"Basta bici sui sentieri di montagna". Il Cai lancia un appello: "Danni e rischi per gli escursionisti. Le terre alte ci insegnano che esistono dei limiti ed è necessario rispettarli"
Le parole del presidente del Cai Veneto, Francesco Abbruscato: "Ben vengano i ciclo-escursionisti su strade forestali e carrarecce, ma per quanto riguarda i sentieri il discorso è diverso"

BELLUNO. Da anni ormai l'utilizzo di biciclette – in particolare di e-bike – in quota sta aumentando esponenzialmente, tanto da portare nel 2022 le cadute sulle due ruote al secondo posto tra le cause di incidenti in montagna (dopo l'escursionismo). Al netto però dell'aumento nel numero dei soccorsi – in un decennio si parla di uno strabiliante +230% – il sempre più frequente utilizzo di questi mezzi in quota porta a diverse altre sfide in un contesto naturale particolarmente delicato come quello delle terre alte: “A partire dalla preservazione dei sentieri e dalla sicurezza degli escursionisti che li frequentano a piedi”.
A parlare è il presidente del Cai Veneto, Francesco Abbruscato, che lancia un appello proprio per chiedere lo stop all'utilizzo di bike ed e-bike sui sentieri di montagna: “Ben vengano i ciclo-escursionisti su strade forestali e carrerecce – dice a il Dolomiti – ma per quanto riguarda i sentieri il discorso è diverso”. Il ragionamento del numero uno della sezione veneta del Club alpino italiano parte proprio dalla dimensione quantitativa del fenomeno: “Stiamo lavorando per fornire dei numeri precisi per quanto riguarda la crescita del numero di biciclette in montagna, ad oggi però quel che è certo è che l'aumento che abbiamo osservato, e continuiamo ad osservare, è sproporzionato”.
Due, come anticipato, sono le sfide principali poste dal fenomeno: “Innanzitutto – precisa Abbruscato – il continuo passaggio di bike ed e-bike, ben più pesanti tra l'altro, in particolare in discesa crea dei problemi non da poco per quanto riguarda la manutenzione e la conservazione dei sentieri, entrambe priorità per il Club alpino italiano. Non secondario è poi il tema della sicurezza: spesso le bici sfrecciano anche a grande velocità lungo sentieri frequentati da 'normali' escursionisti”. E in un contesto come quello montano, dove nonostante gli spazi ampi la rete viaria – per così dire – è necessariamente limitata, lo spazio di manovra per ridurre i rischi può risultare minimo.
“Io stesso – spiega il presidente del Cai Veneto – ho discusso la scorsa settimana con alcuni biker nella zona del rifugio Vallandro (in val Pusteria ndr): nonostante la presenza di una strada sterrata, che permette il passaggio di mezzi ed escursionisti, avevano deciso di scendere comunque con le bici lungo il sentiero”. Naturalmente poi, di fronte a una crescita tanto accentuata non mancano le reazioni da parte degli attori economici dei vari territori montani.
“Ci sono impianti – aggiunge infatti Abbruscato – che permettono ai ciclo-escursionisti di agganciare i propri mezzi, per arrivare sulle vette senza nessuno sforzo e correre poi a valle in maniera indiscriminata. La montagna però ci insegna che ci sono dei limiti e che è necessario imparare a rispettarli: non è accettabile dire che tutto è permesso, che tutto è possibile. La priorità dev'essere il rispetto dell'ambiente”.
Allargando lo sguardo, anche il fenomeno e-bike rientra infatti nel macro-tema dell'accessibilità al contesto montano: “Con mezzi del genere si arriva dove si vuole e tutti hanno la possibilità di salire in quota, magari anche persone che non hanno una piena coscienza dei limiti e delle fragilità del contesto montano, che non hanno una cultura ambientale e senza una preparazione adatta alla montagna. Da qui il nostro appello: bene la presenza di bici su strade forestale e carrerecce, ma stop alle discese sui sentieri di montagna”.
“Come Cai – conclude Abbruscato – il nostro compito è anche cercare di diffondere la cultura della montagna e riconosciamo l'importanza del cicloturismo, è necessario però scegliere con attenzione dove permettere queste attività. In questi anni sembra che l'idea sia che quando si paga si possa pretendere tutto, ma non è così: non possiamo adattare la montagna alle nostre aspirazioni, il processo dev'essere l'opposto. Altrimenti con numeri del genere le terre alte rischiano di diventare un luna park”.












