Nidi, criteri d'ammissione: limite Icef innalzato. La Cgil: "Scelta giusta del Comune, ma la Provincia insiste su strada che impoverisce le famiglie"
L'invito alle amministrazioni è quello di seguire l'esempio del capoluogo per "spingere Piazza Dante a rivedere la sua scelta e dare risposte concrete alle famiglie"

TRENTO. Tra le novità sui criteri d'ammissione ai nidi d'infanzia introdotte dal Comune di Trento in vista del prossimo anno 2025/2026 (QUI ARTICOLO), in relazione al parametro della situazione economica spicca l'innalzamento del limite Icef: questo passa infatti da 0,40 a 0,44, in modo da tener conto dell'attuale inflazione e ampliare la fascia di famiglie che può ottenere un ulteriore punteggio in fase di domanda di iscrizione.
A commentare positivamente la decisione è la Cgil del Trentino, specificando come si tratti di “una misura giusta ed equa che va nella direzione da noi auspicata da tempo”. Ad essere spiegato è come, alzando la soglia Icef per le agevolazioni tariffarie, “si recuperi l’inflazione subita tra il 2018 e il 2023”.
C'è però un "ma". Seppur positiva, spiega il sindacato, la scelta del capoluogo è limitata: è infatti necessario, viene puntualizzato, indicizzare l'Icef all'inflazione per sterilizzare l'effetto dell'aumento dei prezzi sulle famiglie, quantomeno per le misure del welfare provinciale.
È più di un anno che i sindacati insistono su questo tasto, sottolinea la Ggil, inascoltati però dalla Provincia: “La giunta Fugatti fino ad oggi si è rifiutata di applicare il meccanismo dell’indicizzazione all’assegno unico così come all’edilizia sociale e all'assegno di cura, con il paradosso che ci sono famiglie che solo nominalmente sono più ricche e quindi percepiscono sostegni più bassi o addirittura perdono il beneficio: il risultato è che si impoveriscono”.
Alla luce dei fatti, per la Ggil è importante che altre amministrazioni comunali seguano l’esempio di Trento e che finalmente si possa arrivare, anche con un intervento diretto del Consiglio delle Autonomie Locali, “a spingere Piazza Dante a rivedere la sua scelta e dare risposte concrete alle famiglie”.
Con Palazzo Thun, a rimanere invece aperta è la questione del personale con il sindacato che spiega come sia "tempo di aprire il confronto sul potenziamento e sulla qualificazione dei servizi all'infanzia attraverso l'ampliamento degli organici pubblici e il miglioramento delle condizioni di lavoro degli addetti delle cooperative sociali”.
“Anche dalla piena valorizzazione dei servizi a gestione pubblica e del lavoro in ogni sua forma – conclude la confederazione di via Muredei – passa la qualità dei progetti educativi rivolti ai bambini e alle loro famiglie”.













