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Morte di Andrea Papi, Fugatti e Maini indagati per omicidio colposo: Pm chiede l'archiviazione. La famiglia: "Come se un macigno ci fosse crollato addosso"

"Ma l’orso di chi è? Chi lo gestisce e chi lo ha gestito in tutti questi anni?" si chiede il padre di Andrea Papi. "Noi comunque non molleremo né oggi né mai e continueremo a chiedere giustizia". Le associazioni stanno valutando l'eventuale opposizione alla richiesta che è stata presentata dal pubblico ministero. Il sindaco di Caldes: "Dietro a questa vicenda non possiamo dimenticare che c'è una tragedia famigliare”

Di G.Fin - 10 luglio 2024 - 20:40

TRENTO. E' stata richiesta l'archiviazione del procedimento che vede coinvolti il governatore Maurizio Fugatti e il sindaco di Caldes, Antonio Maini, per quanto riguarda la morte di Andrea Papi

Una procedimento che ha fra le parti offese oltre alla famiglia Papi anche diverse associazioni animaliste e ambientaliste  a partire dalla Lav e dal Wwf.

 

Le accuse rivolte al governatore Fugatti, uguali anche per il sindaco, sono molto pesanti e sono quelle di omicidio colposo e rifiuto di atti di ufficio.

 

Nelle scorse ore è arrivata la notizia che il pubblico ministro ha presentato la richiesta di archiviazione al giudice per le indagini preliminari.

 

LE REAZIONI
La richiesta di archiviazione viene accolta ovviamente positivamente da parte degli avvocati del governatore Maurizio Fugatti, Alessandro Meregalli e Luca Pontanti

 

“Fin dall'inizio – hanno spiegato a il Dolomiti - abbiamo dichiarato la massima disponibilità e la massima fiducia nell'operato della Procura della Repubblica che con questa richiesta certifica come in realtà non possano profilarsi elementi di responsabilità in capo al presidente”.

 

Tutto questo, viene spiegato, “Per un fatto che rimane intatto nella sua unicità e su questo il presidente ovviamente è vicino al famiglia Papi rispetto al dramma vissuto ma che non può portare a nessun tipo di responsabilità di natura penale”.  Gli avvocati sottolineano come si sia trattato di “un fatto eccezionale, imprevedibile e quindi inevitabile. Una tragedia”.

 

L'attesa, ovviamente, è quella di capire se da parte delle parti offese richiamate nel procedimento arrivi l'opposizione alla richiesta di archiviazione.

 
“Prendo atto della notizia e del percorso che la giustizia ha fatto e che sta facendo. Ma dietro a questa vicenda non possiamo dimenticare che c'è una tragedia famigliare” è il commento del sindaco di Caldes, Andrea Maini

 

LA FAMIGLIA PAPI

“Quando ci hanno comunicato la richiesta di archiviazione da parte del pubblico ministero è stato un fulmine a ciel sereno. È come se un macigno ci fosse crollato addosso. Per 15 mesi abbiamo atteso con apprensione, ma anche con speranza, l’esito delle indagini e alla fine è come se non fosse accaduto nulla. Ovviamente, rispettiamo il lavoro della magistratura, ma il nostro punto di vista è quello di due genitori che quel giorno hanno perso la cosa più cara al mondo, un figlio. È stato un sacrificio vano? Dobbiamo aspettare che accada di nuovo?" sono le dure parole che arrivano da Carlo Papi

 

Dopo tutto quello che è successo, dagli striscioni in ricordo di Andrea che ci hanno fatto togliere, alle numerose diffamazioni su Facebook, ora questa richiesta di archiviazione. "Ma l’orso di chi è? Chi lo gestisce e chi lo ha gestito in tutti questi anni?" si chiede il padre di Andrea Papi. "Noi comunque non molleremo né oggi né mai e continueremo a chiedere giustizia. Non voglio aggiungere altro. Se non che, tra poco, andrò in cimitero a trovare il mio amato Andrea e per la prima volta nella mia vita sarò in difficoltà sulle cose da dirgli perché non mi è rimasta più nessuna parola” conclude. 

 

"La decisione del pm ha sorpreso anche noi ma è difficile commentare senza prima aver letto le motivazioni. Abbiamo 30 giorni per opporci. Tramite il nostro legale fiduciario, faremo copia degli atti e leggeremo tutto con attenzione per capire come muoverci. Nel frattempo, chiediamo rispetto per la famiglia e per il suo dolore” ha affermato anche Maurizio Cibien, Giesse.

 

 

LE ASSOCIAZIONI
Le associazioni al momento stanno valutando quale strada intraprendere in merito all'opposizione meno alla richiesta di archiviazione. L'ipotesi che qualcuno si opponga è comunque sul tavolo. 

“Prima di tutto – spiega Domenico Aiello, responsabile tutela giuridica della natura Wwf Italia – quando parliamo di questa tragedia ci teniamo sempre ad esprimere il nostro cordoglio e la nostra vicinanza alla famiglia di Andrea Papi, siamo lontani anni luce da qualsiasi tipo di strumentazione e sciacallaggio. Questa tragedia deve aiutare tutti a riflettere su quello che non è stato fatto e migliorare la situazione”.  

 

Per il Wwf “è indubbio che esista una responsabilità oggettiva che deriva dalla mancata attuazione di tutte le azioni preventive che il Pacobace definisce. Un elemento che la stessa famiglia Papi ha più volte segnato”. 

 

Da parte dell'associazione ambientalista, viene comunque rilevato che la Pat negli ultimi tempi, sta mettendo in campo diversi investimenti nell'acquisto di cassonetti anti orso e il rifacimento o sostituzione della cartellonistica. “Tutto questo accogliendo anche in parte i nostri input che da anni stiamo cercando di rivolgere all'ente. Sicuramente non è la soluzione ma è una strada positiva rispetto a quello fato in questi anni. Noi, da questa punto di vista siamo dalla parte di chi investe e non di chi riduce tutto in una tifoseria pro e contro. Auspichiamo – conclude Aiello -  che si passi anche ad un livello avanzato, ad esempio aprendo la strada alla dotazione per i cittadini dello spray anti orso che è ormai acclarato essere efficace rispetto ai fucili o altro”.

 

LA MORTE DI ANDREA PAPI
La tragedia è avvenuta il 5 aprile dello scorso anno. Andrea Papi, 26 anni, era uscito per una corsa in montagna dalla quale non farà rientro a casa. Nel pomeriggio vengono persi i contatti e immediatamente scattano le ricerche con gli operatori che concentrano fin da subito le attività lungo la "strada forestale Crocefisso Prà Conz"

Il corpo viene ritrovato intorno alle 3.45 della notte. Fu chiaro quasi da subito che il giovane era rimasto vittima dell’attacco di un orso: le tracce raccolte da forestali e carabinieri appaiono piuttosto evidenti. Due giorni più tardi c'è la conferma dall'autopsia e il 12 aprile le analisi genetiche attribuiscono la responsabilità di quanto accaduto alla femmina Jj4.

 

La stessa orsa che il 22 giugno 2020 aveva aggredito due cacciatori, padre e figlio che ebbero la sfortuna di trovarsela davanti mentre raggiungevano la loro postazione da caccia sul monte Peller, sul versante versante opposto rispetto a quello dell'attacco mortale. Inoltre il 30 agosto 2020 Jj4 fu protagonista di un falso attacco ai danni due forestali che stavano monitorando i suoi spostamenti e responsabile di un ulteriore falso attacco in località Sass de l’Acqua sulla Strada vecia selva nel territorio comunale di Croviana.

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