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Trento
19 febbraio | 18:20

Il calcio trentino piange la scomparsa di Giampaolo Sartori, uno degli "eroi" dello spareggio di Valdagno del 1970. Scali: "Gran marcatore e vero uomo spogliatoio"

Arrivato a Trento nel 1966 dal Padova, restò in gialloblù per 8 stagioni, partecipando all'impresa del 1970 quando gli aquilotti s'imposero per 2 a 0 sul Pordenone nello spareggio di Valdagno davanti ad 8mila tifosi arrivati appositamente dal Trentino. Chiuse la propria carriera nella Benacense e nel Rovereto e poi si stabilì in città, aprendo un'oreficeria in centro

Il calcio trentino piange la scomparsa di Giampaolo Sartori, uno degli "eroi" dello spareggio di Valdagno del 1970

TRENTO. Il calcio trentino e i tifosi gialloblù piangono la morte di Giampaolo Sartori, uno degli "eroi" dello spareggio di Valdagno, che il 31 maggio 1970 consegnò la promozione in serie C1 agli aquilotti dopo il successo per 2 a 0 sul Pordenone.

Giampaolo Sartori (al centro nella foto sotto), scomparso all'età di 78 anni, ha vestito la maglia del Trento per otto stagioni (4 in serie D e 4 in serie C), per poi trasferirsi alla Benacense e, successivamente, al Rovereto, dove restò per un paio di annate, dal 1975 al 1977. Originario di Padova (con i Biancoscudati totalizzò 13 presenze in serie B), una volta appesi gli scarpini al chiodo restò a Trento, sposando Lucia e aprendo un'oreficeria in via Mantova.

"Io arrivai a Trento nel 1967 - ricorda Marcello Scali, il fantasista dai piedi "'d'oro" di quella squadra - e Giampaolo era già qui da un anno. Era uno stopper, un difensore arcigno, un "francobollatore" che si attaccava al centravanti avversario e non lo mollava dall'inizio alla fine della partita. Lui era giunto qui dal Padova, con cui aveva militato in serie B e insieme abbiamo condiviso sei campionati in gialloblù, creando un bellissimo legame anche fuori dal campo. Ci ritrovammo a Rovereto qualche anno dopo: io avevo smesso e ripresi a giocare, mentre lui era reduce da un'annata alla Benacense. Dopo la fine della carriera restò a Trento, aprendo la sua attività. Era un eccezionale uomo spogliatoio, rispondeva sempre "pronto" quando chiamato in causa e mai polemico quando non giocava. Eravamo una grande squadra e un super gruppo, guidati da quel grande allenatore che è stato Giorgio Bozzato, riuscendo infatti a conquistare la promozione in serie C e poi degli ottimi piazzamenti in Terza Serie, come un quinto e un sesto posto, confrontandoci con squadre del calibro di Reggiana, Alessandria, Venezia, Udinese, Padova, Piacenza, Triestina, Parma, Cremonese e Lecco".

 

Nel 1970 il Trento si presentò all'ultima giornata con un punto di margine sul Pordenone: agli aquilotti sarebbe bastato vincere a Castelfranco per festeggiare la promozione, ma i gialloblù non andarono oltre il pareggio. Il Pordenone, distanziato di una lunghezza (all'epoca la vittoria valeva ancora 2 punti) raggiunse il Trento a quota 48 in classifica. Si rese dunque necessario lo spareggio contro i friulani per stabilire chi sarebbe salito tra i professionisti. 

 

Domenica 31 maggio allo stadio "Dei Fiori" di Valdagno fu scritta una pagina di storia gialloblù: il Trento di Calliari, Fabbro, Turinelli, Babbo, Apostoli, Nardello, Meneghetti, Neri, Scali, Milanesi, Sartori, Scocchi, Polvar, Maso, Anniballi, Caprari e Piccinini, con in panchina Giorgio Bozzato soffrì per mezz'ora il forcing del Pordenone (che colpì anche una traversa), poi al 35' Scali prese palla a centrocampo, scambiò con Scocchi e Meneghetti e insaccò con un gran tiro di collo pieno. Nella ripresa il 2 a 0 che chiuse le ostilità e mandò in visibilio gli 8mila trentini giunti da tutta la provincia fu firmato su calcio di rigore da Babbo (nella foto sotto l'esultanza dopo il gol).

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