La salita del Mortirolo (ora Cima Pantani) rischia la chiusura alle bici, il sindaco: "Non è un ricatto: priorità alla sicurezza, serve cooperazione tra le istituzioni"
La salita, famosa per l'impresa del "pirata" al Giro d'Italia 1994, rischia di essere chiusa ai ciclisti a causa di problemi "strutturali" e del fondo accidentato. Il sindaco di Mazzo di Valtellina Saligari: "Teniamo molto alla fruizione della salita da parte dei ciclisti e invitiamo al confronto tutti i livelli istituzionali per trovare soluzioni e risorse per l'adeguamento del tratto, il cui fascino può rimanere tale solo se messo in sicurezza"

MAZZO DI VALTELLINA. Dopo la diffusione della notizia che la "storica" salita del Mortirolo - recentemente denominata "Cima Pantani" e diventata famosa proprio per la prima grande impresa del "Pirata" al Giro d'Italia del 1994 – rischia di essere chiusa, sul territorio di Mazzo di Valtellina, a causa di problemi di sicurezza dovuti alle condizioni "strutturali" e allo stato di manutenzione precario, non sono mancate le reazioni soprattutto da parte del "mondo delle due ruote".
E così il sindaco di Mazzo Valtellina Franco Matteo Saligari che già nelle scorse settimane aveva raccontato a il Dolomiti la situazione (QUI ARTICOLO) – spiegando come l'amministrazione, che non ha risorse a sufficienza per un intervento a sufficienza per un'opera di rilevanza sovracomunale, sia assolutamente favorevole alla presenza dei ciclisti ma come, al contempo, la sicurezza resti un aspetto prioritario – ha voluto nuovamente di fare chiarezza sulla questione.
"Da tempo solleviamo la problematica dovuta alla percorrenza su sede stradale con larghezza ridotta, fondo degradato e deformato, forti pendenze e uso promiscuo" scrive il sindaco in una nota, specificando: "Teniamo molto alla fruizione da parte degli oltre 22 mila ciclisti che in media si cimentano ogni stagione sulla salita 'dannata', ma altrettanto teniamo molto alla tutela della loro incolumità".
Nel testo viene sottolineato come sia comprensibile che il ventilato divieto di transito alle bici sollevi clamore e sconcerto nel mondo ciclistico ma anche come, nonostante finora non si siano verificati gravi incidenti, le probabilità che accadano sono elevate. "In tal caso – osserva Saligari – il clamore e lo sconcerto tra i ciclisti di tutto il mondo sarebbe devastante, una sconfitta per tutti noi che a vari livelli vogliamo promuovere il cicloturismo".
"Ascoltiamo le voci dei diretti interessati, delle riviste e del giornalismo di settore che raccoglie il sentimento e gli umori del mondo ciclistico, concordiamo con loro le azioni di miglioramento" continua il primo cittadino che, in risposta alle critiche, dichiara: "Non accettiamo che la nostra presa di posizione sia etichettata come provocazione o peggio ricatto, semplicemente il sindaco ha il dovere di tutelare l’incolumità pubblica e la sicurezza della viabilità di competenza comunale, provvedendo a risolvere situazioni di rischio, pena essere perseguito in sede civile e penale e ne consegue che deve agire in autotutela".
Il pensiero di Saligari va poi "a chi ritiene che la salita vada bene così, che non debba essere compromesso il suo fascino stravolgendo il tracciato creando un’'autostrada' e che debbano essere introdotte limitazioni ai veicoli". Ad essere specificato, a tal proposito, è come il fascino del tratto possa rimanere tale solo se sarà messo in sicurezza, e al contrario questo andrebbe in frantumi qualora i ciclisti ne percepissero i rischi a seguito di sinistri più o meno gravi.
Ad essere rimarcati sono poi gli interventi ritenuti necessari: allargare la sede stradale, prima di riasfaltarla, quanto basta "da una media di 3,20 a 3,80-4 metri, ben lungi dal creare un'autostrada" per mantenere la distanza laterale di sicurezza in fase di sorpasso e scambio tra veicoli e ciclisti di almeno un metro e mezzo per gran parte del tracciato. Ad essere sottolineato è come "il tracciato e le pendenze resteranno invariati" e che "in tal modo il ciclista sotto sforzo in salita non rischierà al sopraggiungere di un veicolo alle spalle e in discesa eviterà la collisione o caduta per scansarlo".
Vene poi puntualizzato come la strada debba essere fruibile, senza limitazioni, da veicoli e soprattutto dai mezzi agricoli dei proprietari di maggenghi, baite, e malga e rifugio comunale: "Il passaggio alla gestione Anas degli ultimi 4 chilometri della salita, connessi con la tratta Grosio-Biorca, ha determinato una notevole riduzione del traffico veicolare: si possono introdurre restrizioni al traffico intervallivo da Mazzo, ma non si eliminano i rischi derivanti dalla ridotta larghezza e dal fondo deteriorato".
Saligari sottolinea come la finalità del progetto commissionato nel 2018 per la messa in sicurezza del tratto, e presentato alla Comunità montana della Valtellina di Tirano, sia proprio quello di adeguare la larghezza della sede stradale interessata "per una pacifica, agevole e sicura fruizione di ciclisti e veicoli".
Infine, il sindaco lancia un appello volto ad un'interazione costruttiva tra le istituzioni: "Invitiamo al confronto tutti i livelli istituzionali al fine di trovare soluzioni e risorse per l'improrogabile adeguamento del tratto della salita di competenza comunale, la fama internazionale della classica salita ciclistica al Mortirolo lo merita pienamente".
E per ribadire il concetto, Franco Matteo Saligari sceglie di condividere l'esortazione della "voce del ciclismo" Beppe Conti: “Il Mortirolo deve essere dei ciclisti, certamente lo Stato, la Regione, la Provincia devono intervenire in chiave non solo Giro d’Italia e competizioni, ma per permettere di allenarsi e scalare questa montagna che è diventata Cima Pantani. Non puoi farla diventare Cima Pantani e poi chiuderla, bisogna cercare di fare qualcosa, le istituzioni devono farsene carico”.


















