"Sanità trentina lasciata in 'braghe di tela'", l'affondo del Pd: "Siamo alla tragicommedia, incredibile che chi era stato scelto per riformare il sistema se ne vada dopo 9 mesi"
Comunicato stampa firmato Alessio Manica e Alessandro Dalrì (Pd del Trentino): "Ad un anno e mezzo dall’inizio della legislatura tra fughe di vertici, di personale, bandi stoppati e assenze di scelte forti la sanità continua nella sua situazione di grande difficoltà. Difficoltà che i trentini provano tutti i giorni nell’accesso ai servizi fondamentali"

TRENTO. "Siamo sinceramente alla tragicommedia: l’assessore alla salute che dichiara di non saper nulla del fatto che il suo braccio destro tra un mese e mezzo lo lascerà in 'braghe di tela'".
Si apre così il comunicato stampa firmato dal capogruppo consiliare provinciale Alessio Manica e dal segretario Pd del Trentino Alessandro Dalrì: il riferimento è alla notizia della "partenza" di Antonio D'Urso, nominato nel 2024 dirigente generale del Dipartimento salute e politiche sociali della Provincia autonoma di Trento, destinato a diventare a partire da settembre il novo direttore dell'Azienda ospedaliera di Perugia; e alle parole di reazione dell'assessore alla Salute Mario Tonina che a il Dolomiti ha dichiarato di essere stato colto di sorpresa dagli sviluppi "improvvisi" di questa situazione.
"Il vertice amministrativo della sanità trentina, scelto dall’assessore e presentato come lo snodo per la riforma e rilancio della sanità trentina (dalle riforme annunciate alla questione liste d’attesa al nodo del personale) dopo neanche 10 mesi se ne va serenamente altrove", riprende il comunicato del Pd.
"E i segnali c’erano già stati nelle settimane scorse quando trapelava la notizia che il dirigente stava partecipando a concorsi in altre regioni, aspetto curioso e contraddittorio per una figura che aveva assunto da meno di un anno un ruolo così importante e sfidante".
I problemi stanno nel merito e nel metodo: "Non si può che rimanere preoccupati non solo di fronte alle dichiarazioni dell’assessore e quindi l’ammissione di un rapporto fiduciario piuttosto fragile, ma anche di fronte al fatto che una carica di vertice possa permettersi di lasciare il proprio mandato con un mese e mezzo di preavviso, meno di un collaboratore amministrativo".
"Con buona pace delle conseguenze sul sistema. Poi sorgono le domande; ad esempio se questa fuga è solo frutto del percorso di carriera personale o conseguenza dell’impossibilità di esprimere fino in fondo le scelte che si dovrebbero fare nella sanità trentina, con sullo sfondo uno scontro con i vertici dell’azienda che in più di una stanza in questi mesi veniva raccontato".
"Infine - concludono amaramente i consiglieri Pd - la constatazione che ad un anno e mezzo dall’inizio della legislatura tra fughe di vertici, di personale, bandi stoppati e assenze di scelte forti la sanità continua nella sua situazione di grande difficoltà. Difficoltà che i trentini provano tutti i giorni nell’accesso ai servizi fondamentali".


















