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Trento
12 dicembre | 16:17

“No risposte su caro vita, bassi salari e precarietà: la finanziaria va cambiata”. Lavoratori in piazza: “Tassazione di solidarietà per redditi superiori ai 2 milioni”

A Trento la manifestazione regionale contro la manovra del Governo Meloni: “Non dà risposte – scrive la Cgil – sul caro vita, sui bassi salari e sulla precarietà. Secco no alle politiche di riarmo”

“No risposte su caro vita, bassi salari e precarietà: la finanziaria va cambiata”
di Redazione

TRENTO. Lavoratori e lavoratrici in strada oggi (12 dicembre) a Trento per lo sciopero generale indetto dalla Cgil contro la finanziaria del governo Meloni (e per dire no alle politiche di riarmo). Per la sigla sindacale i partecipanti sarebbero stati circa un migliaio tra lavoratori e pensionati.

 

La segretaria generale della Cgil Afb, Cristina Masera, ha parlato a nome delle confederazioni di Trento e di Bolzano di una manovra “che non fa bene a chi lavora e non fa bene al nostro Paese. Una scelta, quella del governo, che non vede futuro per i giovani né costruisce risposte contro una precarietà che li attanaglia. Anche nella nostra regione diminuiscono posti lavoro stabili e crescono quelli precari. Il caro vita mette in difficoltà le famiglie, in un territorio che ha registrato aumenti dell'inflazione tra i più alti d'Italia. In questo scenario drammatico per molta parte dei cittadini il governo Meloni non vuole prendere i soldi dove ci sono. Abbiamo proposto una tassazione di solidarietà a chi ha reddito superiore ai 2 milioni di euro. Quelle persone restano comunque ricche, ma in questo modo si potrebbero avere risorse in più per la sanità pubblica e l'istruzione. Anche sulla politica industriale il governo dimostra di non avere visione. Siamo qui per cambiare una finanziaria che oggi non fa nulla per i cittadini e aumenta le spese militari”.

 

Il tema del no al riarmo, continua la Cgil, è stato toccato da più interventi: “Il corteo, a ridosso del Commissariato del Governo, si è fermato e ha dedicato un minuto di silenzio a tutte le vittime delle guerre, ribadendo la contrarietà a una manovra che taglia la spesa sociale per avere risorse da destinare alla spesa militare”. Il segretario di Fillea, Giampaolo Mastrogiuseppe, ha in seguito rivendicato le ragioni dello sciopero: “Ci accusano di fare scioperi politici perché sarebbero contro il governo. Un governo che si dimentica di lavoratori e pensionati. Se difendere i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, i loro interessi contro una manovra che non dà nessuna risposta è fare politica, allora il nostro è uno sciopero politico”. Massimiliano Piccolotto dello Spi ha messo l'accento sulle difficoltà delle pensionate e dei pensionati, ricordando che la finanziaria “riconosce aumenti di pochi euro per le pensioni”.

 

Le conclusioni sono state affidate ad Andrea Borghesi, per la Cgil nazionale, che ha puntato il dito contro l'assenza di una politica industriale per il paese e sul peggioramento della qualità del lavoro: “Ci raccontano che cresce l'occupazione, ma è occupazione precaria e con bassi salari”. Diverse infine le richieste ribadite oggi nel corso della manifestazione: “Dalla restituzione del fiscal drag (il cosiddetto drenaggio fiscale, l'effetto per cui all'aumento solo nominale dei redditi, per esempio per l'inflazione, le persone finiscono in scaglioni più alti e pagano più imposte pur in assenza di una crescita effettiva del potere d'acquisto ndr) e la sua neutralizzazione per il futuro al rinnovo di tutti i contratti nazionali di lavoro privati e risorse aggiuntive per i contratti pubblici, dal rafforzamento e all'estensione della quattordicesima per pensionate e pensionati al blocco dell'aumento automatico dell'età pensionabile per tutte e per tutti, una maggior flessibilità in uscita e una pensione contributiva di garanzia per precari e discontinui. Infine il rafforzamento del sistema pubblico dei servizi: sanità, istruzione e ricerca, non autosufficienza, emergenza casa, diritto allo studio, trasporto pubblico”.

 

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