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Dal boom di incidenti in e-bike (+230%) all'escursionismo come fenomeno di massa, l'analisi del Soccorso alpino: “Si rischia di più perché tanto qualcuno viene a prenderti”

Fabio Bristot della direzione nazionale del soccorso alpino e speleologico: “Per quanto riguarda i dati generici del 2022 a livello nazionale sono stati 9.394 gli interventi con 8.812 persone soccorse, rispettivamente con un +9,7% e un +5,9% rispetto al 2021, e con un +4,1% per quanto riguarda i decessi". In 10 anni gli incidenti legati all'utilizzo di e-bike in quota sono aumentati del 230%

Di Filippo Schwachtje - 03 novembre 2022 - 19:09

TRENTO. “Negli ultimi anni abbiamo registrato un aumento generico della frequentazione di ambienti in alta quota, di conseguenza sono cresciute anche le categorie di fruitori ed in molti casi la cultura della montagna è diventata sempre più claudicante, se non del tutto assente”. Ed il risultato, dice a il Dolomiti Fabio Bristot (membro della direzione del Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico), è che di pari passo stanno aumentando anche gli incidenti in montagna e quindi le chiamate ai soccorritori. Chiamate che, mai come nell'ultimo periodo, vedono all'origine dei sinistri in alta quota l'utilizzo delle e-bike, le bici elettriche, che nel giro di pochi anni sono diventate la seconda causa di incidenti in montagna (dopo l'escursionismo), risalendo dall'11esima posizione nella lista delle attività coinvolte. A livello generale però, Bristot parla anche di "un atteggiamento sempre più radicato, secondo il quale la montagna non comporta più alcun rispetto e siamo noi paradossalmente a volerla condizionare e non viceversa, assumendo come sarebbe doveroso che sia regole e condotte minime di prudenza e buon senso: ecco allora che si può partire anche nel pomeriggio per affrontare magari salite impegnative. Magari si rischia di più perché tanto qualcuno alla fine viene a prenderti: questa si chiama senza appello alcuno deresponsabilizzazione e, su questo aspetto e su quelli sopra, servirà lavorare tanto. E' necessario uno sforzo titanico per aumentare e qualificare i temi dell'informazione e della prevenzione”.

 

I numeri parlano chiaro: nel solo mese di ottobre 2022 sono stati 888 gli interventi in generale a livello italiano, 763 le persone soccorse (di cui 41, purtroppo, sono decedute). “Si tratta di un +64% rispetto alle annualità pre-Covid – dice Bristot – un dato di certo favorito anche dalla componente meteo, in ragione della quale le giornate estive ed autunnali con condizioni eccellenti non sono mai state così numerose come in questa stagione”. L'impennata registrata nell'ultimo mese però si inserisce in un quadro più ampio: “Per quanto attiene i dati generici del 2022 a livello nazionale – continua infatti il soccorritore – sono stati 9.394 gli interventi con 8.812 persone soccorse, rispettivamente con un +9,7% e un +5,9% rispetto al 2021, e con un +4,1% per quanto riguarda i decessi”. Straordinario, come detto, l'aumento degli incidenti legati all'utilizzo di mezzi a due ruote, aumento che per quanto riguarda le e-bike ha segnato uno strabiliante +230% di interventi specifici in un decennio.

 

“Non si vuol certo demonizzare l'utilizzo delle e-bike – precisa Bristot – come detto l'obiettivo è lavorare per favorire sempre di più i temi dell'informazione e della prevenzione, visto che negli ultimi anni l'utilizzo sempre più massiccio di questi mezzi ne hanno fatto una sorta di 'motorino d'alta quota', che le persone spesso utilizzano senza la dovuta preparazione ed esperienza”. La maggior parte degli incidenti poi, continua il soccorritori: “Riguarda conducenti ultrasessantenni, ma siamo intervenuti in diversi casi per chiamate arrivati da 70enni e 80enni, che sono saliti in sella per affrontare percorsi impegnativi con i loro mezzi”. L'approccio all'utilizzo delle bici elettriche infatti, sottolinea Bristot, è diverso rispetto a quello dei mezzi più 'tradizionali': “Un tempo – dice – per arrivare a fare un percorso in bici con un dislivello magari di 1.500 metri era necessaria una certa esperienza, oggi invece la preparazione fisica spesso non è adeguata per affrontare determinati itinerari”. Ma grazie all'aiuto fornito dalle e-bike è possibile partire in ogni caso: “Il paragone che si può tracciare – continua Bristot – è con la funivia, grazie alla quale posso ritrovarmi in pochi minuti su un ghiacciaio o su terreni impervi ad alta quota con attrezzatura non adeguata per affrontare quel particolare ambiente. L'obiettivo, ripeto, non è di demonizzare nulla, ma partendo dal dato statistico è sicuramente necessaria una riflessione”.

 

Riflessione che, dice il soccorritore, dovrebbe coinvolgere tutti gli attori che vivono la montagna, dal Soccorso alpino al Cai alle Guide Alpine, per informare i cittadini in modo sistematico a livello nazionale e per tornare a parlare di montagna in modo propositivo e costruttivo. Sulla base dei dati riportati infatti, secondo Bristot (che dal 1999 si occupa di statistiche legate al Soccorso alpino) non è necessaria “l'istituzione di alcuna commissione per la valutazione di questo aumento marcato avuto nell'ultimo decennio”, ma allo stesso tempo è opportuno “analizzare le varie componenti negli incidenti e negli infortuni, congiuntamente ad alcuni altri aspetti socio culturali”. Tra questi, in particolare, l'aumento generico della frequentazione della montagna collegata in particolare all'escursionismo (“che è diventato e può essere assolutamente catalogato come fenomeno di massa”), un dato che fa bene di certo al Pil, alla ricchezza del territorio, ma che “porta alcune conseguenze sotto gli occhi di tutti e in modo particolare del 118 e del Soccorso alpino”. Aumentando poi le categorie di fruitori della montagna è cambiata anche la preparazione specifica che spesso si traduce, dice Bristot, nella "mancata conoscenza dei pericoli oggettivi e soggettivi legati alle attività in montagna”.

 

Al contempo poi: “Si è notevolmente abbassata la capacità media di sopportare piccoli o modestissimi eventi traumatici (la stazione del Soccorso alpino di Belluno per esempio ha recuperato una signora, con il marito, con una caviglia distorta a 20-25 metri dalla strada asfaltata dove, poco più avanti, si trovava parcheggiata la macchina), o di fronteggiare da un punto di vista psicologico situazioni di stress derivato sempre da eventi banali (per esempio qualche goccia di pioggia o la perdita del sentiero in zone ad elevatissima frequentazione escursionistica)”. In generale manca insomma una cultura complessiva legata alla montagna, una situazione che nel medio periodo, dicono i soccorritori: “Ha dato luogo a situazioni paradossali che prima non si registravano se non in forma episodica (ad esempio l'aumento delle chiamate effettuate al 118 per generica stanchezza, piccoli malesseri passeggeri che, in un tempo neppure tanto lontano, erano diversamente trattati con riposo e attesa del ripristino delle condizioni normali) e che espongono il 118 ed il Soccorso alpino ad un'attività conseguente anche per evitare omissioni di soccorso”. A tutto questo si accompagna utilizzo di app dedicate per le escursioni (“con rinuncia a priori di qualsiasi altra ricerca di informazioni fatta preventivamente in fase di pianificazione”), l'utilizzo di abbigliamento e calzature spesso non idonee, la mancanza di preparazione psicofisica ed esperienza e la scarsa conoscenza dell'attrezzatura tecnica.

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