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Trento
25 settembre | 20:26

"Lupi, abbattimenti sembrano avere più valore politico che pratico, stop agli indennizzi per chi non si attrezza per prevenire predazioni"

Dopo l'abbattimento di due lupi da parte delle Province di Trento e Bolzano, l'associazione Io Non Ho Paura del Lupo mette a confronto i due casi e si sofferma su diversi aspetti, dalla strumentalizzazione politica del tema grandi carnivori alla proposta cessare l’erogazione di indennizzi a chi non adotta strumenti di prevenzione: "Abbattimenti che sembrano avere più valore politico che pratico: non risolvono le cause profonde delle predazioni, né offrono un sostegno reale agli allevatori, mentre rischiano invece di alimentare il circolo vizioso del conflitto"

Lupi, abbattimenti sembrano avere più valore politico che pratico

TRENTO. Dall'abbattimento dei lupi che "non può diventare uno strumento preventivo" alla necessità di definire "criteri tecnici solidi" per il miglioramento della prevenzione e per comprendere quando tutte le alternative agli abbattimenti siano state tentate". Ma anche un focus sul rischio di "distorcere a scopi politici" il tema dei grandi carnivori e la proposta di "cessare l’erogazione di indennizzi a chi non adotta strumenti di prevenzione" dal momento che "in molte realtà italiane, Trentino e Alto Adige inclusi, si continuano a pagare danni da lupo anche quando gli animali predati non sono protetti".

 

Questi solo alcuni dei punti toccati nel lungo ed elaborato report diffuso dall'associazione Io non ho paura del lupo che, a seguito dei due abbattimenti effettuati di recente in Val Venosta dalla Provincia di Bolzano (QUI ARTICOLO) e in Lessinia dalla Provincia di Trento (QUI ARTICOLO), sceglie di mettere a confronto i due casi, effettuando diverse considerazioni sull'efficacia degli abbattimenti, sulle azioni politiche raccomandate, e anche sul delicato tema del monitoraggio dei branchi.

 

"Nelle ultime settimane, per la prima volta in Italia da oltre mezzo secolo, due lupi sono stati abbattuti dalle autorità – scrive l'associazione – ed entrambi gli interventi sono stati motivati da una serie di predazioni e avallati dal parere tecnico-istruttorio favorevole reso da Ispra. Queste operazioni hanno riacceso il dibattito pubblico: se da un lato vengono presentate come misure urgenti a difesa del comparto zootecnico, dall’altro suscitano critiche per la presunta inefficacia nel raggiungere l’obiettivo dichiarato, cioè ridurre le predazioni nel medio-lungo termine".

Ad essere specificato è come l'associazione non assuma una posizione di principio contraria agli abbattimenti e come riconosca che "in casi specifici e solo dopo che tutte le misure non letali si siano rivelate inefficaci", la rimozione di singoli individui possa talvolta essere utilizzata come strumento gestionale. Viene però ribadito che l'abbattimento non è e non può diventare uno strumento preventivo: "È, e deve restare, l’extrema ratio applicabile soltanto in presenza di una situazione di minaccia per la sicurezza pubblica o di danno grave e reiterato al comparto zootecnico, in circostanze chiaramente documentate e unicamente quando, mediante opportuni strumenti di prevenzione, sia stato fatto tutto il possibile per evitare l’insorgere di tali situazioni".

 

È inoltre necessario, prosegue la nota, chiarire cosa significhi davvero “aver fatto tutto il possibile”, definendo criteri tecnici solidi, da un lato per un costante miglioramento delle misure di prevenzione, dall’altro per comprendere quando realmente tutte le alternative agli abbattimenti siano già state tentate. "In questo senso – continua l'associazione – il parere di Ispra è cruciale, sia nel definire parametri chiari che nel valutare, caso per caso, l’effettivo rispetto. Allo stesso tempo, tuttavia, tale parere non può fondarsi esclusivamente sulla relazione fornita da chi richiede gli interventi di abbattimento".

 

Queste considerazioni, viene puntualizzato, devono inoltre tenere conto di come il tema dei grandi carnivori, e in particolare del lupo, sia oggi "frequentemente utilizzato e distorto" a scopi politici: "Annunci frettolosi di abbattimenti o decreti a effetto dall’alto valore simbolico vengono usati come segnali rivolti a bacini elettorali sensibili, come allevatori, aree rurali, opinione pubblica di montagna. Questo fenomeno ha un impatto notevole: la retorica punitiva e la promessa di soluzioni rapide ”esercitano pressioni su amministrazioni e tecnici, rischiando di orientare decisioni che dovrebbero invece basarsi esclusivamente sull’efficacia delle misure di prevenzione". Il pericolo? A detta dell'associazione è duplice: "Da un lato, decisioni affrettate che compromettono i processi di conservazione e dall’altro l’erosione della fiducia reciproca tra comunità locali, scienza e istituzioni".

 

"Non ultimo – viene specificato – diversi studi dimostrano che all’aumentare degli abbattimenti legali crescono in parallelo anche quelli illegali. In altre parole, si rafforza la percezione del lupo come specie problematica, e una parte della popolazione può sentirsi indirettamente autorizzata a intervenire in modo autonomo, al di fuori della legalità".

Foto in apertura di Gaetano Pimazzoni / LessiniaBolf

Foto di Gaetano Pimazzoni / LessiniaBolf

CONFRONTO TRA I DUE CASI: COSA DICONO I FATTI E I DOCUMENTI

 

Ad essere proposto è poi un confronto tra i due recenti casi di abbattimenti. "Nel caso della Val Venosta, la Provincia di Bolzano ha disposto il prelievo di due lupi in seguito a una sequenza di predazioni su ovini lasciati in alpeggio. Le cronache e i comunicati ufficiali descrivono l’operazione come una risposta rapida agli attacchi al bestiame. Tuttavia, dall’esame dei fascicoli e delle relazioni istruttorie - ottenuti solo di recente tramite richiesta di accesso agli atti - emerge un elemento ricorrente: la maggior parte delle predazioni sembra essersi verificata in condizioni di assenza o inadeguatezza delle misure di prevenzione". Questo, viene sottolineato, non è un dettaglio marginale dal momento che "giustifica l’obiezione secondo cui l’abbattimento sia stato usato come 'scorciatoia', in sostituzione di un piano di prevenzione strutturato, oggi profondamente carente in Alto Adige, e alle iniziative di informazione sulla specie rivolte alla popolazione".

 

Passando invece al secondo caso, l'associazione spiega come il Trentino, rispetto all’Alto Adige, "ha storicamente adottato un approccio più articolato, con attività specifiche di supporto agli allevatori e una maggiore sensibilità tecnica, maturata anche grazie all’esperienza nella gestione dell’orso".

 

"Tuttavia il caso di Malga Boldera è emblematico perché – spiega il report – evidenzia le zone d’ombra residue: il perimetro recintato, pur essendo stato per anni un esempio virtuoso che ha protetto i bovini dagli attacchi del lupo, col tempo si è rivelato essere eccessivamente esteso, soggetto a problemi di manutenzione e vulnerabile a tecniche di superamento sviluppate dai predatori. Una sorta di cattedrale nel deserto in mezzo a centinaia di pascoli privi di qualsiasi protezione, che mostra oggi le fisiologiche difficoltà gestionali nel pascolo brado, ovvero quello non custodito".

 

Ad essere spiegato è come i recinti di dimensioni eccessive siano "difficili da sorvegliare" e favoriscono la "formazione di punti deboli" sfruttabili dai predatori. "I cani da guardiania restano uno degli strumenti più efficaci se impiegati correttamente, ma in questo caso purtroppo non sono mai stati utilizzati: il recinto ospita bovini di numerose aziende, rendendo particolarmente difficile inserire i cani, perché con più allevatori riuniti viene a mancare un unico proprietario di riferimento.” In sintesi: "La prevenzione funziona se è sistemica: dove manca anche uno solo di questi elementi, il rischio di fallimento aumenta sensibilmente, come dimostrano i casi di Trentino e Alto Adige".

CONSIDERAZIONI TECNICHE SULL’EFFICACIA DEGLI ABBATTIMENTI

 

A seguire, nel report, alcune considerazioni tecniche sull'efficacia degli abbattimenti. "Le analisi tecniche evidenziano che la rimozione di pochi individui – viene spiegato – non elimina il rischio quando persistono fattori di esposizione del bestiame. Per questo motivo, Io non ho paura del lupo insieme a numerose associazioni e gruppi tecnici hanno sottolineato come questi abbattimenti abbiano di fatto effetti più rilevanti sul piano politico che una reale efficacia nell’interesse degli allevatori".

 

Il focus vira poi sia sull' Alto Adige che sulla Lessinia Veneta e Trentina dove, a detta dell'associazione da oltre un decennio "c’è forte reticenza" nell’adottare diffusamente strategie preventive: "La inapplicabilità sistemica delle misure di prevenzione è stata più volte sbandierata come motivo per sospendere investimenti strutturali, creando un circolo vizioso che oggi appare evidente nei casi dell’Alto Adige e del Trentino. Da questo punto di vista abbiamo più volte condiviso le nostre osservazioni con gli allevatori e lo ribadiamo anche qui: chi sostiene che il problema lupo verrà risolto con gli abbattimenti, che le predazioni cesseranno e che non occorre investire nella prevenzione non tutela gli interessi degli allevatori, ma sfrutta il tema per tornaconto personale o elettorale".

 

AZIONI POLITICHE RACCOMANDATE

 

Per quanto riguarda le azioni politiche raccomandate, Io Non Ho paura del Lupo osserva come "sotto questo punto di vista, c’è ancora molto da fare". E poi la proposta: "Cessare l’erogazione di indennizzi a chi non adotta strumenti di prevenzione".

 

Oggi, viene spiegato, in molte realtà italiane – Trentino e Alto Adige inclusi – si continuano a pagare danni da lupo anche quando gli animali predati non sono protetti: "Ciò crea un meccanismo perverso che disincentiva la prevenzione e, sul lungo periodo, complica la convivenza con i carnivori". Le direttive europee, viene sottolineato, sono chiare: il compenso non deve sostituire le misure preventive.

 

"È tempo che i regolamenti regionali e provinciali riflettano in modo coerente questa logica – prosegue l'associazione– vincolando l’erogazione degli indennizzi al requisito imprescindibile di aver adottato correttamente tutte le misure di difesa necessarie, tanto più che i mezzi di prevenzione sono spesso forniti gratuitamente dalle istituzioni. La sospensione dei risarcimenti in caso di mancata applicazione dei mezzi di prevenzione appare una misura di compromesso urgente e necessaria, a maggior ragione nel momento in cui al mondo conservazionista viene richiesto di accettare occasionali rimozioni".

MONITORAGGIO E RACCOLTA DATI

 

Parlando della "conoscenza della specie e del monitoraggio dei branchi" l'accento è posto sul fatto che "molte regioni italiane debbano confrontarsi con una cronica carenza di dati". Nel caso trentino, spiega l'associazione, l’assenza di dati telemetrici, come quelli forniti dai lupi radiocollarati, limita drasticamente la capacità di ricostruire dinamiche spazio-temporali dettagliate e di valutare l’effetto delle misure gestionali sul comportamento dei singoli individui e dei branchi: "Questo deficit scientifico rende molto fragile dal nostro punto di vista, la legittimazione tecnica dei provvedimenti emergenziali".

 

L'associazione spiega poi come, "è necessario ricordare che nel 2023 la Provincia di Trento aveva già chiesto un parere a Ispra per l’abbattimento di due lupi, poi mai eseguito, sempre in relazione ad episodi di predazione sui bovini di Malga Boldera".

 

E ad essere riportate sono le osservazioni espresse da Ispra a seguito dell'analisi del cluster di predazioni: “Il prelievo richiesto può risultare coerente con il quadro normativo provinciale e comunitario, purché codesta Amministrazione (la Provincia di Trento) attivi un programma di azioni volte ad incentivare l’adozione di misure di prevenzione da parte delle altre aziende presenti nell’area, e purché produca entro 3 mesi una sintetica valutazione dei possibili miglioramenti della prevenzione attivabili nella malga Boldera, corredata di un coinciso cronoprogramma delle eventuali azioni.”

 

Seppur questi fondamentali passaggi siano esplicitati nel parere di Ispra, sottolinea Io Non Ho Paura del Lupo, "a distanza di oltre due anni nessuna delle indicazioni appare essere stata eseguita e permangono al contrario criticità importanti: aziende limitrofe prive di protezioni efficaci; segnalazioni sulla bassa tensione delle recinzioni e sulla mancanza di adeguata guardiania; presenza al pascolo di animali giovani più esposti alle predazioni".

 

"Va inoltre segnalato che, da alcune settimane, a Malga Boldera abbiamo potuto osservare, all’interno dell’area di pascolo principale, la presenza di un recinto di dimensioni più contenute nel quale sono ospitati alcuni capi giovani – prosegue la nota – e da quel momento non ci risulta si siano più verificate predazioni a carico della stessa malga. Questo dato è significativo, perché dimostra come spesso l’adozione di misure ulteriori e più adeguate possa risultare efficace nella riduzione dei danni, smentendo di fatto l’idea che non vi siano ulteriori soluzioni tecniche applicabili oltre all’abbattimento dei lupi".

 

CONSIDERAZIONI FINALI 

 

Alla luce della lunga e sfaccettata analisi, Io non Ho Paura del Lupo esprime alcune considerazioni finali sui due episodi di abbattimento.

 

"Concludendo, i recenti abbattimenti, così come sono stati concepiti e comunicati, sembrano avere più valore politico che pratico: non risolvono le cause profonde delle predazioni, né offrono un sostegno reale agli allevatori, mentre rischiano invece di alimentare il circolo vizioso del conflitto".

 

A detta dell'associazione è necessario quindi un "cambio di passo" all'insegna di più prevenzione concreta, più controlli sulla qualità delle misure adottate, più ricerca scientifica e, soprattutto, maggiore volontà politica di tradurre gli impegni formali in interventi strutturali e quantificabili sul territorio.

 

"Cioè l’esatto contrario rispetto al 'piano di controllo del lupo' che la Provincia di Trento pare avere in cantiere ma del quale ad oggi non sono noti dettagli. Solo così sarà possibile – conclude l'analisi– conciliare reddito zootecnico, identità delle comunità alpine e conservazione di una specie che, in Europa, è ancora soggetta a forti tensioni sociali e gestionali, e il cui futuro non è così roseo e scontato come molti vogliono farci credere".

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