcune valutazioni sulla sorprendente uscita di scena del dirigente del Dipartimento salute e politiche sociali, Antonio D'Urso, che ha scelto di lasciare il Trentino dopo appena 9 mesi dalla nomina per assumere il ruolo di direttore generale della Asl di Perugia. "Durante i suoi nove mesi, D’Urso si è immerso nei problemi più spinosi: i gettonisti, il NOT, la riforma ASUIT, le liste d’attesa. Ma ha trovato anche altro: il tema dell’accoglienza, il personale sanitario in fuga, un clima generale che non sostiene il cambiamento imposto".
Un copione già visto, sostiene Demagri, con vari primari che dalla sanità trentina si sono allontanati dirigendosi altrove: "Verso lidi dove la sanità ancora funziona. Il messaggio è chiaro: qui non mancano solo le risorse, manca la visione".
"Il Sistema sanitario si sbriciola - prosegue Demagri -. La sanità trentina non è più un terreno fertile per professionisti che cercano stabilità, modelli innovativi, rispetto e fiducia. Troppi progetti lasciati a metà, troppi obiettivi senza rotta. L’organizzazione arranca, mentre chi potrebbe fare la differenza sceglie di andare altrove".
"Questa è certamente una scelta politica e non gestionale. Non ho mai incontrato D’Urso, ma ho sempre creduto fosse davvero impegnato per il bene del territorio. Non si è fatto vedere nei corridoi del Consiglio provinciale (come il suo predecessore!), perché molto occupato a lavorare. Ma ora la sua partenza lascia il vuoto. E qui la politica non può restare fuori dal discorso. Fugatti, nel 2018, ha tracciato il destino della sanità trentina: nessuna progettualità, l’introduzione della scuola di Medicina con processi non governati e non condivisi, decisioni timide e spesso inopportune, e una strategia che ha messo la provincia sotto il tappeto della Lega nazionale. Un Trentino che doveva essere calmierato e mai protagonista. Un Trentino che per la Lega nazionale non doveva più svettare".
"Abbiamo davanti un futuro - conclude la consigliera - che rischia di restare solo promesso. Oggi ci parlano di PIL in crescita, manovre ricche, ricchissime per pochi, turisti soddisfatti. Ma la cornice che conta davvero manca: sanità solida, istruzione seria, spazi per i giovani, equità per tutti, servizi per gli anziani. Se togliamo questi elementi, il quadro del Trentino resta incompleto. E rischia di scolorirsi".


















