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Bolzano
07 novembre | 18:53

"La scienza deve parlare alle persone per aiutarle a comprenderne bellezza e importanza", dal Bosone di Higgs a Trump il fisico Guido Tonelli si racconta il Dolomiti

Tra i più grandi nomi della fisica internazionale e tra i padri della scoperta del Bosone di Higgs al Cern di Ginevra, Guido Tonelli sarà protagonista di ‘Futuradio’ con l'evento ‘TuttiQuanti’. “Il Bosone di Higgs? Cominciamo a comprendere ora, guardandolo quasi da una prospettiva storica, l'importanza di quel traguardo destinato a rimanere nei libri di storia per decenni, forse centinaia di anni”

"La scienza deve parlare alle persone per aiutarle a comprenderne bellezza e importanza"

TRENTO. Dalla scoperta del Bosone di Higgs al Cern di Ginevra, di cui è uno dei padri, alla scelta di dedicarsi negli ultimi anni alla sfera della divulgazione per "avvicinare le persone alla scienza", che sembra correre sempre più veloce della capacità che abbiamo di comprenderla, fino alle "strategie" per rapportarsi con correnti di pensiero antiscientiste che, quelle sì, corrono veloci in un'era di comunicazione "liquida", e infine uno guardo anche al risultato delle elezioni presidenziali americane.

 

È un'intervista a 360 gradi quella che Guido Tonelli, tra i nomi più importanti della fisica internazionale, oltre che fisico al Cern di Ginevra e professore emerito all'Università di Pisa, concede a il Dolomiti in vista della sua partecipazione a Bolzano a "Futuradio", la festa di Rai Radio3 che da venerdì 8 domenica 10 novembre andrà in onda dal Teatro Comunale di Bolzano, aprendo le porte al pubblico per una serie di eventi ad ingresso libero.

 

Guido Tonelli, nello specifico, salirà sul palcoscenico venerdì (8/11) alle 21 con "TuttiQuanti", un viaggio alle origini della meccanica quantistica – accompagnato dalle musiche dello spettacolo "Earthphonia" eseguite dal vivo da Max Casacci e dal visual artist Tomaso Rinaldi – che partirà dal 1924, esattamente cento anni fa, quando un gruppo di giovani scienziati, a partire dal ventitreenne Heisenberg, iniziava a descrivere con la meccanica quantistica “un interno di strana bellezza": "Un mondo nuovo, invisibile agli occhi, che disorienta la nostra comprensione della realtà, ma segna la storia dell’ultimo secolo, dalla bomba atomica ai computer, dai cellulari all’intelligenza artificiale".

 

Guido Tonelli, partiamo subito da "TuttiQuanti": un evento che prende le mosse da un momento storico ben preciso, gli anni Venti.

 

Il 1924 è un anno scelto per convenzione per indicare la nascita della meccanica quantistica: in quel periodo sono avvenuti dei progressi significativi, con moltissimi scienziati protagonisti. È un modo per celebrare il centenario della formulazione di una nuova visione della materia e dell'universo: questa ha avuto un impatto incredibile sul futuro e sulle vite di tutti noi. Ha anche avuto importanti influssi culturali, cambiando a tutti gli effetti il punto di vista e questo si è proiettato su vari ambiti tra cui la letteratura, la musica e l'arte in generale. Si può dire che tutto il Novecento sia debitore a questo cambio di passo, con tutte le manifestazioni del pensiero che si sono relazionate con quello che è avvenuto in ambito scientifico.

 

E questo progetto è l'emblema della strada che lei ha scelto: potremmo definirla infatti uno scienziato "innamorato" della divulgazione. Come è arrivato ad intraprendere questa strada?

 

Tutto nasce da una profonda riflessione personale che ho fatto negli ultimi anni: per gran parte della mia vita sono stato esclusivamente uno scienziato, ma poi ho scelto di di dedicare tempo alla divulgazione e di rivolgermi quindi alle persone. Alla base c'è la consapevolezza che quello che accade in ambito scientifico ha un impatto enorme sulla vita di tutti noi, e che appunto la nostra esistenza non sarebbe la stessa senza la visione della materia offerta dalla meccanica quantistica: a partire dalle moderne tecnologie fino al modo in cui ci relazioniamo gli uni con gli altri, ma anche con noi stessi. Ho sentito quindi il dovere di raccontare le cose che conosco, da un lato meravigliose e dall'altro decisive per il futuro delle nuove generazioni. In un pensiero? Se uno scienziato tra cento anni guarderà indietro, collegherà molti dei cambiamenti che avverranno nel ventunesimo secolo a quello che si è scoperto, e si sta scoprendo, in questi anni.

 

Spesso però la scienza sembra "correre" più veloce della capacità delle persone di comprenderla. E la quotidianità ci mostra il continuo insorgere di posizioni antiscientiste che "travolgono" diversi ambiti, dalla medicina agli studi sul cambiamento climatico. Da scienziato, che idea si è fatto di queste "derive"?

 

Credo ci siano due aspetti preliminari da tenere in considerazione. In primis una difficoltà oggettiva dovuta al fatto che la scienza usa un linguaggio che per essere compreso richiederebbe anni di studio, e questo rappresenta evidentemente una barriera. Poi è indubbio che la comunità scientifica debba trovare il modo per trasmettere alle persone l'essenza dei suoi concetti, in modo da aiutarle a comprenderne la bellezza e l’importanza. C'è poi una frazione della popolazione che si dimostra totalmente diffidente nei confronti delle posizioni scientifiche, ma lo reputo un fatto inevitabile: questo perché la scienza gioca un ruolo talmente importante nelle nostre vite, a partire dal semplice smartphone che abbiamo in tasca, che chi non conosce i suoi meccanismi è portato ad identificarla come un entità immensa che agisce al di sopra di tutti noi e di cui è difficile fidarsi. Sono convinto che questo atteggiamento si inevitabile e che gli scienziati non debbano spaventarsi, e neppure demonizzarlo, agendo di conseguenza.

 

Raccogliamo l'assist, come dovrebbe porsi a suo avviso la comunità scientifica per riuscire a "far breccia" nella fiducia anche dei più diffidenti?

 

Ritengo che gli scienziati debbano essere molto onesti intellettualmente, separando nettamente le conoscenze certe da quelle su cui invece ci sono dei dubbi, questo è il primo passo. Credo sia poi fondamentale non presentarsi alle persone in modo "arrogante", dal momento che il rischio è quello di amplificare certe dinamiche: serve pazienza e soprattutto una grande consapevolezza della responsabilità che ha, in quest'ottica, il mondo scientifico. In sintesi, credo che sia importante far comprendere alla comunità il fatto che ci sono sempre dei margini d'incertezza e che la scienza non procede mai per affermazioni perentorie che nessuno può mettere in discussione.

 

A tal proposito lei ha affermato che "la scienza è fondata sull'errore e cerca sempre di smentire la teoria precedente". Quali le chiavi per riuscire a fidarsi di questo percorso in apparenza incerto?

 

La domanda è di quelle belle. Va osservato come si tratti di un'incertezza relativa e come ogni nuova visione contribuisca ad ampliare quelle precedente. Si può dire che c'è un continuo tentativo di esplorazione di "angoli nascosti" ed in cui può celarsi l'ampliamento delle ipotesi ritenute vincenti fino a quel momento: è proprio questa la garanzia che offre la scienza. In estrema sintesi, quando affermiamo che una "soluzione" è corretta al 99%, si ha la certezza che quella percentuale è stata studiata in ogni minimo dettaglio.

 

Lanciando uno sguardo alla più stretta attualità, il riferimento è al risultato delle elezioni americane, come analizza determinati flussi di pensiero emersi che non si possono di certo definire filo-scientifici e che sono arrivati addirittura a mettere in dubbio il riscaldamento globale?

 

Guardi, non vorrei risultare un inguaribile ottimista, ma in tutta onestà penso che alla fine il pragmatismo americano avrà la meglio. Mi spiego: c'è sicuramente uno scarto tra la dimensione delle proclamazioni fatte in sede di campagna elettorale, dove la "lotta" è quella volta ad accaparrarsi voti pescando anche da "particolari" bacini elettorali, e la concreta attività governativa. Sarei molto meravigliato che certi pensieri si concretizzassero: posso riportarle il confronto con molti colleghi statunitensi, che nonostante abbiano idee politiche opposte rispetto a quelle Trumpiane, hanno confermato come anche nel mandato precedente il mondo della scienza non abbia subito penalizzazioni, questo proprio grazie all'amministrazione generale che trascende il singolo presidente e che continua a dare importanza alla scienza. Mi auguro, in sintesi, che continui ad esserci sempre un atteggiamento di rispetto e di sostegno al mondo scientifico.

 

Veniamo ora al Bosone di Higgs, sono passati ormai dodici anni dalla sua scoperta, di cui lei può essere considerato uno dei padri. Come racconterebbe oggi quel traguardo che ha scritto a tutti gli effetti un nuovo capitolo della storia della scienza?

 

Diciamo che cominciamo a comprendere ora, guardandolo quasi da una prospettiva storica, l'importanza di quel traguardo destinato a rimanere nei libri di storia per decenni, forse centinaia di anni. Quello che è abbiamo compreso è come il mondo materiale è organizzato: tutto è composto di strutture macroscopiche fatte di atomi e molecole, che non potrebbero stare insieme se il campo di Higgs non desse massa alle particelle elementari. Questo ci spiega, semplificando il concetto, come sta "in piedi" il mondo e sappiamo che se il Bosone di Higgs cessasse di funzionare l'universo sparirebbe. E negli anni il lavoro al Cern è proseguito, studiando le varie anomalie di questa particella.

 

E a tal proposito non possiamo non chiederle come stanno procedendo gli studi in merito, al Cern di Ginevra.

 

Stiamo continuando a lavorare a a realizzare misurazioni molto precise e da cui emergono dubbi e nuove possibili teorie. Questa particella, infatti, interagisce con quelle che conosciamo ma anche con quelle a noi sconosciute: un'ipotesi è quella che ce ne siano alcune di "esotiche" che interagiscono con il Bosone di Higgs e che non abbiamo ancora scoperto. Oppure che ad essere scoperta sia stata solo la prima di una famiglia di particelle che ci permetterebbero, ad esempio, di spiegare la materia oscura, che compone circa un quarto della massa dell'universo. Siamo in una fase di attesa in cui stiamo raccogliendo milioni di eventi, nella speranza che possano improvvisamente emergere anomalie nel suo "comportamento" o una nuova particella. Posso dire che sono anni di lavoro divertentissimi, in cui operiamo come mai avremmo pensato di fare e con strumenti assolutamente eccezionali.

 

Possiamo lanciare uno sguardo, infine, al futuro?

 

Posso dirle che quando qualche scienziato scoprirà uno degli elementi di cui parlavamo poco fa, allora si arriverà ad un ulteriore traguardo: può succedere domani oppure fra cento anni, ed è questa la bellezza del nostro lavoro. La lascio con una frase: se c'è un mondo ancora da scoprire, noi ora non lo sappiamo, il Bosone di Higgs invece sì.

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