Migranti in Trentino, il coordinatore del Centro Astalli, Canestrini: "Relegare i richiedenti asilo nella marginalità è un grave passo falso per il territorio"
Ad essere ribadita la necessità di un' accoglienza diffusa. Fondamentale superare il tetto provinciale dei 730 posti e potenziare i percorsi ministeriali

TRENTO. "Confinare i richiedenti asilo nella marginalità non deve essere la strada che il Trentino vuole e deve percorrere, è necessario imboccarne una che fornisca programmi in grado di introdurre queste persone nella comunità trentina anche perchè, lo abbiamo toccato con mano, queste rimangono poi sul territorio".
Queste le parole del coordinatore del Centro Astalli di Trento Stefano Canestrini che - intervistato da il Dolomiti nei giorni in cui torna a farsi pressante il tema delle persone senza fissa dimora che, contestualmente alla chiusura dei centri per l'emergenza freddo, rischiano di ritrovarsi per strada (articolo qui) – fa il punto della situazione sulla situazione in relazione all'area d'azione dell'associazione che nel capoluogo gestisce il dormitorio "Casa San Francesco" in via dell'Ora del Garda, aperto tutto l'anno, e quello presso le ex scuole Bellesini nel quartiere Cristo Re.
"Noi ci occupiamo esclusivamente dei richiedenti asilo senza dimora e, nonostante gli accordi con il Comune che il 30 aprile prevedono la chiusura della struttura in Cristo Re, come Centro Astalli andremo comunque avanti dal momento che le persone in lista d'attesa sono molte e la migrazione non ha stagionalità", spiega Canestrini che specifica come sicuramente il servizio sarà offerto fino a maggio e che è in corso una riflessione per protrarlo anche al mese di giugno.
Il coordinatore affronta poi il tema della gestione dei migranti sul territorio, per la quale non sono assenti le criticità. "Il fatto di relegare la migrazione nella marginalità è sicuramente un grave passo falso per il futuro del Trentino – viene specificato – e non è questo il modello su cui lavorare: è necessario potenziare i percorsi percorsi ministeriali, unica via possibile per situazioni che tendono a sfociare nella non integrazione e nella non inclusione".
E, alla luce dei fatti, è evidente come le criticità si proiettino direttamente sull'utenza che necessita dei servizi di accoglienza con molti migranti che, come spiga Canestrini, "sono sempre più disperati nella loro richiesta di un posto letto, soprattutto nei mesi freddi in cui vivere all'addiaccio significa anche rischiare di morire. Ci troviamo di fronte a persone che stanno peggio di quando sono arrivate e, nelle nostre strutture, tocchiamo con mano come stia aumentando la loro vulnerabilità".
Ad essere ribadita è quindi la necessità di un'accoglienza diffusa e quella di superare il tetto dei 730 posti che la Provincia ha fornito, questo per evitare anche l'aumento della tensione sociale e che, tornando a parlare dei richiedenti asilo, questi si "frantumino" vivendo sempre più nella marginalità.
L'ultimo pensiero di Stefano Canestrini è rivolto direttamente alle istituzioni e, oltre ad essere "sempre lo stesso", si basa sul fatto che le migrazioni non si arrestano e non si arresteranno: "Un territorio che non non si siede ad un tavolo per ragionare su un argomento così importante non guarda al futuro e mette la testa sotto la sabbia: la strada da imboccare è, senza dubbio, quella dell'inclusione".












