Nuovo assegno di natalità per il terzo figlio: dalla quota fissa (fino a 48mila euro in dieci anni) a quella premiale per le madri che rientrano nel mercato del lavoro. I dettagli
Approvati dalla Giunta criteri e modalità di erogazione, Spinelli: “Un sostegno economico decennale per accompagnare le famiglie nel tempo e contrastare la denatalità”. Previsto anche un incentivo per l'attivazione al lavoro delle madri. Ecco tutti i dettagli, i requisiti e i criteri principali

TRENTO. Un intervento strutturale a sostegno della natalità, accompagnato da un incentivo mirato all'attivazione al lavoro delle madri. Sono questi, dice la Provincia, i capisaldi che hanno portato all'approvazione del nuovo assegno di natalità per il terzo figlio – misura attiva dal 1 gennaio 2026 con l'obiettivo di rafforzare le politiche provinciali di contrasto alla denatalità e di sostegno ai nuclei familiari”.
I criteri e le modalità di approvazione sono stati approvati nella seduta di venerdì della Giunta provinciale e prevedono un contributo fisso che, in base all'Icef può andare fino a 48mila euro. Ma procediamo con ordine.
“Si tratta – dice innanzitutto Achille Spinelli, vicepresidente e assessore provinciale allo sviluppo economico, lavoro, famiglia, università e ricerca – di un investimento importante sulla famiglia e su chi intende allargarla, ma talvolta è frenato da impedimenti anche di natura economica. Un sostegno che accompagna i nuclei familiari per dieci anni ed è previsto anche in caso di adozione. Una misura nuova, che guarda al futuro e anche alla sostenibilità demografica del territorio, e che introduce, in modo innovativo, anche un'attenzione specifica all'attivazione lavorativa delle donne”.
Come anticipato infatti, accanto a una quota fissa l'assegno prevede anche una componente premiale legata al rientro o al mantenimento nel mercato del lavoro delle madri: “A partire dal terzo anno di vita del terzo figlio – aggiunge Spinelli – è previsto un sostegno aggiuntivo per le madri che rientrano al lavoro o avviano una nuova attività, anche autonoma. È una scelta che tiene insieme sostegno alla natalità, occupazione femminile e attrattività del territorio”.
La misura è destinata ai nuclei familiari residenti in provincia di Trento nei quali, a partire dal 1° gennaio 2026, nasce o viene adottato un terzo figlio. L'assegno è riconosciuto per un periodo massimo di dieci anni dalla nascita o dall'adozione del terzo figlio. Prevede come detto una quota fissa differenziata in base alle condizioni economico-patrimoniali del nucleo familiare, determinata attraverso l'indicatore Icef Famiglia.
Sono previste, dice la Provincia, tre fasce: “Per i nuclei con Icef a 0,40, l'importo massimo riconosciuto è pari a 48mila euro, erogati in quote mensili da 400 euro fino al compimento del decimo anno di età del bambino. Per i nuclei con Icef superiore a 0,40 e fino a 0,70, l'importo massimo è di 30mila euro, con un'erogazione mensile di 250 euro. Per i nuclei con Icef superiore a 0,70 o in assenza di attestazione Icef, l'importo massimo previsto è anch'esso di 30mila euro, con quote mensili da 250 euro”.
La domanda della quota fissa dell'assegno di natalità, precisa Piazza Dante: “Deve essere presentata dalla madre, esercente la potestà genitoriale, entro 90 giorni dalla nascita o adozione del figlio tramite degli enti di patronato presenti sul territorio provinciale. Il possesso delle condizioni e dei requisiti di accesso alla misura sono dichiarati nella domanda come sussistenti alla data di nascita”.
Accanto alla quota fissa è poi prevista anche una quota premiale, pari a 200 euro mensili, destinata alle madri che, a partire dal terzo anno di vita del terzo figlio, rientrano o permangono nel mercato del lavoro, anche avviando un'attività autonoma: “La quota premiale è riconosciuta annualmente alla richiedente, sino al decimo anno di età del terzo figlio, che in sede di domanda dimostri di aver lavorato almeno 180 giorni nell'anno precedente alla data della domanda, anche non continuativi. La prima domanda per l'accesso alla quota premiale dell'assegno di natalità è presentata tramite degli enti di patronato presenti sul territorio provinciale”.
Tra i requisiti principali per l'accesso alla misura, concludono le autorità: “Oltre alla residenza sul territorio provinciale, vi sono l'appartenenza allo stesso nucleo familiare della madre e dei figli e una precedente attività lavorativa della madre, che deve risultare occupata al momento della nascita o dell'adozione, oppure aver versato contributi previdenziali per almeno dodici mesi negli ultimi cinque anni. La gestione e l'erogazione dell'assegno sono affidate all'Agenzia provinciale per l'assistenza e la previdenza integrativa”.












