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Trento
05 settembre | 11:11

Bici sui sentieri di montagna. Martino Fruet: "Servirebbe formazione per chi si approccia per la prima volta. Tanti indisciplinati anche tra gli escursionisti. Serve buonsenso"

"Gli irresponsabili ci sono in tutte le categorie, sia tra quelli che vanno in mountain bike, sia tra chi affronta i sentieri a piedi. Io, personalmente, non ho mai avuto problemi o discussioni, perché so come comportarmi e mi impegno per rispettare sempre sia il territorio che le persone. La domenica, ad esempio, sono perfettamente consapevole che determinati percorsi sono assai frequentati e, dunque, evito di uscire"

Nelle foto Martino Fruet in azione
Nelle foto Martino Fruet in azione

TRENTO. Basta mountain bike ed e bike sui sentieri di montagna. Nei giorni scorsi, a Il Dolomiti, il presidente del Cai del Veneto Francesco Abbruscato (Qui articolo) e il suo "collega" altoatesino Carlo Alberto Zanella (Qui articolo) hanno lanciato quella è ben più di una proposta.

 

"Il continuo passaggio di bike ed e-bike, ben più pesanti tra l'altro, in particolare in discesa - queste le parole di Abbruscato -, crea dei problemi non da poco per quanto riguarda la manutenzione e la conservazione dei sentieri, entrambe priorità per il Club alpino italiano. Non secondario è poi il tema della sicurezza: spesso le bici sfrecciano anche a grande velocità lungo sentieri frequentati da "normali" escursionisti".

 

"Confermo che anche in Alto Adige - ha aggiunto Zanella - la presenza sempre più massiccia di biciclette sui sentieri è un problema. Un tempo, quando le biciclette erano solamente 'muscolari', il numero di appassionati delle due ruote in quota era ridotto e ridotti erano dunque anche i problemi. Oggi però, in particolare sui sentieri più stretti, il passaggio delle bici rappresenta un rischio per gli escursionisti e la presenza dei mezzi rovina i percorsi, che poi devono essere sistemati dai volontari del Cai o dell'Alpenverein. Ben vengano lungo ciclabili o percorsi dedicati, ma i sentieri non sono adatti a un volume simile di ciclo-escursionisti".

 

Dunque "via" i biker dai sentieri. Ma loro cosa ne pensano?

 

Martino Fruet, dopo una lunghissima carriera da professionista in mountain bike costellata da eccellenti risultati (nel 1999 fu terzo al Mondiale Under 23 dietro Marco Bui e Cadel Evans, nel 2000 vinse una gara di Coppa del Mondo in Messico e nel 2002 si laureò campione italiano XC), oggi si dedica alla E - mtb, correndo con il Team Lapierre Trentino.

 

Proprio ieri - giovedì 4 settembre - il biker perginese era impegnato nella prova di Cross country ai Mondiali che si stanno svolgendo in Svizzera, nel Canton Vallese. Fruet ha chiuso al 14esimo posto, mica male un 48enne, che si allena proprio su strade e sentieri di montagna.

 

"Premesso che in 30 anni di attività - esordisce Fruet - potrei raccontare almeno 500 episodi con protagonisti in negativo escursionisti, con o senza i cani, che spesso girano liberi e senza guinzaglio, credo ci voglia prima di tutto il buonsenso. Gli irresponsabili ci sono in tutte le categorie, sia tra quelli che vanno in mountain bike, sia tra chi affronta i sentieri a piedi. Io, personalmente, non ho mai avuto problemi o discussioni, perché so come comportarmi e mi impegno per rispettare sempre sia il territorio che le persone. La domenica, ad esempio, sono perfettamente consapevole che determinati percorsi sono assai frequentati e, dunque, evito di uscire. Recentemente mi è capitato di andare con amici ad una grigliata al lago di Ardemolo: ho raggiunto il posto in bici e sul percorso non ho trovato nessuno. Quando s'incontrano le persone il comportamento da adottare è semplice: ci si ferma, oppure ci si sposta e si fa passare".

 

Fruet parla dall'alto della sua esperienza, della sua tecnica e del suo conoscere perfettamente l'ambiente che frequenta, ma ci sono anche i cosiddetti "ciclo turisti" che affrontano i percorsi, magari per la prima volta e sempre più utilizzando le e - bike, che permetteranno sì di fare meno fatica, ma - in discesa - sono molto più difficili da governare.

 

"Ecco - prosegue - per chi non ha esperienza proporrei qualche ora di "campo scuola", come fanno gli sciatori, che prima di affrontare la pista, anche se scendono a "spazzaneve", fanno qualche ora con il maestro. Una - due ore potrebbero bastare, durante le quali viene spiegato, ad esempio, come il freno davanti sia più importante di quello posteriore, come tenere la bici, quali sono i pericoli maggiori e, soprattutto, cosa non fare. Le e - bike arrivano a pesare anche 25 chili e gestirle in discesa è tutt'altro che semplice: qualche settimana fa, sul Col Rodella, ho visto persone che scendevano spingendo i mezzi su terreni impervi, perché non erano in grado di farlo stando in sella. Ecco se li ti "parte" la bici rischi di travolgere diverse persone. A chi non è pratico bisognerebbe fare formazione. Ma, allo stesso tempo, mi permetto, bisognerebbe spiegare alcune cose anche agli escursionisti".

 

Del tipo?

 

"Mah - conclude - in primis voglio sottolineare che, chi pratica la mountain bike, ha grande rispetto dell'ambiente. Parlo per me e per tante persone che conosco che so che la vedono alla mia stessa maniera e si comportano così. Io, ad esempio, quando esco ho sempre il "seghetto" con me: se vedo un ramo o un qualcosa caduto sul sentiero, mi fermo e lo sistemo. Per il resto mi è capitato spesso di entrare in percorsi dedicati alle bici, all'interno dei Bike Park, pagando ovviamente il biglietto: ho trovato persone che camminavano, con i cani lasciati liberi. E poi, se si parla di montagna in generale, credo che un po' d'educazione all'escursione farebbe bene a tutti. Infine è chiaro: ci sono percorsi e sentieri che non possono essere percorsi da tutti, perché servono tecnica ed esperienza, per non farsi male e per non nuocere alle altre persone".

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