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Trento
11 ottobre | 12:56

"In provincia drammatico impoverimento per lavoratori e pensionati a basso reddito". La Cgil: "L'Istat certifica il fallimento della Giunta Fugatti"

Il segretario Andrea Grosselli: "Basta bonus e politiche restrittive. Si è allargata la forbice tra chi sta meglio e chi sta peggio, ampliando la platea di questi ultimi, e così anche in Trentino sono aumentate le disuguaglianze"

TRENTO. "Nella nostra provincia nel 2023 le famiglie hanno speso di più per vivere che nel resto d’Italia, e l’inflazione ha colpito duro impoverendo i trentini". Queste le parole del segretario generale della Cgil del Trentino Andrea Grosselli che commenta l'ultima indagine Istat sulla spesa mensile degli italiani. Indagine che, osserva il segretario, "certifica il fallimento della Giunta Fugatti che, puntando su bonus e politiche restrittive sul potere d’acquisto dei salari e del welfare ha impoverito i lavoratori ed i pensionati".

 

"E’ tempo di tirare fuori la testa dalla sabbia e affrontare in modo strutturale il drammatico calo del potere d’acquisto di lavoratori e pensionati" dichiara Andrea Grosselli, che specifica: "Sono anni che come sindacato confederale insistiamo sull’urgenza di migliorare le politiche di sostegno al reddito e le retribuzioni, ma invece che andare avanti stiamo tornando indietro”.

 

Due, secondo la Cgil, le strade obbligate per invertire la rotta. Da una parte, viene spiegato, è urgente che la Giunta provinciale provveda ad investire sul sistema di welfare pubblico provinciale, ma anche garantire l’indicizzazione dell’Icef all’inflazione in modo da adeguare le provvidenze per le famiglie con figli, per i disabili, per il sostegno al reddito di contrasto alla povertà e per gli altri strumenti del welfare, dall’assegno di cura all’edilizia abitativa sociale.

 

L’analisi dei dati, viene osservato, dimostra infatti che la spesa è cresciuta in modo significativo per i beni alimentari, per le spese di affitto e mutuo. Tutte voci non comprimibili per il bilancio delle famiglie con i redditi più bassi, per i quali l’inflazione reale tra il 2021 e il 2023 è salita di oltre il 22%. “Di fatto - ricorda Grosselli - si è allargata la forbice tra chi sta meglio e chi sta peggio, ampliando la platea di questi ultimi, e così anche in Trentino sono aumentate le disuguaglianze”.

 

Dall’altra parte c’è una questione retributiva che fino ad adesso è stata "affrontata solo a colpi di buoni propositi, almeno con le organizzazioni sindacali". A dieci mesi dall’avvio del tavolo di confronto, viene specificato, non c’è nessuna proposta concreta su come far fronte alle basse retribuzioni.

 

“Gli unici passaggi che registriamo sono un rinnovo del contratto pubblico 22/24 che taglia la capacità di spesa dei lavoratori e un aumento, quello sì consistente, per dirigenti e direttori delle società partecipate dalla Provincia" osserva poi Grosselli, che sollecita la Giunta provinciale ad uscire dalla logica dell'attendismo e a convocare in tempi brevi le parti sociali.

 

"Crediamo sia il tempo di mettere in campo misure che sostengano la contrattazione provinciale di primo livello e quella integrativa - conclude il segretario Cgil del Trentino -  che riducano la precarietà lavorativa legata giocoforza a salari più bassi e che riformino le politiche di incentivo alle imprese in modo selettivo, premiando chi realmente investe in qualità del lavoro e produttività”.

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