Referendum sugli orsi in 13 comuni del Trentino, la bocciatura di Legambiente: "La convivenza uomo e animali non si pratica con semplicistiche soluzioni"
Legambiente spiega che dal punto di vista culturale e anche tecnico, è del tutto sbagliato proporre quesiti alle popolazioni che abbiano ad oggetto il ritenere se la presenza di grandi carnivori quali orsi e lupi, in zone densamente antropizzate come alcune valli del Trentino, sia un grave pericolo per la sicurezza pubblica e un danno per l'economia e la salvaguardia di usi, costumi e tradizioni locali

TRENTO. “La convivenza uomo e animali selvatici non si pratica a colpi di quesiti referendari già orientati a semplicistiche soluzioni”. A dirlo è Legambiente che boccia la consultazione referendaria sugli orsi che si terrà nei 13 comuni della Val di Sole, in Trentino.
Per Legambiente vi è “l'assenza di una chiara ammissione di responsabilità da parte delle istituzioni e della politica, locale, ma non solo, che non ha saputo gestire con i dovuti strumenti un fenomeno complesso che non può essere derubricato ad un semplice sì o ad un no sulla coesistenza. In natura il rischio zero non esiste”.
Quando la fauna selvatica inizia a tornare, naturalmente o a seguito di reintroduzioni, in aree dalle quali era scomparsa da decenni cominciano a nascere problemi di convivenza, in particolare se si tratta di grandi carnivori (orsi e lupi) che in tante aree di ri-colonizzazione sono percepiti come una minaccia per le persone e gli animali allevati.
“È evidente che queste 'nuove condizioni' – spiega Stefano Raimondi responsabile biodiversità Legambiente - impongono un approccio olistico per gli interventi gestionali che devono essere supportati dalla ricerca e basati sull’evidenza e l’approccio scientifico.”
Da qui Legambiente spiega che dal punto di vista culturale e anche tecnico, è del tutto sbagliato proporre quesiti alle popolazioni che abbiano ad oggetto il ritenere se la presenza di grandi carnivori quali orsi e lupi, in zone densamente antropizzate come alcune valli del Trentino, sia un grave pericolo per la sicurezza pubblica e un danno per l'economia e la salvaguardia di usi, costumi e tradizioni locali.
“In realtà la gestione della fauna, alla luce dei cambiamenti climatici e l’influenza che genera sulle specie e gli habitat, richiede – conclude Raimondi - un approccio basato sulla conoscenza, il monitoraggio delle attività e l’intervento integrato con misure sempre più complesse. Per quanto riguarda il Pacobace, lo strumento scientifico e politico che permette di intervenire per gestire la complessità della coesistenza e che fornito risposte adeguate, ricordiamo che potrebbe essere migliorato se la politica locale agevolasse la prevenzione e la coesistenza, una pratica difficile e continuamente da aggiornare, anziché alimentare divisioni e paure”.














