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Pfas, Greenpeace: "Presenti in Trentino Alto Adige nel 6% delle rilevazioni". L'Appa: "In provincia nessuna emergenza, i risultati delle analisi non destano preoccupazione"

Il report di Greenpeace si basa su dati raccolti tra il 2019 e il 2022. La dirigente del settore qualità ambientale di Appa Raffaella Caneppel: "Indagini effettuate principalmente in aree specifiche dove la concentrazione antropica è maggiore,  con i controlli che nel tempo non hanno dato esiti preoccupanti"

Di Federico Oselini - 11 giugno 2024 - 10:02

TRENTO. La contaminazione da Pfas in Italia - in fiumi, laghi e bacini sotterranei - è stata rilevata ovunque è stata cercata, e il Trentino Alto-Adige non fa eccezione.

 

A fornire questo scenario – dopo che già lo scorso anno ad affrontare la questione, a livello europeo, era stata una pubblicazione del quotidiano francese "Le Monde"– è ora un'inchiesta realizzata da Greenpeace e presentata nei giorni scorsi in una conferenza alla Camera dei Deputati.

 

Il report dell'organizzazione – realizzato dopo aver ottenuto i dati ufficiali relativi a sedici regioni tra il 2019 e il 2022 – dimostra quanto è diffusa la contaminazione ambientale da queste sostanze con i controlli che però, come viene spiegato, nella maggior parte del territorio italiano sono ancora pochi e frammentari, con Puglia, Sardegna, Molise e Calabria in cui, tra il 2017 e il 2019, non risulta alcun monitoraggio.

 

Le sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) sono sostanze chimiche "eterne" molto diffuse e potenzialmente pericolose per l'ambiente e per la salute umana, largamente utilizzate in numerose applicazioni industriali, ad esempio per ottenere l’anti-aderenza delle padelle oppure l’impermeabilità dei vestiti tecnici sportivi, o ancora nelle schiume antincendio.

 

Venendo nello specifico alla situazione del Trentino Alto Adige, secondo il report – che si basa sul database ISPRA che ospita i dati ottenuti dalle agenzie per la protezione ambientale regionali delle province autonome – la regione si trova al terzultimo posto della particolare graduatoria, con la contaminazione da Pfas che è presente infatti nel 6% dei risultati ottenuti dai controlli effettuati che, nel quadriennio preso in considerazione, sono stati circa 3300.

 

Il risultato è molto più basso rispetto ai "picchi" di regioni come Basilicata (31%) e Veneto e Liguria (30%) ma è comunque fondamentale, per evitare falsi allarmismi, la corretta interpretazione dei dati.

 

A fare il punto della situazione per quanto riguarda la provincia di Trento, intervistata da il Dolomiti, è la dirigente del settore qualità ambientale di Appa – agenzia provinciale per la protezione ambientale – Raffaella Caneppel: "Effettuiamo molte analisi nei corpi idrici del territorio, sia superficiali che sotterranei, e quelle rilevate sono principalmente tracce: alla luce dei dati, quindi, non riscontriamo particolari emergenze".

 

"I Pfas sono una famiglia molto ampia di sostanze, alcune dannose e altre no, e di conseguenza anche i limiti a cui si deve prestare attenzione variano tantissimo" precisa Raffaella Caneppel, che specifica come l'attenzione si focalizzi principalmente in determinate zone: "Essendo il nostro un territorio a vocazione principalmente agricola e turistica, le indagini sono effettuate principalmente in aree specifiche dove la concentrazione antropica è maggiore, come ad esempio nei fondovalle e nei corsi d'acqua principali come l'Adige, il Sarca e il Chiese, con i controlli effettuati nel tempo che comunque non hanno dato esiti preoccupanti".

 

Le principali contaminazioni "non gravi" sul territorio provinciale sono definite "storiche" in quanto legate ad attività industriali del passato, ma che vengono tuttora rilevate: "Queste sostanze hanno vita lunghissima, con un tempo di dimezzamento di quasi novant'anni, e un'esempio è il fatto che nel Chiese le rilevazioni sono da attribuire ad una vecchia fonderia non più attiva".

 

L'interesse delle rilevazioni è puramente scientifico, precisa la dirigente del settore qualità ambientale di Appa, dal momento che i risultati non destano assolutamente preoccupazione dal punto di vista ambientale: "La dimensione della contaminazione è infinitamente piccola e quando si usa questo termine in relazione al Trentino ci si riferisce a valori molto bassi. Le faccio un esempio utile per comprendere meglio la situazione: i limiti di Pfas per le acque potabili, vigenti secondo un decreto legislativo del 2023, sono di 100 nanogrammi per litro, mentre nelle rilevazioni ambientali già un livello superiore allo 0,65 nanogrammi per litro rappresenta un valore che dobbiamo prendere in considerazione: molte acque che vengono definite 'contaminate' che potrebbero essere addirittura bevute senza rischi".

 

 

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